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Il foglio sportivo
La grande occasione di Luna Rossa
L'America's Cup che si svolgerà nel 2027 sarà un evento storico per la vela italiana, ma anche per la storia del trofeo sportivo più antico del mondo. Grant Dalton, il defender: “Venire a regatare a Napoli è come entrare nella tana del leone”
Non è un mistero che Grant Dalton – da neozelandese duro e puro che vorrebbe fare il defender da qui all’eternità – non avrebbe voluto Napoli come sede per la America’s Cup del 2027. È andata così e The Boss, al di là delle dichiarazioni di facciata che sarebbero valse anche per Atene o Dubai, è sincero quando spiega di essere entusiasta del luogo. “Gli italiani sono il pubblico più appassionato e coinvolto dell’America’s Cup come Napoli è la sede perfetta anche se mi rendo conto che è come stessimo entrando nella tana del leone”. Detto che l’Italia – con un impegno diretto del Governo – ha realmente salvato la manifestazione, è stato fondamentale il ricordo delle prove preliminari dell’America’s Cup 2012 quanto migliaia di persone, come fossero sedute sugli spalti dello Stadio Maradona, seguirono le regate sul lungomare. Quella che si svolgerà tra maggio e giugno del 2027 – per ora si conosce solo la data della prima regata dell’America’s Cup vera e propria, il 10 luglio – sarà un evento storico per la vela italiana, ma anche per la storia del trofeo sportivo più antico del mondo.
Al di là che la Regata non verrà più disputata senza una cadenza fissa ma ogni biennio (tanto è vero che è sicura l’edizione 2029 ancora a Napoli), per la prima volta il consorzio dei cinque partecipanti – che si è dato come nome ‘Partnership’ – affiderà la gestione del ‘sistema’ a una società indipendente di management, sull’esempio della F1 o del SailGP. È un cambiamento epocale, principalmente in nome dell’interesse economico, che porterà a un circuito di avvicinamento a Napoli con la prima tappa a Cagliari, dal 20 al 24 maggio 2026 ma con gli AC40 e non gli AC75 della Coppa. Ma soprattutto la Partnership limiterà il peso del detentore che dal 1851 è sempre stato eccessivo, tanto che strappare la Vecchia Brocca (il nickname del trofeo) è sempre stato molto, molto difficile.
L’occasione è quindi imperdibile per Luna Rossa dopo sei sfide vere e la settima interrotta nel 2015, perché Patrizio Bertelli non gradì l’improvviso cambio nel regolamento. Il patron aretino, a 80 anni, non vuole certo passare alla storia come il Grande perdente, affiancandosi a leggende come il Barone Bich e Sir Thomas Lipton: un motivo in più per il team a impegnarsi alla morte, guidato dall’esperto Max Sirena che peraltro non ha nascosto l’ansia da prestazione. “Avremo tanta pressione addosso ed è fondamentale che tutta Napoli faccia il tifo per Luna Rossa e non per New Zealand”, ha detto nella presentazione. Scontato, ma vero.
Chi sarà a bordo? La rosa di bravi italiani non manca, ma è ancora nebuloso il ruolo che avrà dal grande acquisto, Peter Burling, strappato al defender. È probabile (ma non sicuro, occhio) che diventi la carta vincente soprattutto per il know-how che porta in un team che ha sempre difettato del tocco in più sulla parte tecnica. Luna Rossa ce la farà? Di sicuro, non può temere i francesi di K-Challenge che mancano di quattrini e campioni: oltralpe i velisti pensano quasi tutti ai record e alle corse oceaniche. Anche i britannici che a Barcellona, nel 2024, ‘suonarono’ i nostri eroi nella finale della Louis Vuitton Cup hanno rischiato di non esserci, salvati a fine dicembre dal fondo Oakley Capital. Certo, il mito Sir Ben Ainslie (quattro ori e un argento olimpico) porta sempre il suo carisma e guida un team eccellente.
Evidente che il macigno da spostare sulla strada del trofeo resti Emirates Team New Zealand, non fosse che per l’albo d’oro: nelle otto edizioni dell’ultimo trentennio, i neozelandesi – che debuttarono proprio nel 1995 – hanno vinto cinque volte e sono andati in finale altre tre. Nessuno è ‘cattivo’ come loro, quindi saranno il solito osso durissimo che quasi sempre si presenta con la barca più veloce di tutti, permettendo loro di recuperare anche il bordo sbagliato E poi c’è Ernesto Bertarelli, l’uomo dei sogni (realizzati). Sino a quando non è stato ufficializzata la Partnership (leggi sino a quando il ceo Dalton non ha ceduto agli sfidanti) si era convinto a restare sul lago di Ginevra a giocare con i suoi catamarani. E invece eccolo ancora in acqua con il team rossocrociato, unico europeo nella storia ad aver conquistato e difeso vittoriosamente il trofeo, da sempre è regno dei velisti anglosassoni.
La sensazione è che quello di Napoli sia il secondo passaggio in vista di una sfida potente fra tre anni, con innesti che si possono trovare solo ‘rubando’ agli altri team, anche in base alle nuove regole che non vietano il vela-mercato come prima. Al momento Tudor Team Alinghi non può puntare in alto, per mancanza di talenti, ma può essere la sorpresa. E sotto sotto, tanti lo sperano.
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