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Il foglio sportivo

Il futuro di Conte dietro al suo passato

Marco Gaetani

La trasferta in terra danese ha lasciato ferite profonde nel Napoli. Ora dovrà affrontare la Juventus in campionato e il Chelsea in Champions, due ex squadre dell'allenatore salentino, con il coltello tra i denti, sapendo però che potrebbe non bastare

Juventus, quindi Chelsea. Due tappe fondamentali della vita da allenatore di Antonio Conte messe in fila una dopo l’altra per dare un senso compiuto alla stagione del Napoli: una squadra che si è riscoperta cortissima nonostante un mercato monstre, più nelle dimensioni che nella qualità, se è vero che Lang e Lucca sono stati già bocciati. La trasferta in terra danese ha lasciato ferite profonde, certificando una sorta di “sindrome di metà settimana” che continua ad affliggere gli azzurri e, volendo allargare lo sguardo, più in generale le squadre allenate dal mister salentino: i pareggi contro Verona e Parma in campionato, oltre a quello sanguinoso con il Copenaghen, sono tutti arrivati lontani dal weekend, a conferma di un gruppo che sembra fare fatica ad assimilare l’impegno ravvicinato.

 

“Non esiste né in cielo né in terra che il Copenaghen riesca a pareggiare, visto che conosciamo benissimo l’importanza di questa partita. Nel calcio bisogna essere incazzati fino alla fine”, ha ringhiato il condottiero, che nel corso dei mesi ha dovuto via via trasformare il suo Napoli per venire incontro all’emergenza generata da una serie di infortuni che tanto sta facendo borbottare la piazza. Ma il calcio è crudele, e se un mese fa eravamo qui a esaltare il cammino in Supercoppa, adesso Conte si ritrova spalle al muro: in Champions League le cose si sono messe così male da far temere persino per l’ingresso nelle prime 24; in campionato l’Inter non sbaglia un colpo (big match a parte) e questo percorso netto dei nerazzurri ha fatto scivolare i campioni d’Italia a sei lunghezze di svantaggio, senza nemmeno poter contare su uno scontro diretto più avanti, essendo andato in archivio col il 2-2 griffato da McTominay.

 

Non può fare calcoli, il Napoli. Dovrà giocare entrambe le gare con il coltello tra i denti, sapendo che potrebbe non bastare: perché la Juventus, passo falso di Cagliari a parte, è ripartita alla grande con Spalletti; perché il Chelsea si gioca l’entrata nelle prime otto della League Phase e venderà carissima la pelle. Lo scontro con i bianconeri sarà durissimo, non solo perché Spalletti andrà a caccia del riscatto dopo aver perso la gara di andata: questa Juve vince quasi sempre e convince, nonostante centravanti disfunzionali – da David sprecone a Openda non pervenuto – e la necessità di inseguire un piazzamento tra le prime quattro in maniera affannosa dopo la partenza ad handicap. Ma la curiosità, paradossalmente, è già rivolta al mercoledì di fuoco che deciderà le sorti delle quattro italiane in Champions, Napoli incluso, ovviamente. Perché se gli azzurri dovessero malauguratamente rimanere al di fuori delle prime 24 del maxi-girone, e attualmente occupano la posizione numero 25, Conte si ritroverebbe nella stessa condizione dello scorso anno, vale a dire senza impegni europei, ma anche con una pressione mai affrontata davvero nella cavalcata tricolore, se non nelle settimane che hanno poi condotto alla volata conclusiva con l’Inter.

 

Uscire dall’Europa metterebbe il tecnico nella scomoda posizione di dover vincere per forza: sarebbe troppo grande il contraccolpo, con il patron De Laurentiis che da anni brama anche l’affermazione internazionale sull’onda delle meraviglie compiute in patria. Conte forse ha annusato questo rischio e nel post partita di Copenaghen ha rilanciato l’allarme: “Forse il nostro livello non è adatto a questa competizione, perché abbiamo fatto solo 8 punti. Abbiamo dimostrato per la quarta volta consecutiva di fare fatica fuori casa in Champions League. Faremo la conta di chi c’è, sapendo che, come ho sempre detto, questa è un’annata molto complessa. E dispiace che alcune mie parole si stanno ritrovando dopo sei mesi”. Come a dire: “Io ve l’avevo detto, che sarebbe finita così”. Ma non è davvero finita finché non è finita e allora il Napoli dovrà leccarsi le ferite e scendere in campo al meglio contro Juventus e Chelsea: in pochi giorni, con un organico ormai ridotto all’osso, si giocherà una fetta enorme della sua stagione.

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