Antonio Pagni esercita nel suo studio di Montecatini (foto www.studiodifisioterapiapagni.it)

Il foglio sportivo - storie di massaggiatori #4

Antonio Pagni, le mani che salvarono Baggio

Alberto Facchinetti

Tra i muscoli del Divin Codino e il Mondiale vinto con Lippi; “Una Coppa del mondo vinta ti resta sulla pelle, non va via, è una cosa fantastica. A ogni Mondiale o Europeo ci sono casi che possono cambiare le sorti della competizione: si giocano tante partite ravvicinate e i calciatori hanno un’alta probabilità di subire traumi"

Il ginocchio di Roberto Baggio era messo parecchio male dopo il colpo subito con la Nigeria e solo quattro giorni dopo ci sarebbero stati i quarti di finale con la Spagna. A Usa ‘94 temperatura e umidità erano altissime, il massaggiatore della Nazionale italiana, Antonio Pagni trattò per ore l’articolazione di quel calciatore che stava portando pian piano la squadra all’ultimo atto della competizione. Senza attrezzi né macchinari – no, non gli serviva nemmeno una palestra – solo facendogli con le mani centinaia e centinaia di esercizi per potenziare il quadricipite.

 

Da anni la specialità di Pagni è la ginnastica eccentrica, scoperta e studiata sui libri dopo che l’ex portiere di Fiorentina e Inter, Giuliano Sarti, gliela aveva fatta conoscere. L’allenamento eccentrico è un tipo di esercizio che si concentra sulla fase di allungamento del muscolo mentre questo è ancora sotto tensione. Dopo la doppietta con la Nigeria, Roby fece gol anche con la Spagna. Pagni è stato il suo massaggiatore per tutta la carriera. Nato in provincia di Pistoia, è andato a lavorare per la Fiorentina a metà anni Ottanta, poi ha seguito il calciatore più amato d’Italia in tutti i club in cui è passato, dalla Juventus al Brescia, passando anche per Milan, Inter e Bologna.

 

“Alla fine del secondo tempo con la Nigeria – racconta Pagni al Foglio SportivoBaggio prese un colpo al ginocchio, non visto dalle tv, i due cambi erano già stati fatti e Sacchi non poteva farlo uscire. Roby non estendeva più il ginocchio, poi con una manovra riuscii a fargli recuperare il movimento articolare e lui ai supplementari fece il gol vittoria. Poi in semifinale con la Bulgaria si infortunò nuovamente, un guaio muscolare. Avevamo un giorno in meno rispetto al Brasile per ristabilirci, un trasferimento a Los Angeles e tre ore di fuso orario di differenza: a quelle condizioni fu davvero complicato arrivare in buone condizioni”.

 

Per la finale recuperò anche Franco Baresi, che giocò una partita splendida. Un Baggio stremato meno. Purtroppo entrambi sbagliarono il calcio di rigore dopo che, nei 120 minuti, la gara era finita 0-0. “Allora eravamo pochi massaggiatori, ma si lavorava per cinquanta. Con Sacchi era iniziata una nuova era calcistica: proverbiale la sua cultura del lavoro, così eravamo molto più impegnati anche noi”. La vittoria mondiale per Pagni era solo rimandata: in tutto rimase in Nazionale per 24 stagioni. I suoi esordi furono alla Pistoiese a metà anni Settanta; la squadra era in Serie D ma in poche stagioni sbarcò in Serie A. In quella squadra giocava anche Marcello Lippi, proprio con il mister, Pagni riuscì a vincere il Mondiale del 2006 in Germania.

 

“Una Coppa del mondo vinta ti resta sulla pelle, non va via, è una cosa fantastica. Bravo Lippi a gestire la Nazionale come fosse un club, dando grande importanza al gruppo. A ogni Mondiale o Europeo ci sono casi che possono cambiare le sorti della competizione: si giocano tante partite ravvicinate e i calciatori hanno un’alta probabilità di subire traumi. Per esempio con Totti, che era seguito anche da Vito Scala, si fece un buon lavoro per la funzionalità articolare della gamba infortunata, che non era come l’altra. Gattuso si infortunò alla vigilia: fu bravo il dottor Castellacci a dire che avrebbe potuto recuperare nel corso del girone, oggi forse non si rischierebbe”.

 

Come nasce il rapporto con Baggio? “Alla Fiorentina giocava una partita e si faceva male, i medici non davano garanzie per il suo recupero. Roby era molto scoraggiato, c’erano state due o tre ricadute dopo l’intervento. Io dissi alla dirigenza che avrei avuto piacere che fosse visto dal dottor Pizzetti, anche se era in orbita Juventus, perché era un professionista preparato, con esperienza e buonsenso. Inizialmente non accettarono, mi incazzai, e così mi diedero l’ok per andare a Torino: ci diedero due mesi per il recupero. Poi andammo a Formia dal professor Vittori per trovare la condizione fisica. Dopo tanto tempo facemmo un buon lavoro organico. Purtroppo Baggio per tutta la carriera è come avesse giocato con una gamba e mezza. La sua forza non furono solo le doti tecniche, che ovviamente erano eccezionali, ma quella fisica. Come lui ho visto solo Ronaldo il Fenomeno. Il terzo? Lamberto Piovanelli, arrivato al Pisa e poi alla Juventus senza troppa fortuna. Un altro fenomeno è stato Gigi Buffon: bastava che facesse poco ed era già superiore agli altri, secondo me avrebbe potuto giocare altri due anni”.

 

Oggi Pagni continua a ricevere i calciatori nel suo studio di fisioterapia a Montecatini Terme. “Non dico chi passa da me per privacy, i calciatori si fidano perché non parlo mai”. Ma l’attività professionale di Antonio Pagni non si limita al mondo del calcio, si estende a diverse discipline olimpiche e agli sport estremi. Si avvalgono della sua assistenza atleti di alto livello sia italiani che stranieri: tra questi spicca la slovacca Danka Barteková, campionessa di tiro a volo (specialità skeet) con un palmarès che vanta una medaglia olimpica e numerosi titoli mondiali. Lo studio ha seguito anche imprese come quella del navigatore solitario bulgaro Ivan Dimov, noto per aver completato il giro del mondo a vela su un’imbarcazione di appena sei metri.

 

Ha sempre ricevuto giocatori nel suo studio, sin dai primi anni Ottanta. “Trevor Francis fu il primo giocatore importante che venne da me, rimase quaranta giorni a Montecatini con tutta la famiglia, era appena arrivato alla Sampdoria. Poi venne anche Roberto Mancini, che più tardi si legò a Viganò che lo ha aiutato molto nella sua carriera: gli scattisti come lui e Totti, se non sono in equilibrio, si fanno male perché c’è un accumulo di fatica in determinati gruppi muscolari che non riescono a smaltire. Daniel Passarella, che era alla Fiorentina, voleva che andassi al Mondiale in Messico, ma stavo lavorando al recupero di Giancarlo Antognoni, che conoscevo da anni. Ci andò Carmando, l’amico di Maradona: era bravo e veniva da una famiglia di massaggiatori di Salerno. Uno dei miei primi “miracoli”, se così si può dire, fu quello di Luciano Bruni: arrivò alla Pistoiese che non piegava il ginocchio oltre i 90 gradi. Lo feci vedere al professore che lo aveva operato e mi disse che l’intervento era andato bene, allora dissi che mi ci voleva un mese e mezzo di tempo: fu così e ci risolse molte partite. I calciatori vanno recuperati in tempi brevi, ma in modo definitivo. Puoi sbagliare di una settimana il recupero, non di un mese”.

 

Un ultimo ricordo per Mauro Bellugi, l’ex difensore di Inter, Bologna e Nazionale scomparso nel 2021 a 71 anni. “Ah, grande Mauro! Ha chiuso la carriera proprio alla Pistoiese, arrivò che non riusciva a estendere il ginocchio. Mi diceva sempre che se mi avesse conosciuto prima avrebbe giocato di più”.

(4 - fine, le puntate precedenti pubblicate 3, 10 e 17 gennaio)

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