Massimiliano Allegri con Maurizio Sarri (foto Ansa)

Il foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA

Allegri, Spalletti, Sarri, tre toscani che lavorano a sostegno della la verità

Alessandro Bonan

Il primo è sempre diretto e dice quello che pensa; il secondo va sempre interpretato, leggendo tra le righe dei suoi pensieri neri; il terzo trae verità dal suo mondo, fatto di schemi che contrastano con i colori della sua fantasia di lettore colto e curioso

Con l’avvento dei social, in molti si stanno trasformando in filosofi. Citano massime altrui e le condiscono di considerazione posticce, scontate e quindi, almeno ai miei occhi, di nessun interesse. Sui social tutti si sentono parte di un circolo: la grande collettività dei social. Nel mare delle opinioni espresse in via telematica, vale tutto. Le opinioni del cavolo, quelle più intelligenti (ogni tanto qualcuno le dice per fortuna) e soprattutto le notizie, un territorio dove ormai non è più possibile distinguere il vero dal falso.

La stessa cosa però si sta verificando in ambito calcistico, fuori dai social, nelle classiche interviste pre e post partita. Alcuni allenatori tendono a dire banalità, altri filosofeggiano, in pochi lavorano a sostegno della la verità.

Tra questi scelgo tre toscani (come direbbe Totò): Spalletti, Allegri e Sarri.

Il primo va sempre interpretato, leggendo tra le righe dei suoi pensieri neri, ruminazioni kafkiane, processi mentali dove l’unico imputato è lui, una colpa senza un perché. Eppure, ascoltandolo, mi viene da stargli dietro, capire dove vuole andare a parare, risalendo alle origini del peccato. Per questo lo ritengo un allenatore sincero, di cui fidarmi.

Allegri non usa giri di parole, è sempre diretto e dice quello che pensa. Il suo linguaggio è decisamente in linea con il calcio che esprime la sua squadra, teso al risultato. Ti dico ciò che so e non ciò che vorresti sentirti dire, questa pare essere la sua filosofia, sia calcistica che comportamentale. Ho già parlato più volte della sua sfrontatezza livornese, come categoria dell’uomo che vuole dire prima di essere detto, contraddire prima di essere contraddetto. Ci torno solo per un attimo, giusto per farvi ulteriormente capire la figura di una persona molto sincera, ai limiti della crudeltà. Perché dire sempre tutto quello che si pensa ferisce le persone, almeno quelle più sensibili.

Sarri è diverso ancora, un toscano di Napoli, città dove è soltanto nato. Non guarda mai negli occhi, piuttosto in basso, alla ricerca di un’ispirazione. Trae verità dal suo mondo, fatto di schemi che contrastano con i colori della sua fantasia di lettore colto e curioso. Usa un linguaggio volutamente volgare solo per timidezza e volontà di mettersi in maschera. Recentemente duella con Lotito, a colpi di parole a distanza. Il ds della Lazio Fabiani, sostiene che lo faccia apposta, solo per il gusto di provocare. Credo che non abbia capito nulla del suo allenatore. Sarri non dice mai una bugia giusto per dire, e non si sottrae al dibattito. Semplicemente pone questioni dentro cornici che gli altri riempiono di nulla. Se a Sarri chiedi, lui risponde. Mentre i vari Fabiani, categoria diffusa, si esprimono con le parole stanche di vuole soltanto affermare la voce del padrone.