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calcio
Il ritorno al calcio di Edoardo Bove
Il centrocampista tornerà a giocare con il Watford, nella Championship inglese. Nel contratto è presente un “gentlemen’s agreement” per liberarlo in caso di chiamata da parte di una big europea
Il tempo sospeso di Edoardo Bove riprende a seguire una traccia, trova una direzione, spalanca un nuovo orizzonte. Nell’attesa di ridare un senso al suo mestiere di calciatore, il giovane uomo ritrova la speranza e con essa il campo. E’ una questione di cuore, come spesso accade nella vita. Il 23enne ha appena firmato per il Watford. Ha ottenuto il via libera dalla Roma, risolvendo il contratto che lo legava alla società giallorossa fino al 2028. Giocherà nella Championship inglese, l'equivalente della nostra Serie B, in un club che ha forti legami con l’Italia: il presidente è Gino Pozzo, patron anche dell’Udinese, mentre il direttore sportivo è Gianluca Nani e il suo collaboratore più stretto è lo svizzero Valon Behrami, italiano d’adozione con un un corposo passato in Serie A. A oltre un anno di distanza il calciatore-interrotto trova all’estero ciò che in Italia non gli era concesso: l’idoneità sportiva agonistica. Riavvolgendo il film, bisogna tornare al 1° dicembre del 2024 quando, durante Fiorentina-Inter, l’allora mediano dei viola - sono passati appena diciassette minuti dall’inizio della partita - si piega sulle ginocchia, l’impressione è quella di chi intende allacciarsi le scarpe, in realtà appoggia le mani a terra a cercare stabilità, indugia, perde l'equilibrio, lo ritrova, si rialza, fa due passi, barcolla, perde i sensi e infine si accascia. Il resto è conseguenza: i medici che accorrono, il silenzio del Franchi impietrito, la partita sospesa e poi rinviata, l’ambulanza che porta il calciatore in ospedale in soli tredici minuti (a novembre è stata presentata in Senato la Legge Bove sul primo soccorso in ambito sportivo), il ricovero e la terapia intensiva, quindi l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo. La causa del malore viene identificata in un arresto cardiaco provocato da una “torsione di punta”, ovvero un'aritmia maligna provocata da un mix di fattori, tra cui è presumibile pensare ad una bassa presenza di potassio nel sangue (ipokaliemia) e una possibile contusione toracica.
Passato lo spavento, per Bove subentra l’angoscia sul futuro. L’impossibilità di tornare a giocare è dettata dal regolamento. In materia, lo sport italiano ha una rigidità di norme che - per esempio - l’Inghilterra non contempla. In Premier League la flessibilità è maggiore. A darne conferma è il percorso di Christian Eriksen. Il 21 giugno 2021, all’Europeo, il cuore del centrocampista danese aveva smesso di battere. Il 14 febbraio 2022, in un’amichevole, quello stesso cuore batteva il tempo della più imprevista delle felicità: un’ora in campo, nell’amichevole che il Brentford giocò contro il Southend United, a porte chiuse e orizzonti aperti. Dopo tre anni in Premier, da questa estate il 34enne Eriksen gioca in Germania, nel Wolfsburg. Bove negli ultimi mesi si è allenato con un preparatore atletico, per conto suo. Il club inglese - che ha come presidente onorario Elton John - è in corsa per la qualificazione ai play off per accedere in Premier League. Il centrocampista ha firmato un contratto che include un “gentlemen’s agreement” per liberarlo in caso di chiamata da parte di una big europea. Ha svolto le visite mediche, è pronto per mettersi a disposizione. Ora toccherà allo spagnolo Javi Garcia, il tecnico del Watford, saggiarne la condizione atletica. Più di un anno e qualche vita dopo, Bove è pronto a riannodare il filo del suo destino. Seguendo i battiti del cuore, rincorrendo un pallone.
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