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il foglio sportivo

Quanto valgono (e costano) i Giochi di Milano-Cortina 

Francesco Gottardi

Oltre le polemiche sulla fiaccola e i prezzi dei biglietti resta l’ottimismo per il valore che verrà generato

Sarà l’Olimpiade più grande che i nostri inverni abbiano mai visto. E anche per questo, nel concitato percorso che porterà la fiamma fino a San Siro, il prossimo 6 febbraio, si stanno continuando ad alimentare polemiche altrettanto maiuscole. In questi giorni il caos sui tedofori ha creato un bell’imbarazzo istituzionale: trascurare moltissimi olimpionici illustri – da Silvio Fauner a Piero Gros – per affidare la torcia a personalità dello spettacolo o a vari influencer ha l’aria di un cortocircuito quantomeno grottesco – e sia chiaro, da imputare non ai singoli staffettisti, ma a chi ha permesso questi criteri, oltre ogni ragionevole esigenza di sponsorizzazione commerciale. Il caroprezzi ha invece preso alla sprovvista migliaia di tifosi – più di un italiano su due, sondaggi alla mano – che avrebbero voluto ammirare dal vivo lo spettacolo a cinque cerchi. Salvo poi fare dietrofront, date le cifre esorbitanti: 2.000 euro necessari per trascorrere un weekend a Cortina, 1.700 in Valtellina, più di 300 a Milano – mentre i biglietti per le singole gare viaggiano dai 30 ai 1.400 euro, con una più verosimile forbice tra i 100 e i 450 (come una prima alla Scala, per usare un termine di paragone meneghino).

Ma quanto valgono davvero questi Giochi, e dove l’Italia può far tesoro della rassegna più attesa dell’anno? Secondo le ultime stime tracciate da Banca Ifis, Milano-Cortina 2026 avrà un impatto economico positivo da 5,3 miliardi di euro. Numeri importanti, da suddividere in spesa immediata sul territorio (circa 1,1 miliardi), in spesa differita (cioè gli introiti turistici relativi ai 12-18 mesi successivi all’evento, 1,2 miliardi) e, per i restanti 3 miliardi, nel cosiddetto heritage infrastrutturale: il patrimonio di lungo periodo costituito da tutte le costruzioni olimpiche durevoli, tra impianti sportivi, rigenerazione urbana e potenziamenti delle reti viarie (per il 53,6 per cento a vantaggio della Lombardia e per il 46,4 ripartiti tra Veneto e Trentino-Alto Adige). L’altro aspetto da non sottovalutare è la poliedricità della manifestazione, in grado di attirare 2,5 milioni di visitatori da tutto il mondo. E non soltanto per vedere in azione tra neve e ghiaccio i migliori atleti del momento: l’avventore medio dei Giochi si ferma in loco circa tre notti, viaggia in piccoli gruppi – mediamente composti da due o tre persone – ed è interessato alle innumerevoli esperienze correlate che il territorio offre a corredo delle competizioni. Dall’enogastronomia al programma culturale, dallo shopping al benessere fino alle attività nella natura. Lo sport diventa così l’occasione unica per cimentarsi in un nordest inedito, addobbato a festa lungo 22.000 chilometri quadrati.

E a proposito di valore diffuso: un importante volano economico e di sostenibilità sociale è innescato anche dai Giochi paralimpici. Oltre a mettere insieme un valore di quasi 200 milioni di euro, l’appuntamento del 6-15 marzo sarà il trampolino di lancio per una serie di interventi strutturali strategici. Tra la Valtellina e Milano si è investito in ferrovie e metropolitane più accessibili (471 milioni di euro in totale), mentre in Veneto (per altri 41 milioni) è stata rigenerata l’Arena di Verona – che chiuderà le Olimpiadi e aprirà le Paralimpiadi, con una doppia cerimonia – sviluppando parallelamente un piano di turismo inclusivo nelle aree montane. È anche questione di civiltà. E degli stili di vita che vogliamo intraprendere: secondo quattro italiani su cinque, Milano-Cortina rappresenta una fonte d’ispirazione per chi fa sport, soprattutto per le nuove generazioni, e un’immagine positiva dell’Italia all’estero – anche grazie al ritorno finanziario generato, a beneficio dell’intera filiera produttiva. Piccola curiosità a margine: al netto dei polveroni mediatici, si registra una consapevolezza diffusa attorno al ruolo centrale degli sponsor per la buona riuscita della kermesse olimpica – sia per questioni di marketing e visibilità, ma anche per l’impatto sociale e la responsabilità d’impresa all’interno della comunità. In questo modo tutti i portatori d’interesse sono chiamati a fare la loro parte. Si preannuncia insomma un’opportunità collettiva che si articola su più fronti: il main event agonistico, quando montagne e palaghiaccio avranno puntata addosso un’audience globale da 3 miliardi di persone, sarà soltanto il pretesto più prestigioso per metterla in moto.

A quale prezzo, però, si domandano al contempo i nostri concittadini? Stando sempre alle rilevazioni di Banca Ifis, la principale fonte di preoccupazione – per un italiano su due, davanti a impatto ambientale e sicurezza – riguarda i costi dei Giochi. E non a torto. La Fondazione Milano-Cortina può contare su un budget complessivo da 1,6 miliardi di euro – 400 milioni dei quali messi a disposizione dal Cio attraverso la vendita dei diritti televisivi e alcuni accordi di sponsorizzazione. A questi vanno aggiunti altri 3,4 miliardi stanziati all’interno di Simico – l’azienda pubblica responsabile della costruzione degli impianti – per realizzare, rinnovare e modernizzare tutti gli edifici e le infrastrutture coinvolte sul territorio. Un deficit notevole, in buona parte coperto da fondi pubblici, che secondo altre stime meno conservative – come quella di Legambiente – andrebbe arrotondato per eccesso di quasi mezzo miliardo, anche considerato il progressivo aumento della spesa preventivata. E a quel punto, nell’ipotetico super-bilancio olimpico, la cifra totale sul fronte delle uscite non sarebbe poi così lontana da quei 5,3 miliardi di valore creato. Oltre i Giochi, un gioco somma zero: tra qualche settimana inizieremo a saperne di più, ma per poter commentare dei dati definitivi ci vorrà ben più della durata stessa dell’Olimpiade. Medaglie e sogni di gloria a parte.

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