LaPresse
Il foglio sportivo
Le battaglie impossibili chieste alla Fifa dalla sinistra
Non ha senso chiedersi che cosa può fare il Mondiale americano per il diritto internazionale. Davvero qualcuno pensa che Gianni Infantino debba imporre diritti e doveri ai governi delle nazioni che di volta in volta ospitano le partite? E in forza di quale potere? Siamo alle solite
Credo che giocare contro Massimiliano Allegri farebbe perdere pazienza e aplomb a chiunque: è successo a Cesc Fabregas, feticcio del giornalista sportivo moderno medio, quello che ha fatto del giochismo un ideale applicabile sempre, pure a letto, in bagno, con l’amica tettona o in terrazza tra erbe profumate. L’allenatore del Como è furbo, prima della sfida contro il Milan aveva finto di elogiare l’allenatore avversario dicendo che ci vogliono grandi capacità a far giocare campioni come Modric e Rabiot.
Solo che Allegri è più furbo, e ha vinto proprio grazie a Rabiot tenendo palla meno di quanto io tenga in mano una pinta di birra prima di finirla. Le sue dichiarazioni post 1-3 sono l’emblema della frustrazione, con tanto di frecciate sul “risultatismo che piace tanto qua”. Povero Cesc. Confesso di non sapere se Michael Carrick sia giochista o risultatista, so che mi dispiace per lui: allenare il Manchester United oggi è come essere un immigrato clandestino a Minneapolis. E a proposito di Red Devils, fatemi brindare a Bruno Fernandes, che nei giorni scorsi ha cominciato a postare sul suo account X insulti in serie ai proprietari del club, video hard e annunci su un suo trasferimento al Macclesfield, per poi cavarsela con la scusa più boomer del mondo: è colpa degli hacker!
Temo invece non sia colpa degli hacker né dell’intelligenza artificiale la pioggia di articoli che è iniziata a cadere su siti e giornali di sinistra in vista del Mondiale. Mancano cinque mesi e già ci rompono le palle chiedendosi non chi lo vincerà, ma che cosa può fare il calcio per il diritto internazionale. Il giochino è sempre lo stesso: il calcio è politica, dicono, non si può fingere che dittatori e autocrati non usino i grandi tornei per rafforzare il proprio potere, eccetera… e quindi si chiede alla Fifa di “fare qualcosa”. Ma cosa? Davvero qualcuno pensa che Gianni Infantino debba far rispettare un equilibrio geopolitico andato a puttane da anni? O che debba imporre diritti e doveri ai governi delle nazioni che di volta in volta ospitano le partite? E in forza di quale potere? E quali diritti, poi? La Fifa deve farsi portatrice dei diritti che piacciono ai francesi o di quelli che piacciono ai sauditi? Deve iniziare a escludere nazioni i cui Paesi fanno cose brutte? E brutte per chi? Siamo alle solite: i democratici con le chiappe al caldo vogliono che 22 ragazzi di vent’anni che pensano alla figa combattano per loro battaglie buone per un editoriale sul Guardian. Lasciategli fare il loro lavoro, che è giocare a calcio. E voi iniziate a fare il vostro, soprattutto.