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L'Africa si è ripresa il suo calcio: in semifinale 4 allenatori nati in casa
Domenica Marocco e Senegal si giocano la Coppa d’Africa. Si archivia un successo organizzativo da parte della nazione ospitante, ricca di formazioni allenate da tecnici africani. Chissà che qualche squadra europea non decida di affidarsi presto a uno di loro
Il solito, variopinto caleidoscopio di tifosi sugli spalti (in verità non sempre da tutto esaurito), qualche arbitraggio discutibile e notizie folkloristiche, come l’annuncio della sospensione (poi revocata) della nazionale del Gabon da parte della locale federazione a causa della ”vergognosa” (così si leggeva nel comunicato ufficiale) prestazione offerta da Pierre-Emerick Aubameyang e compagni nella competizione (le Pantere sono finite ultime nel loro girone).
Ma la Coppa d’Africa che si concluderà domani (domenica) con la finale fra Marocco e Senegal è stata molto più di questo. L’edizione 2025 è stata innanzitutto quella del successo organizzativo del Marocco. Nazione ospitante, il paese nordafricano attendeva l’avvento del torneo come una sorta di preparazione per i Mondiali del 2030, che il Regno del Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo.
A livello di strutture (stadi, alberghi e centri d’allenamento) il Marocco è pronto. I campi hanno retto bene e non c’è stato niente da dire nemmeno sulle vie di comunicazione che collegavano le 6 città impegnate a ospitare il torneo. Dal punto di vista tecnico inoltre la squadra del ct Walid Regragui sembra essere in grado di poter difendere e, magari, migliorare negli Stati Uniti il quarto posto ottenuto ai Mondiali di quattro anni fa.
A guidare sul campo i Leoni dell’Atlante sarà ancora Brahim Díaz, già protagonista in questa coppa. Poco considerato in questa stagione da Xabi Alonso al Real Madrid (ma chissà che le cose non possano cambiare dopo l’esonero del tecnico basco), l’ex milanista è assurto agli onori della cronaca segnando cinque reti e conquistando così, nel cuore dei tifosi marocchini, un posto accanto all’idolo locale Achraf Hakimi, l’uomo che segnò il rigore decisivo contro la Spagna negli ottavi del Mondiale 2022. Proprio di Díaz, Regragui ha dichiarato che “può diventare il giocatore più forte del mondo”.
Per arrivare in finale il Marocco ha dovuto superare la Nigeria, squadra talentuosa ma da sempre abituata ad auto sabotarsi con polemiche di vario tipo. Questa coppa d’Africa non ha fatto eccezione. I calciatori nigeriani hanno infatti minacciato uno sciopero per i premi partita mentre, in campo, si è visto anche un battibecco che ha coinvolto l’ex napoletano Victor Osimhen, Ademola Lookman e Bruno Onyemaechi.
Ma quando in avanti puoi contare sui già citati Lookman, Osimhen e Samuel Chukwueze e, a centrocampo, su Alex Iwobi, ti puoi anche permettere un po’ di caos e qualche défaillance difensiva. Piuttosto, visto il torneo disputato dalle Super Eagles, resta il rammarico per il fatto che non le vedremo all’opera la prossima estate nella coppa del Mondo. La Nigeria ha infatti clamorosamente mancato la qualificazione alla rassegna iridata dopo essere stata eliminata dalla Repubblica Democratica del Congo (quest’ultima per accedere al Mondiale dovrà superare la vincitrice dello spareggio fra Nuova Caledonia e Giamaica).
In finale i marocchini se la vedranno dunque con il Senegal di Sadio Mané, che ha avuto la meglio, ancora una volta (dopo la finale 2021) sull’ex compagno di squadra dei tempi del Liverpool, Mohamed Salah. L’attaccante egiziano, che non sta vivendo la sua miglior stagione ad Anfield, non è riuscito nemmeno questa volta a portare i Faraoni alla vittoria. Vedremo se saprà riscattarsi al Mondiale.
Per quanto riguarda le altre nazionali che andranno in America, Tunisia e Sudafrica si sono fermate agli ottavi, Costa d’Avorio e Algeria sono arrivate fino ai quarti mentre erano assenti Ghana e Capo Verde. Sulla carta sembrano tutte destinate al ruolo di comparse negli States.
Alle considerazioni fatte fin qui se ne aggiunga un’altra: tutte le formazioni semifinaliste sono allenate da tecnici africani (Regragui, Éric Chelle, Pape Thiaw, Hossam Hassan). Per molte nazionali resiste ancora la tentazione di affidarsi a qualche europeo giramondo, ma il successo ottenuto da questi quattro certifica la crescita del movimento calcistico africano anche per quanto riguarda gli allenatori. Chissà che qualche squadra europea non decida di affidarsi presto a uno di loro.