Foto Getty
il foglio sportivo
Macclesfield, l'ultima favola della FA Cup
In 155 anni di storia della competizione mai una squadra di sesta divisione inglese ne aveva battuta una di massima serie come il Crystal Palace, detentrice del trofeo
Il martedì dell’Epifania Paul Dawson ha guidato il trattore per spalare la neve dal campo: c’era una partita, il pomeriggio, si doveva giocare. Il venerdì ha lavorato come al solito: impacchettando candele profumate nell’azienda a conduzione familiare di un amico, poi ha portato le tute nuove ai compagni di squadra. Il sabato è sceso in campo con la fascia di capitano al braccio e dopo pochi secondi si è ferito alla testa. A sistemargli la fasciatura per farlo continuare a giocare è arrivato un compagno di squadra: il difensore Sam Heathcote, che il giorno prima, ai ragazzi dai tre agli undici anni della scuola primaria nella quale insegna educazione fisica, aveva raccontato della partita importante del giorno dopo, e i più grandi gli avevano fatto l’in bocca al lupo, i più piccoli non avevano capito di cosa stesse parlando. Poi Dawson ha segnato, proprio di testa, e poi anche Buckley-Ricketts, produttore musicale part time, e il Macclesfield, sesta divisione inglese, nel terzo turno di FA Cup, ha battuto il Crystal Palace, detentrice del trofeo. Hanno vinto Dawson, Buckley-Ricketts, Heathcote e gli altri compagni: un vincitore di reality show, un muratore, il titolare di una palestra, un ex pugile dilettante, un podcaster e qualche calciatore a tempo pieno.
Niente è come la coppa degli inglesi, nel calcio. Ma nemmeno chi, ormai in tempi lontanissimi, ha racchiuso il concetto di un trofeo che regala sorprese definendola “la magia della FA Cup” forse si è mai spinto a tanto con l’immaginazione. Perché è vero che un torneo come questo è storicamente accompagnato da imprese di squadre molto piccole che battono quelle grandi (esiste anche una definizione per queste vittorie: Giant Killing, senza bisogno di traduzione), ma ancora non si era vista una cosa del genere: il Macclesfield è al quattordicesimo posto della National League North, il sesto piano del calcio inglese, e il Crystal Palace è tredicesimo in Premier League, il paradiso del pallone. Tra una squadra e l’altra ci sono 117 posizioni di differenza e nessuno aveva mai vinto partendo da così indietro, con un divario tanto largo; in 155 anni di storia della competizione mai una squadra di sesta divisione aveva battuto una squadra di massima serie. E per ritrovare il successo di una squadra non professionistica contro la detentrice del trofeo bisogna tornare indietro di 117 anni, numero che combacia con le posizioni di distanza, quando (era il 1909) il Wolverhampton venne sconfitto indovinate un po’ da chi? Dal Crystal Palace, perché anche la rotondità degli eventi appartiene alla magia.
Le imprese hanno un’anima, ma anche dei numeri che le spiegano, che catapultano ciò che è piccolo in un mondo molto grande, calcolatrice alla mano: Buckley-Ricketts, che ha segnato il 2-0 improvvisando un colpo di tacco misto a mossa di karate, ha un ingaggio di mille euro a settimana, il Macclesfield ha incassato 140mila euro di premio per aver battuto il Palace, che sommati a quelli delle altre partite vinte fanno quasi 300mila euro, più altri 90mila euro dalla Bbc per la diretta della partita (alle quali si aggiungeranno quelli del prossimo turno, a febbraio contro il Brentford), più l’incasso che da regolamento va diviso tra le due squadre, ma che il Crystal Palace ha lasciato per intero agli avversari. Alla fine, però, chissenefrega dei soldi: il calcio è quella cosa che non riesci a spiegare, un’emozione a parte. Il calcio è Wayne Rooney, leggenda del calcio inglese, che non riesce a trattenere le lacrime in diretta tv, mentre commenta la vittoria storica del fratello John, l’allenatore del Macclesfield, e che tornando a casa in macchina riceve un messaggio dalla madre con i due figli a bordo campo, come quando da piccoli giocavano insieme nel salotto di casa. O i genitori di Ethan McLeod, ventunenne attaccante della nuova squadra di eroi che a metà dicembre è morto in un incidente stradale mentre tornava da una partita di campionato, che scendono in campo ed entrano negli spogliatoi per ringraziare i compagni del figlio, che vincendo alleviano un dolore senza nome.
Il calcio è una squadra che nel settembre del 2020, in piena pandemia, era scomparsa: il Macclesfield Town, così si chiamava la società nata nel 1874, fu espulso dalla National League per debiti non pagati di quasi 600mila euro e che poi, rifondata, e costretta a ripartire dalla nona divisione nel 2021, ha vinto tre campionati in quattro anni. Grazie a Rob Smethurst, imprenditore locale che ha già promesso ai giocatori un viaggio a Ibiza come premio per l’impresa e che acquistò le strutture del club da un sito immobiliare britannico, prima di mettere su la nuova società. Non in giorni lucidissimi, come ha raccontato: “Venivo da quattro giorni di bevute, non ricordo nemmeno. E, adesso, guardate dove siamo arrivati”. Già, guardiamo dove sono arrivati.