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l'intervista
Nikolaj Memola e l'arte di stare nell'incertezza
Tra un infortunio che ha cambiato le priorità e l’attesa per il posto olimpico, il pattinatore cresciuto al Forum racconta un nuovo equilibrio emotivo: meno ansia, più consapevolezza, con Sheffield come banco di prova
“Bisogna avere la capacità emotiva di accettare tutte le situazioni”. Vive nell’incertezza, Nikolaj Memola, pattinatore bianzolo cresciuto sulla pista dell’Unipol Forum dove si svolgeranno le sue gare olimpiche. Un infortunio ha rallentato la preparazione e ora, l’Europeo (13 – 18 gennaio a Sheffield) che affronta con tranquillità inedita, è il banco di prova. Non gli manca la dialettica, frutto di un anno di giurisprundenza messa in stand by: “Non riuscivo a frequentare, riprenderò: se mi metto qualcosa in testa la faccio”.
Come sta?
Mi sono fatto male il 29 novembre, cadendo su un quadruplo in una gara che non valeva niente. Mi sono strappato svariati muscoli e ho avuto problemi legati alla pubalgia. Con la commissione tecnica abbiamo deciso di saltare gli Italiani per non compromettere la stagione. La FISG, su consiglio straordinario, mi è venuta incontro, spostando l’assegnazione del secondo posto olimpico dagli Assoluti agli Europei. Sono sereno. È strano, di solito sono nervoso già una settimana prima, invece le priorità dopo l’infortunio sono cambiate. Essere in grado di partecipare agli Europei è una vittoria: vorrei fare, non dico una gara uguale a quella dell'anno scorso, ma programmi puliti e poi quel che succede succede.
Come vive l’incertezza relativa a MiCo?
Fino a quando non mi sono fatto male ero competitivo, facevo tutto in proiezione dell'Olimpiade. Ora si è placato il nervosismo. Non riesco a metabolizzare di non essere convocato, ma comunque non è una priorità. Mi sono confrontato con atleti, amici, che non si sono qualificati, cosa che ha cambiato la prospettiva. Le Olimpiadi sono il sogno di tutti i bambini, averle in casa è un'opportunità unica ma se non dovesse essere, sono pronto a mettermi in gioco per la prossima.
Ha curato molto l’aspetto mentale…
Ho lavorato con mia mamma, mia allenatrice, e la mia coreografa Barbara Fusar-Poli, che mi hanno aiutato a cambiare approccio. Non è un dover dimostrare qualcosa, è una prova. La gara non è un combattimento, ma un modo per ritirare quanto fatto in allenamento. Non bisogna farsi offuscare da emozioni inutili, è come una verifica a scuola, se hai studiato ce la fai.
Come gestisce il singolo errore?
È la parte più difficile: stare ‘in bolla’ durante una una performance che dura poco. L'importante è cancellare tutto quello che avviene, pensare all’elemento successivo, è come una lista della spesa, dopo che hai preso una cosa pensi al resto. Un elemento non definisce la performance.
Sua madre è russa, lei è nato in Italia: in cosa culturalmente è italiano e russo?
Il Nikolaj di tutti i giorni è italiano al 100%. In Russia andavo da piccolo in estate, poi con la guerra è diventato difficile logisticamente e moralmente e non sono quasi più andato. Umanamente mi sento italiano, culturalmente forse russo…la cultura classica, il teatro o il balletto sono più apprezzati. Amo i compositori russi, i miei preferiti sono Rachmaninov e Tchaikovsky. Non vuol dire che non non apprezzi la musica italiana, la Tosca è una delle mie opere opere preferite.
Che ne pensa della partecipazione o meno di russi e bielorussi a MiCo?
Egoisticamente dovrei dire "Non li voglio”, perché i russi sono sempre stati forti nel nostro sport. Capisco la situazione e le decisioni, ma se penso alle vicende della geopolitica mondiale, credo che il ban non rispecchi gli ideali del CIO. La norma dovrebbe essere applicata a tutti, bisogna avere onestà intellettuale.
Com’è allenarsi con un genitore?
Non è un rapporto verticale: non sono al di sotto, c'è una parte emotiva. C'è fiducia e ha imparato a capirmi, sa calmarmi. Ci sono discussioni ma non mi permetto di dissentire anche se spesso la parte familiare prende il sopravvento.
Cosa fa nel tempo libero?
Non sono solo pattinaggio. Sono incuriosito da tante cose: mi piace vedere i musei. La cultura mi affascina, ma anche mangiare fuori o stare con amici.
CHIAVE DI A - COME SUONA IL CAMPIONATO