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IL RITRATTO DI BONANZA
In giro parlano, ma Spalletti non deve pensare a quello che dice la gente
L'allenatore della Juventus si è legato al dito qualche commento sul rigore sbagliato da David contro il Lecce. Ma sarebbe meglio se, nelle sue risposte, usasse l'ironia dell'uomo che pur sapendo tutto, ricomincia da capo, facendo finta di cadere dalle nuvole
Come sarebbe bello se le chiacchiere fossero un gioco, come quello degli intellettuali (quelli veri, senza bastone), che un tempo si ritrovavano al Caffè del centro, a parlare di come gira il mondo, citando versi, stroncando se stessi, le proprie opere e quelle degli amici, in maniera sottile, ironica, leggiadra, fischiando alle ragazze (si può dire?), tra una bruschetta con il vino o una fetta di tarte tatin con il gelato. Che bello sarebbe se fosse come prima, quando il circolo chiudeva i battenti non prima delle due, e poi Canasta, Bridge, a volte Poker, oppure Tresette, Briscola e Scopa, fino all’alba, a porte chiuse. Che siamo al 900? O ancora prima?
Eh si, che bello sarebbe ascoltare qualcuno, scappato da quel circolo, da quell’epoca, che ci dicesse sotto i baffi, “quello che si racconta in giro, è una grande fregnaccia”. Ce lo dicesse in faccia, a noi, popolo del calcio moderno, vittime e protagonisti della super informazione, della super opinione, spesso posticcia e per nulla sottile. Che bello sarebbe litigare con questi grandi signori della parola, invece che perderci dietro ai nostri tristi anacoluti spenti.
Ecco quello che vorrei dire a Luciano Spalletti se lo incontrassi per caso, dal momento che si preoccupa di quello che mormora la gente, di quello che diciamo noi (e date a questo noi la faccia che volete). Perché ormai viene pubblicato di tutto e chi si trova in prima linea, intesa come vetrina, deve farsene una ragione. “In giro parlano”, sostiene Di Marco (che non è Pereira), e pure lui se la prende con qualcuno, chissà chi. Spalletti si è legato al dito qualche commento sul rigore sbagliato da David, e stiamo ormai parlando di preistoria per come corre il tempo. Eppure nonostante il ciclone sia passato ancora ci pensa, dandogli un’importanza colossale. Ma come è possibile che ancora ci caschino in questi tranelli da quattro sordi, perché di questo ormai si tratta, di un dialogo tra noi, che siamo in quattro, o forse quarantaquattro o centomilaquarantaquattro, non importa. Resta che ci ascoltiamo tra di noi, sordi al mondo che ci circonda, dandoci una pacca sulla spalla, fino al prossimo colpo di tosse a cui seguiranno repliche.
“In giro parlano”, e tutti guardano, visto che ognuno ha un modo per comunicare, tecniche di ripresa e messa all’ordine del giorno, in diretta dal forno, o dal camino spento. Ecco Spalletti, quando rispondi, lascia che sia il sorriso a farti annunciare, come se fossi un signore con il panciotto, stile Caffè del centro. Con l’ironia dell’uomo che pur sapendo tutto, ricomincia da capo, facendo finta di cadere dalle nuvole.
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