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Il foglio sportivo
Chivu si specchia nel suo opposto per capirsi meglio
Alla prima giornata del girone di ritorno, il calendario ci regala una sfida potenzialmente esplosiva. Contro il Napoli di Conte uno scontro anche filosofico per il nerazzurro che contro le grandi ha tentennato
L’investitura è arrivata direttamente dal terzo incomodo. Ancora fresco delle emozioni di Milan-Genoa, Massimiliano Allegri si è infilato nel discorso scudetto e ha spazzato via ogni dubbio su questo Inter-Napoli che già prometteva scintille di suo: “Ci sono due squadre che sono nettamente più forti delle altre e sono le favorite: Inter e Napoli, punto e basta. Il resto non conta niente. Poi uno può anche raccontare che Cristo è morto nel sonno, ma questa è la verità”. E allora eccolo servito, lo scontro scudetto che arriva con un anticipo fin troppo ampio su quanto avrebbe voluto uno sceneggiatore più esperto. Sono le bizze del calendario asimmetrico, rivoluzione che ci regala una sfida potenzialmente esplosiva alla prima giornata di ritorno, con ancora tanto campionato da vivere. Forse troppo per attribuire all’incrocio di San Siro un valore davvero significativo, anche se l’Inter sente di avere sul dritto magari non proprio il match point scudetto, ma una discreta palla break di sicuro.
Uno scenario che non sembrava scontato prima di un turno infrasettimanale che offriva a Napoli e Milan avversari impelagati nella lotta per non retrocedere, esattamente come all’Inter. Ma Chivu ha sbancato il Tardini da ex, mentre Conte e Allegri sono inciampati contro Verona e Genoa in maniera rocambolesca, scherzi tipici del campionato collocato fuori dal suo territorio naturale del weekend. E l’arbitraggio del Maradona, sgradito agli azzurri, ha già preparato il terreno per quello che non è soltanto uno scontro sul campo, ma pare un vero duello filosofico.
Da una parte Conte, abituato a spargere sul territorio nemico trappole di ogni tipo, tattiche, tecniche e anche verbali: “Che deve fare Hojlund con quel braccio? Deve amputarlo? Diventa difficile, ma andiamo avanti”. Lo scorso anno, ha dominato il duello dialettico con Inzaghi, tecnico tanto abile in campo quanto portato allo zero a zero senza emozioni in conferenza stampa. Dall’altra parte, l’auspicio interista è che questo risultato non si ripeta con Chivu, il cui impatto con la Serie A è stato all’insegna di un politically correct sbandierato così tanto da far venire dubbi sulla sua reale genuinità. Su una cosa, però, ci sentiamo serenamente di smentirlo: quando prima di Genoa-Inter ha cercato un bizzarro “noi contro tutti”, parlando di un’opinione pubblica che definiva i nerazzurri “falliti e finiti”, rincarando poi la dose nel post partita riferendo di pronostici che “cinque mesi fa dicevano che dovevamo finire ottavi o decimi”, ha cercato un nemico dove il nemico non c’era, perché nessuno si era mai lanciato in previsioni così nefaste nei confronti dell’Inter. Ma sulla testa del tecnico inizia a pendere l’etichetta di quello che non riesce a imporsi negli scontri diretti e allora ben venga un po’ di nervosismo, un po’ di voglia di sbottonarsi: che scenda nell’agone con Conte, sempre all’interno di un confronto civile, è persino ben accetto.
Complice il bislacco infrasettimanale, l’Inter non può che presentarsi con il bollino della favorita al match che potrebbe portare i nerazzurri a +7 sui campioni d’Italia, margine certamente non decisivo ai fini del successo finale ma che diventerebbe psicologicamente complesso da affrontare per Di Lorenzo e compagni. Il punto interrogativo che agita la vigilia riguarda David Neres, la cui presenza, dopo l’acciacco rimediato all’Olimpico, è diventata vitale per una squadra che Conte ha saputo magistralmente ridisegnare a stagione in corso, modellando sistemi e principi tutti nuovi per affrontare un’emergenza dalle dimensioni difficili da prevedere. Il brasiliano è diventato il centro della manovra offensiva partendo da destra, scambiando le mansioni con Politano, duettando con Hojlund, trovando in Elmas, più che in Lang, una valida controparte sul fronte opposto, vista la tendenza al sacrificio e all’inserimento senza palla del macedone, forse il miglior “dodicesimo” del campionato per duttilità, e non nel senso del portiere di riserva.
Se Neres è il dubbio, Lautaro deve invece essere la certezza. L’argentino è alle prese con uno dei suoi momenti magici, trasforma in gol ogni pallone che tocca. Bisognerà però capire se avrà la testa affollata dallo scontro verbale con Conte – ancora lui – del polemico match d’andata, quando l’argentino uscì dalla partita mentalmente e l’Inter si infuriò, non senza ragioni, per il rigore che portò avanti gli azzurri. Sarà dunque anche un discorso di tenuta psicologica, da una parte e dall’altra: i nerazzurri dovranno dimostrare di aver superato il tabù degli scontri diretti, i campioni d’Italia di tenere ancora tanto a quel triangolino tricolore sul petto. Ha tanto da perdere, Conte, e anche per questo è lecito attendersi il Napoli delle serate di gala, come quello che si è visto in Supercoppa. Spera di avere spazi da attaccare con Hojlund, e chissà cosa deciderà Chivu in merito, se affidarlo alle cure di Akanji o di Bisseck, o se provare addirittura a rispolverare un Acerbi sempre più defilato nelle rotazioni nerazzurre.
Dopo il pareggio in rimonta contro l’Hellas Verona, Conte ha già iniziato la sua manovra avvolgente. “A me non interessa chi è favorito, siete sempre bravi a scatenare un putiferio sulle mie parole. Io ho solamente ricordato la storia di tre top club”, ha aggiunto con un richiamo alle sue dichiarazioni di qualche settimana prima su un gap tra le grandi storiche del calcio italiano e il suo Napoli. Chivu, invece, si è rifugiato nel “calcese” da manuale: il campionato è lungo, ogni punto è importante, c’è tanta strada da fare. Chissà se nel sacro segreto dello spogliatoio, invece, l’approccio è diverso: lo scopriremo dall’ufficio facce di San Siro, e non ce ne voglia Beppe Viola per la citazione.
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