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Gli opposti ritorni a casa di De Rossi e Gasperini

Federico Giorgetti

Anche se le dinamiche sono simili, i due alleantori mostrano come il legame con le proprie radici possa prendere strade completamente diverse, rivelando la profondità dei loro caratteri e delle loro filosofie da allenatori

Vivere in un luogo per anni, andare via, tornare. Deve essere difficile, dopo aver cambiato vita, ritrovare quegli odori e quelle persone sentiti e viste per migliaia di volte dirigendosi al centro sportivo. Nelle ultime due partite di Serie A hanno fatto ritorno nella propria casa Daniele De Rossi, attuale allenatore del Genoa che ha affrontato la “sua” Roma, dove è stato per quasi due decenni e Gianpiero Gasperini, che con i giallorossi ha incontrato l’Atalanta, la squadra che ha reso grande portandola dai bassifondi del campionato a vincere l’Europa League, con una presenza fissa tra le prime della classe. Eppure, in questa dinamica così simile, le sfumature caratteriali e d’animo dei due allenatori si sono rese evidenti. 

 

De Rossi è tornato da Re davanti ai suoi tifosi, ma come uno di quei Re che si fanno amare dal proprio popolo: ha salutato tutti perchè a casa sua conosce tutti, dai giocatori ai magazzinieri. Lo ha fatto con un abbraccio sincero, umile, come quello che ha ricevuto a fine partita dalla curva romanista.

Il Genoa, contro la Roma, non è praticamente sceso in campo. Dopo 31 minuti la squadra di casa era avanti di tre gol, risultato rimasto fermo fino all’anonima rete dell’attaccante rossoblù Ekhator nei minuti finali del match. Qualcuno ha accusato De Rossi di non averci messo troppo impegno, si è messa addirittura in discussione la sua professionalità. Anche perché, nonostante una faccia semi-cupa al termine della partita per la sconfitta, in conferenza stampa ha fatto di tutto per non generare polemiche su un fallo da rigore del portiere della Roma Mile Svilar. Insomma, dentro tutto l’amore che può aver provato, Daniele voleva guardare subito alla prossima partita, impantandosi il meno possibile con l’ambiente romanista. 

Non si può dire lo stesso di Gasperini. Anche se la curva bergamasca lo ha salutato con uno striscione bellissimo e lui nel post partita li ha ringraziati, non ha fatto sconti. Anzi. Dalla litigata con il nuovo allenatore dell’Atalanta Raffaele Palladino fino alle lamentele accese per un rigore che mancherebbe alla Roma. Saluti coi tifosi a parte, Gasp non ha guardato in faccia a nessuno. Non sta a noi giudicare quale comportamento sia il più adatto e non intendiamo farlo, ma questi due diversi ritorni a casa riassumono un pò il modo di essere uomini e di essere allenatori dei due: il primo, Daniele, gonfio di passione e d’amore, pur di non andare contro la Roma si è fatto dare del dilettante; il secondo, Gasp, per vincere rinnegherebbe la sua stessa vita. È un vero comandante che non guarda in faccia a nessuno e che ha l’obiettivo fisso in testa, a costo di farsi disprezzare da chi per anni lo ha osannato. Daniele o Gasp? Tutti e due. 

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