Valerio Remino e Michel Platini, diventato suo amico alla Juventus (foto Federazione italiana bocce)
il foglio sportivo - storie di massaggiatori
Le mani miracolose di Valerio Remino
Il primo calciatore a farsi massaggiare da lui fu Zoff. L’amicizia con Platini invece andava oltre il calcio e caratterizzata dalla simpatia della stella francese: durante una passeggiata in una trasferta in Danimarca, Remino fu il primo a sapere del suo ritiro
Il primo calciatore a stendersi sul lettino dello spogliatoio per farsi massaggiare i muscoli è stato Dino Zoff. Valerio Remino, fino ad allora – è l’estate del 1980 – aveva messo le mani su ciclisti e atleti della Sisport, il centro medico della Fiat, dove si stanno preparando per le Olimpiadi di Mosca anche Pietro Mennea, Sara Simeoni e i fratelli Damilano. Ma il professor La Neve, medico sociale della Juventus, lo ha voluto in bianconero. Con il calcio non ha avuto mai nessuna esperienza. Aveva iniziato da autodidatta a 16 anni, provenendo da una famiglia di “praticoni” che da sei generazioni esercitavano in casa senza alcun tipo di studio teorico. Valerio si sarebbe laureato in fisioterapia sportiva più tardi. A 25 anni, ora, deve mettere le mani su un Monumento. “Zoff mi ha messo subito a mio agio – racconta al Foglio Sportivo Remino, che oggi è il massaggiatore della Nazionale italiana di bocce – chiedendomi dei ciclisti che avevo trattato in precedenza. Quando alla fine mi ha detto ‘ci vediamo domani’, ho capito che il mio battesimo del fuoco era andato bene”. Remino è il secondo massaggiatore della squadra, il primo è Luciano De Maria, che va in panchina la domenica e rimane nello spogliatoio durante gli allenamenti, pronto a operare sul lettino. Remino, intanto, aiuta l’allenatore a preparare il campo insieme al magazziniere. I nazionali azzurri hanno un rapporto speciale con De Maria, perché collabora con il ct Enzo Bearzot. Poi, nel 1982, arriva Michel Platini. Cambia la storia della Juventus e quella del giovane massaggiatore piemontese. “Michel ha avuto qualche difficoltà a inserirsi – continua Remino – Incredibile a dirsi, ma i vecchi della squadra lo mettevano in difficoltà. Erano campioni del mondo, affezionati a Liam Brady, che se n’era appena andato per fargli posto. Un giorno ero in campo ad aiutare il mio maestro, il Trap, e Platini mi fa: ‘Ma sei capace anche di fare massaggi?’. Lui faceva battute in continuazione, a volte difficili da cogliere”.
Remino e Platini hanno la stessa età, entrambi nati nel 1955. Valerio ha solo qualche mese in più ma, per via del suo look, sembra più vecchio. Sul lettino, Platini gli dice: “Quando io sono nato tu avevi già i baffi. Remino, avrai l’età dell’altro Platini, mio padre!”. Diventano amici, inseparabili durante gli allenamenti, prima e dopo i match. “Proprio i miei baffi furono al centro di un episodio divertente – racconta Remino – All’inizio Boniperti mi aveva intimato di tagliarli e di accorciare i capelli, come faceva con tutti i nuovi arrivati. Obbedii, ma nello spogliatoio venivo preso talmente in giro che fui costretto a tornare dal presidente a chiedere se potevo farli crescere nuovamente. Lui mi guardò il naso aquilino e mi disse: ‘Sì, forse è meglio se te li fai ricrescere’”. Il rapporto tra Remino e Platini ormai è confidenziale. “Eravamo in passeggiata in Danimarca durante una trasferta, quando mi confessò che avrebbe smesso con il calcio. Fui il primo al quale lo disse. Aveva male alle ginocchia e alle caviglie. Era stanco. Un mese dopo mi invitò a Perpignan, chiedendomi, ovviamente per prendermi in giro, di vestirmi elegante. Io lo feci, ma lui si presentò sportivo e così mi domandò se stavo andando a nozze. Il solito Michel. Ma ormai quello era il mio abbigliamento, incontrammo il ct della Nazionale francese Henri Michel, per annunciargli il suo addio al calcio. Mi presentò, visto il mio abito, come il suo avvocato”.
Platini è di parola: il 17 maggio 1987 si stende per l’ultima volta sul lettino degli spogliatoi. “Fai in modo di non pensare che questo sia l’ultimo massaggio, sarebbe triste", mi disse. La pioggia, un fuoriclasse del genere che dice basta ancora giovane, tutto fu abbastanza malinconico. Lo era anche il francese. C’è una foto bellissima di Salvatore Giglio, fotografo della Juventus scomparso da qualche mese, in cui Platini e Remino scendono insieme le scale dello stadio verso lo spogliatoio. Il giorno dopo i due cenano insieme con le rispettive mogli. “Platini mi donò una medaglia, che è il mio ricordo più caro del calcio, e una pianta”. Poi la pianta, a cena conclusa, se la riporta a casa, sostenendo che Remino ne ha già abbastanza in casa e che l’avrebbe così usata anche nelle prossime cene di addio.
Se con Platini ha avuto un rapporto privilegiato, sono più di cento i calciatori che Valerio Remino ha massaggiato in carriera. Un altro con cui l’amicizia continua ancora oggi è Sergio Brio. “Roberto Baggio aveva muscoli fragili come le sue ginocchia e andava massaggiato molto. Con Gianluca Vialli c’è stata inizialmente un po’ di tensione, ma poi il rapporto è diventato molto buono. I suoi muscoli non avevano bisogno di essere trattati più di tanto. Quando Alessandro Del Piero arrivò a Torino, non aveva la patente: andavo io a prenderlo a casa e poi lui aspettava che finissi il mio lavoro. Júlio César aveva una muscolatura forte, quasi di marmo, che mi sfiancava. Spesso mi sentivo più uno psicologo che un massaggiatore. Totò Schillaci arrivò a Torino spaesato, parlava poco sia per timidezza che per difficoltà a esprimersi. Mi invitò a casa, dove, con sua moglie, mi parlò di questioni molto personali che andavano oltre le mie conoscenze e capacità, ma lo aiutai. Prima della cena mi aveva mostrato tutti i suoi gol realizzati con il Messina”. E Platini? “Aveva una massa muscolare importante e un’ottima muscolatura, ma con fragilità tendinee”.
Platini ritorna in Italia per giocare l’addio al calcio di Brio. “Un tempo i massaggiatori facevano anche la pedicure ai calciatori”, dice Remino. E Platini scherza dicendo che è tornato solo per questo. È il 1991 e la “Juve 1985” viene sconfitta al Comunale di Pistoia dalla Juventus di Maifredi per 7-1. Platini ha il dieci, l’unico gol dei ragazzi del Trap lo sigla Tardelli. Brio gioca ottanta minuti e poi lo sostituisce il figlio. Remino segue dalla panchina. Il massaggiatore rimarrà alla Juventus fino al 1994, quando dà le dimissioni, dal momento che Boniperti, Agnelli e Morini non sono più nel club. C’è un corteggiamento da parte del Torino di Borsano, sta quasi per accettare, ma alla fine non se la sente di passare dall’altra parte della città. Qualche anno fa Platini si palesa a Torino per un evento. Remino, casualmente presente, va di nascosto alle sue spalle e gli tocca la cervicale senza farsi vedere. “Questo è Remino!”, dice il francese. “Mi ha massaggiato per tre anni… poi gli ultimi due ha vissuto di rendita!”. Remino non è più rientrato nel mondo del calcio, senza avvertire mai alcuna nostalgia per questo mondo. Preferisce di gran lunga il gioco delle bocce.
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Stanno rubando la fantasia al calcio