Ansa
Il foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA
Il lusso di poter scegliere
Gli allenatori senza panchina vengono definiti a spasso, definizione alquanto inappropriata. Perché di andare a spasso non hanno proprio voglia. C’è chi aspetta sapendo di poter scegliere e chi aspetta con la consapevolezza di doversi anche accontentare, per evitare di essere dimenticati
Squilla il telefono, non rispondo. È un numero che non conosco. Ormai lo faccio sempre, temendo di cadere in una truffa. Ecco ciò che non succede agli allenatori senza panchina. Gli allenatori senza panchina rispondono sempre, a chiunque, anche ai possibili imbroglioni, non si sa mai. Vivere senza allenare, per loro, non è vita. E quindi sperano nella prossima chiamata, da qualsiasi parte di mondo arrivi. “Pronto mister, abbiamo bisogno di lei”. Sperano in parole come queste per tornare a respirare. Gli allenatori senza panchina vengono definiti a spasso, definizione alquanto inappropriata. Perché di andare a spasso, senza uno spogliatoio dove tornare, non hanno proprio voglia.
Ho parlato recentemente con uno di questi uomini in cerca di luce (un lavoro è comunque luce per tutti). Mi ha parlato di vivere come in una bolla, dove quello che gli accade è come se non gli accadesse, e quello che vede, è come se non lo vedesse, impedendogli di mettere a fuoco tutto ciò che non sia la prospettiva anche lontanissima di un nuovo lavoro. Anche se occorre distinguere. C’è chi aspetta sapendo di poter scegliere, Conte sceglie ad esempio, e chi aspetta con la consapevolezza di doversi anche accontentare, per evitare di essere dimenticati, in un calcio dalla memoria molto corta. Ho osservato attentamente il comportamento di Daniele De Rossi nella notte del suo ritorno all’Olimpico da avversario, e ho notato in lui una concentrazione massima a non far trapelare nessun sentimento.
De Rossi, a fine serata, dopo il bagno di folla, ha spiegato quanto sia stato importante l’affetto ricevuto dai tifosi e dai suoi ex giocatori, ma lo ha fatto in maniera asciutta, senza sbavare dietro le sue stesse parole, negandosi alla retorica del caso. Mi è sembrato sinceramente provato, e non solo perché aveva perso la partita, ma per lo sforzo prodotto nel rispettare tutti. Ho pensato a come un uomo del genere sia degno di restare nel calcio facendo quello che più gli piace. Non so quanto sia bravo De Rossi come allenatore, per il momento lo conosco di più come ex campione. È della stoffa dei Pirlo e dei Gattuso, uomini totem in campo in attesa di esserlo anche in panchina. Avranno la possibilità di allenare fino alla pensione? Dipenderà dai risultati, senza i quali resteranno, esattamente come gli tutti gli altri, appesi a una chiamata. E se risponderanno sempre, negandosi solo ai parenti sgraditi, non sarà un bel segno, perché non è mai bello dipendere dagli altri, anche se capita quasi ogni giorno. Ecco perché, mentre il mio telefono squilla, lo lascio squillare. Perché mi piace illudermi di potere scegliere, un lusso che nella vita non ha prezzo.