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A Capodanno la Premier si è travestita da Serie A
Dall’esonero di Maresca arriva una conferma: gli americani non capiscono un tubo di calcio. Intanto non contenti degli imbarazzanti flop collezionati dal calcio italiano con la Supercoppa a quattro giocata in Arabia Saudita, gli spagnoli stanno per fare la stessa cosa
Che gli americani capiscano di calcio quanto io di uncinetto non è certo una novità, e la conferma arriva dalla schizofrenica separazione tra Enzo Maresca e il Chelsea yankeezzato. Come ha scritto Jason Burt sul Telegraph la fine del rapporto tra l’allenatore italiano e i Blues è una sorpresa soltanto per chi non mette naso più in là della Serie A, a stupire semmai è la velocità con cui tutto è crollato: tre settimane fa Maresca aveva vinto il premio di allenatore del mese in Premier League, umiliato il Barcellona 3-0 in Champions League ed era un papabile per la corsa alla vittoria del campionato. Un anno e mezzo fa aveva firmato fino al 2029, l’idea era quella di affidargli una squadra giovane da far crescere con calma. Gli americani non capiscono un tubo, come detto, ma hanno fretta, vogliono riscontri immediati (tranne al Milan), e se gliela fai annusare poi devi dargliela. I patti parlavano di qualificazione in Champions in due anni, il Chelsea di Maresca non solo ci è arrivato subito, ma ha anche vinto due trofei – ridicoli, sia chiaro – in pochi mesi: Conference League e Mondiale per club. Poi Maresca si è trasformato nel Di Matteo post vittoria in Champions e non ne ha più azzeccata una: con società e tifosi scontenti, le voci su un suo futuro prossimo al Manchester City hanno fatto il resto. È l’approccio americano: punto su un giovane teoricamente a lungo, ma se non dà subito soddisfazioni lo faccio fuori. Auguri.
Un inizio di 2026 tremendo per il calcio inglese, e non solo perché una delle “big” ha perso il manager, ma perché il turno del primo gennaio sembrava un turno di Serie A: tre 0-0 e un 1-1 che sono stato costretto a sorbirmi dopo il già orrido 1-1 tra United e Wolves, roba che piuttosto avrei preferito fare un viaggio di quattro ore in treno tra turisti tedeschi e bambini urlanti correggendo pronunce.
Vedo che nonostante le cazzate motivazionali che vanno forte nel mondo dello sport non è vero che dagli errori si impara: non contenti degli imbarazzanti flop collezionati dal calcio italiano con la Supercoppa a quattro giocata in Arabia Saudita, gli spagnoli stanno per fare la stessa cosa. Nei prossimi giorni si sfideranno a Gedda Barcellona-Atletico Bilbao e Real Madrid-Atletico Madrid. E qui non posso non brindare a Iñaki Williams, calciatore dell’Atletico Bilbao che con un’educata perifrasi ha espresso una velata critica a questa formula: “Per me giocare in Arabia è una merda”, ha detto, riferendosi ai problemi organizzativi per tifosi, giocatori e società e al fatto che laggiù sugli spalti c’è lo stesso calore di un messaggio d’auguri di buon anno inoltrato su WhatsApp a tutta la rubrica. Ma come per quasi tutto quello che dicono i calciatori oggi, dell’opinione di Williams non fregherà a nessun dirigente del calcio spagnolo ed europeo. E l’anno prossimo magari la Supercoppa si giocherà a Perth. Se proprio va fatto del colonialismo calcistico, almeno in Australia c’è un po’ di figa.