formula 1

Ferrari giù dal podio e McLaren indecisa: Mondiale aperto ad Abu Dhabi

Norris trema, McLaren tentenna: e Verstappen aspetta il regalo

Fabio Tavelli

A Maranello si chiude quarti nonostante i proclami, mentre a Woking il muretto sbaglia tutto tra safety car, timori di favoritismi e “non scelte” fatali. Norris resta avanti, ma Verstappen può ancora ribaltare il titolo nell’ultima notte

Tutti, o quasi, felici. Il Mondiale Piloti si deciderà ad Abu Dhabi e saranno in tre a contenderselo. È quello che sperava Liberty Media. Ma prima di entrare in questo discorso, l’unico che davvero conta, è necessario un dato. Dodici mesi fa la Ferrari all’ultimo GP della stagione era in corsa per il Mondiale Costruttori. Nel 2025 la Ferrari chiude certamente quarta, senza più possibilità di raggiungere la Red Bull (che fa punti con un solo pilota). Quarta forza in un Mondiale con quattro grandi team. Ma come? Il Presidente Elkann aveva detto che gli ingegneri sono stati bravi perché, sono parole sue, “la macchina è migliorata”. Pensa se l’avessero peggiorata… Ci sarebbe margine per una purga collettiva, un repulisti giacobino con ghigliottine (metaforiche, si capisce) ai più alti vertici. E non è nemmeno detto che questa volta lo strazio non finisca impunito. L’inverno emiliano ci dirà, tra le brume della Motor Valley non è detto che certe conferme (Vasseur) sia così scontato verranno mantenute.

 

Torniamo alla corsa per il titolo piloti. Dopo Las Vegas proprio qui abbiamo evidenziato una necessità: che la Mc Laren abbandonasse la tunica catecumenale e prendesse finalmente una decisione aziendalmente lucida. Ovvero “costringere” Oscar Piastri a mettersi a disposizione di Lando Norris. Non l’hanno fatto. Invece di andare in pellegrinaggio da Helmut Marko e farsi spiegare, in cinque minuti, quali sono le regole non scritte di questo sport, il duo Stella-Brown si trova ora a dover gestire una settimana che con una gestione diversa avrebbe potuto, e dovuto, essere già di vacanza. Una scuderia che ha prodotto già 800 punti non è stata, ancora, in grado di mettere in sicurezza il titolo piloti. Ora andranno da Piastri, che è terzo e può vincere il Mondiale giusto se cade un meteorite sugli altri due, a gli diranno che da questa volta le “papaya rules” non valgono più? Magari lo faranno, senza dirlo troppo in giro. Ma rischiano non solo che Piastri gli faccia “marameo”… ma anche che l’australiano, senza farsi troppo vedere, favorisca Verstappen. Perché se il Mondiale non può vincerlo lui, almeno che non lo vinca nemmeno il suo compagno di squadra. Che è sempre il primo nemico.

   

In Qatar si è verificato il classico episodio che mette di fronte lo squalo e il delfino. Safety car, decisione improvvisa. In Red Bull sono squali, chiamano subito Max. In Mc Laren possono fare tre cose, sapendo che Piastri è primo e Norris terzo in quel momento. Prima cosa: entrare ai box con entrambi i piloti. Non la fanno. Seconda cosa: Piastri è in testa, e non si ferma. Max si ferma. E Norris? Potrebbero fermarlo, in modo da marcare l’olandese. Ma così facendo avrebbero una strategia differente tra i piloti e questo li avrebbe esposti al sospetto, nuovamente, di favorire Norris. Terza scelta: stare fuori. Ovvero una “non scelta”. E infatti è la soluzione peggiore. Risultato finale: in una gara dove in condizioni normali la superiorità della Mc Laren è gigantesca, roba da distacchi ciclistici, i colorati papaya sono arrivati secondi e quarti. E Norris deve pure  ringraziare un errore di un fin lì perfetto Antonelli altrimenti sarebbe arrivato quinto. Tutta colpa del muretto? Sì, ma con un asterisco. Ci sono piloti in grado di leggere le situazioni meglio degli ingegneri. Piloti di personalità che se chiamati ai box possono anche arrogarsi la decisione di far finta di niente e restare fuori. Non è il caso di Norris e Piastri, bravi chierichetti ubbidienti. Ora l’inglese ha dodici punti più di Verstappen e sedici su Piastri. E’ ancora il grande favorito, vince il Mondiale se arriva terzo ad Abu Dhabi. Ma ha paura. E la squadra non è in grado di tranquillizzarlo. Certo, dalla poltrona è tutto più semplice. Però chi gestisce situazioni ad alte prestazioni ha il dovere di mettere da parte il ramoscello d’ulivo e concentrarsi su quel che serve maggiormente per portare a casa il risultato. Magari riusciranno lo stesso a vincere. Ma si stanno esponendo ad un rischio assurdo. Se Verstappen dovesse vincere il suo quinto Mondiale ad Abu Dhabi qualcuno dovrà fornire delle spiegazioni. Basterà aspettare fino al giorno di Sant’Ambrogio.

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