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il foglio sportivo

Il calciomercato è sempre più green

Francesco Gottardi

Il 45 per cento dei trasferimenti è Under 23. L’Inghilterra leader tra i giovani. Le differenze italiane e le potenzialità inespresse del calcio

Un calciomercato sempre più green. È la panoramica tracciata da Banca Ifis, in un nuovo studio sul calcio giovanile: oggi il 45 per cento dei trasferimenti globali riguarda i giocatori Under 23, e la quota tocca il 53 per cento se si considera la spesa complessiva. Che le future promesse del pallone rappresentino un asset strategico di medio-lungo periodo per i club non è una novità, ma gli sforzi economici nel settore non erano mai stati così sistematici e massicci. Dai campionati emergenti ai più ambiti palcoscenici europei. Si tratta di un trend caratteristico dell’odierno management dello sport, che nei talenti da coltivare intravede l’attività più evoluta attorno a cui generare valore durevole. In questo senso, il confronto con il passato recente è ancora più significativo: la spesa sul mercato per gli U23 è aumentata di 10 punti percentuali dal 2018 al 2025 (dai 2,5 ai 4,1 miliardi all’anno). E continua a salire.

La chiave di lettura tracciata dagli analisti di Banca Ifis – che da quest’anno ha lanciato una divisione commerciale dedicata ad approfondimenti finanziari sul mondo del calcio – parte da un semplice presupposto: i grandi club sono a tutti gli effetti delle imprese globali, e in quanto tali cercano le migliori modalità di investimento. La compravendita di giocatori, insieme alle infrastrutture, è la più importante. E quei giovani che ora si affacciano al professionismo sono la capitalizzazione del futuro – oggi più che mai, anche considerata la globalizzazione del pallone con gli annessi vantaggi informativi per chi vi opera (scouting capillare, database sempre più aggiornati, vivai monitorati di continuo anche nelle regioni più remote). I trasferimenti a titolo definitivo – il 24 per cento sul totale – rappresentano una valorizzazione immediata, mentre quelli in prestito – il 22 per cento – sono percepiti come un win-win per entrambe le parti. Gli acquisti a parametro zero, data la loro bassa componente di rischio, restano pur sempre le soluzioni più frequenti. Ma per gli U23, la formula a titolo definitivo vale il doppio del range di incidenza nella fascia d’età 24-29 e cinque volte gli Over 30. Un ulteriore segnale sulla propensione a spendere sui giovani, e sulla loro percezione come risorsa fondamentale.

Entrando nel dettaglio – e non è una sorpresa –, l’Inghilterra si conferma al vertice per numero e qualità dei giocatori Under impiegati. Seguono Spagna e Francia. La nostra Serie A? Si comporta allo stesso modo, ma non con lo stesso impatto. Sulla fascia d’età 19-21 registra livelli d’investimento allineati alle altre principali leghe europee. Rispetto però agli U18 – cioè il fulcro dei vivai – il dato risulta inferiore a Ligue 1 e Bundesliga, comparabile soltanto a quello della Premier – senza però avere il suo stesso prestigio o i connotati di destinazione d’arrivo. E in termini di acquisti a titolo definitivo dei giovani, il campionato italiano spende meno di tutti gli altri big: 7,3 milioni di euro pro capite, contro gli 8 della Bundesliga, gli 11,7 della Liga e i 20 della Premier. Versiamo in una sorta di limbo, insomma. Né incubatori né utilizzatori, limitati dalla mancanza di liquidità e da una minore competitività internazionale. Eppure qualche buon risvolto c’è: riprendendo il paragone aziendale, le grandi imprese si posizionano dove il tessuto delle Pmi è vivo ed efficiente perché le favorisce in termini di filiera. E se la Serie A è focalizzata sul Made in Italy, perseguendo un modello di valorizzazione interna dei calciatori, produce un effetto positivo sulle squadre delle proprie serie minori. Dalla B in giù si intravede dunque un’attività volta a coltivare quel parco giocatori che poi approderà in A. Anche per questo, sarà interessante osservare nei prossimi anni il fenomeno delle seconde squadre. Inter, Juventus, Atalanta, Milan U23: come se i top club avessero creato un vero e proprio reparto Ricerca e sviluppo.

Un ultimo dato, non meno importante – e le croniche fatiche della nostra Nazionale impongono la riflessione. In questa rete di trasferimenti fortemente autoctona e piramidale, la Primavera contribuisce soltanto con il 9 per cento. Pochissimo. È il sintomo di un sistema che non offre sbocchi a chi esce dai settori giovanili, anche quelli più prestigiosi: un filone d’approvvigionamento ormai trascurato. Occorre investire di più, cercando al contempo di essere più attrattivi. Come invertire la tendenza? Nuovi stadi. Il turismo sportivo – altra area di ricerca cruciale per Banca Ifis – ha assunto un’entità preziosa: è in forte crescita sia per numero di attrazioni, sia per spesa media degli avventori. E gli stadi rappresentano una leva determinante di modernizzazione delle strutture, ma anche una solida diversificazione delle fonti di ricavo. Lo evidenziano i sempre più frequenti investitori stranieri: oggi in Italia il calcio è attrattivo perché presenta delle potenzialità ancora inespresse. Perciò vanno incoraggiate, dentro e fuori dal campo.

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