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Il foglio sportivo
“I Giochi paralimpici in Italia: un faro di speranza”. Intervista ad Andrew Parsons
Tra meno di 100 giorni la luce della Fiamma paralimpica accenderà l’Arena di Verona. “Gli spettatori vedranno qualcosa che li trasformerà per il resto della loro vita”, ci dice il presidente del Comitato paralimpico internazionale
Tra meno di 100 giorni la luce della Fiamma paralimpica accenderà l’Arena di Verona in quella che si prospetta essere una delle Cerimonie d’apertura più iconiche e simboliche di sempre. L’anfiteatro romano aprirà le danze ai Giochi paralimpici di Milano-Cortina 2026. Dal 6 al 15 marzo, le montagne e il ghiaccio italiano faranno risplendere il meglio dello sport paralimpico invernale mondiale. Ma non solo. Accenderanno quel faro di speranza verso un mondo migliore attraverso uno dei valori fondanti dei Giochi paralimpici: unire le persone in un clima di pace, come ha spiegato il presidente del Comitato paralimpico internazionale Andrew Parsons.
Che Giochi saranno, presidente?
“Dal punto di vista delle prestazioni sportive, Milano-Cortina 2026 sarà la Paralimpiade invernale migliore di sempre. Gli spettatori e le spettatrici vedranno qualcosa che li trasformerà per il resto della vita”.
Quale sarà il punto di forza?
“Lo sport. Le gare rimarranno nella storia, anche perché saranno incorniciate da luoghi mozzafiato. Invieremo al mondo le immagini più belle di sempre grazie alla bellezza dell’Italia”.
Segneranno la strada verso un turismo più accessibile?
“La Cerimonia d’apertura all’Arena di Verona è simbolica. È fiducioso vedere che una struttura di 2000 anni stia diventando accessibile grazie ad alcuni investimenti. Spero che possa diventare un modello non solo per il futuro dei Giochi, ma per le parti storiche di ogni città”.
Saranno le prime Paralimpiadi diffuse.
“Penso sia un concetto destinato a durare, soprattutto per gli sport invernali. Insieme al Cio stiamo chiedendo alle nazioni ospitanti di sfruttare al massimo le strutture già esistenti”.
Qual è la difficoltà principale?
“Mantenere lo spirito dei Giochi quando sono così sparsi è una sfida. Dobbiamo focalizzarci su atleti e atlete e garantire loro i migliori servizi in termini di sedi, trasporti, alloggi e broadcasting. Le edizioni future impareranno da Milano-Cortina”.
Il mondo sta vivendo un momento buio, tra guerre, crisi e conflitti…
“I Giochi paralimpici sanno essere un faro di speranza, anche di come dovrebbe essere il mondo. Gli atleti e le atlete competono tra di loro, non contro di loro. Rappresentano bandiere diverse, ma arrivano in pace. L’emblema è il villaggio paralimpico”.
In che senso?
“È un esempio di società migliore: un luogo in cui persone diverse e provenienti da ogni parte del globo possono sentirsi incluse. Un posto progettato per tutti e tutte, in ogni condizione di disabilità. Il messaggio che emergerà con forza dai Giochi sarà questo: l’inclusione delle diversità in pace”.
Che cosa pensa della decisione dell’Ipc sulla revoca della sospensione di Russia e Bielorussia?
“L’Ipc è un’organizzazione democratica, quindi rispetto la decisione presa dalla maggioranza, come rispetteremo le decisioni delle singole federazioni”.
Milano-Cortina 2026 segnerà due importanti anniversari. La prima edizione delle Paralimpiadi invernali è stata Örnsköldsvik 1976.
“Dalle umili origini svedesi di 50 anni fa alla spettacolarità dei prossimi Giochi, si testimonia la grande crescita di una cultura paralimpica nel settore invernale”.
E poi vent’anni da Torino 2006.
“Garantire il successo di Torino fu una sfida, ma fu anche fondamentale. Ogni edizione presenta le proprie difficoltà, ma posso dire che in questi 20 anni sono stati fatti passi da gigante anche nella parte invernale”.
Che cosa pensa della squadra italiana?
“Sappiamo di cosa sia capace l’Italia, non mi sorprenderebbe vedere anche i più giovani vincere medaglie. Lo sport invernale è in una fase diversa rispetto alle discipline estive, ma la direzione mi sembra simile”.
Quale sarà l’eredità dei Giochi?
“L’inclusione dello sport paralimpico nella società. L’Italia è uno dei paesi più importanti per il movimento paralimpico, è un esempio da seguire, soprattutto per il modo in cui unisce sport e società verso l’inclusione delle persone con disabilità. Milano-Cortina 2026 trasformerà la percezione delle diversità. Tutte”.
Quanto è importante avere ambassadors come Bebe Vio Grandis e Simone Barlaam?
“È fondamentale. L’Italia ha avuto grandi atleti e atlete, ma questa generazione è davvero straordinaria. Bebe e Simone sono semplicemente incredibili. Non solo in gara, ma anche per le loro capacità di comunicazione e ciò che sono al di fuori. I valori che rappresentano sono un modello per la società”.
C’è stato un cambiamento all’interno del Comitato paralimpico italiano…
“L’eredità di Luca (Pancalli ndr) è innegabile. I suoi 25 anni al Cip hanno formato esempi sia in campo che fuori, e il sesto posto nel medagliere è un risultato fantastico. Avrà un posto nei libri di storia del movimento paralimpico italiano. Giunio (De Sanctis, ndr) ha una sfida difficile perché parte da una posizione molto alta e questo comporta grandi aspettative, ma credo abbia le capacità e il livello di competenza per mantenere il successo”.
Che cosa le piace di più degli sport invernali?
“La prima Paralimpiade invernale che ho vissuto per intero è stata Sochi 2014, che è stato anche l’esordio della Nazionale brasiliana e da fan trovo gli sport invernali magici. L’emozione e la bellezza delle montagne e del ghiaccio è ineguagliabile”.
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