La vittoria di Stephen Williams alla Freccia Vallone 2024 (foto di Dario Belingheri per Getty Images)

ciclismo

Stephen Williams e i sopravvissuti della Freccia Vallone

Giovanni Battistuzzi

Il corridore inglese ha vinto la classica vallona che termina in cima al Muro di Huy. Una corsa segnata da grandine, pioggia, vento e freddo: all'arrivo sono arrivati in 44, erano partiti in 175

Nel volto di Stephen Williams sotto lo striscione d’arrivo della Freccia Vallone non c’era traccia di gioia, di soddisfazione o di qualsiasi altro sentimento che la vittoria porta con sé. C’era solo una sofferenza dittatoriale, assoluta. Sa essere infame il ciclismo. Anche se in questo caso la sofferenza che si prova in bicicletta forse era minoritaria rispetto a quella “donata” dal cielo sotto forma di grandine, pioggia e vento.

Per una volta, questa volta, quella striscia d’asfalto che si inerpica su per la collinetta de La Sarte, che un tempo si chiamava soltanto Chemin des Chapelles e che poi è diventata notoria con un ben più ciclistico e banale Muro di Huy, è sembrata non una tortura ma una liberazione. Il suo puntare al cielo in modo che su di una bicicletta pare verticale non è apparso spietato, ma liberatorio. Portava con sé il dono della fine di una sofferenza ben più crudele di quella che qualsiasi salita può infliggere ai muscoli, quella del freddo. Chi pedala sa bene cosa si prova quando l’umidità si attacca alle ossa e ci si sente gelare gli organi interni, quel fastidio profondo e invalidante che ti si attacca addosso come chiodi nella carne. Chi non pedala può concentrarsi sul volto di Stephen Williams sotto lo striscione d’arrivo della Freccia Vallone o sulle immagini immediatamente successive l’arrivo, quando faceva fatica a scendere di bicicletta e reclamava qualcosa di caldo.

     

    

Il volto di Stephen Williams era il volto di un sopravvissuto, di chi sa che poteva andare peggio, di chi è consapevole che il meglio, e vincere la Freccia Vallone è tra il meglio che c’è – almeno nelle Ardenne e non solo nelle Ardenne –, a volte è una dannazione al quale si farebbe volentieri a meno. 

Sa essere infame il ciclismo anche nella gioia. Quella dimenticata sotto lo striscione d’arrivo della Freccia Vallone, quella invece provata, magari silenziosamente, dagli spettatori nel vedere una Freccia Vallone animata e combattuta come non mai, nonostante un percorso che riserva il suo acme per gli ultimi mille metri e in questo suo riservare spegne qualsiasi idea di rivolta dallo status quo. Grandine, pioggia, vento e freddo hanno trasformato la Freccia Vallone, l’ha resa per una volta aperta a tutte le soluzioni possibili. E poco male che poi si sia riproposto in una lieve variazione del più classico dei finali. Non era scontato che accadesse questo.

Foto di Dario Belingheri per Getty Images 

Stephen Williams ha cercato di scuotere il ghiaccio che sentiva dentro qualche metro prima del solito posto, quello giusto, nel quale iniziare l’ultima accelerazione. Raramente paga l’anticipo sul Muro di Huy. Chi anticipa i tempi e allunga gli spazi di solito va a finire male. Ha rischiato Stephen Williams. Gli ultimi cinquanta metri che ha pedalato sono sembrati cinquemila, Kévin Vauquelin si avvicinava in continuazione, sembrava poterlo raggiungere. "Se vuoi far tremare lo spettatore inserisci una figura in ombra alle spalle del protagonista e rallenta la narrazione”. Alfred Hitchcock la faceva facile, soprattutto non era un ciclista, ma aveva ragione. L’ombra rossa di Kévin Vauquelin si è avvicinata, la narrazione a pedali di Stephen Williams si è rallentata. Nessuno ha tremato però. Se non tutti i corridori dopo l’arrivo. Brividi di freddo, i brividi dei quarantaquattro sopravvissuti alla Freccia Vallone 2024.

 

L'ordine d'arrivo della Freccia Vallone 2024

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