L'arrivo dell'Eroica 2023 a Gaiole in Chianti (foto di Giovanni Battistuzzi)  

pedalando

Se al buio d'autunno un pedalatore. Il tempo diverso dell'Eroica

Giovanni Battistuzzi

C'è chi parte prima dell'alba da Gaiole in Chianti e a Gaiole in Chianti arriva dopo il tramonto. Perché in fondo alla ciclostorica si va per prendersi tutto il tempo possibile

Quelli che all’Eroica partono con il buio a volte, spesso, arrivano con il buio. La luce, quella del sole, è un intermezzo, un lunghissimo intermezzo tra Gaiole in Chianti e Gaiole in Chianti. È un lungo inseguimento quella della notte con il giorno, della luna con il sole. Solo in due istanti al giorno si mescolano un poco, alla stessa maniera seppure opposta. Alba e tramonto non sono poi diversi, diversa è la genesi, non l’effetto. E tra le colline del Chianti, così come nella quasi totalità delle altre colline italiane, quel che accade porta agli stessi colori, indipendentemente da come questi si generino. Dura tutto pochi attimi appena, il tempo di qualche pedalata, perché è una pedalata l’unità naturale del tempo. Una pedalata è il tempo di Planck dell’Eroica, il più breve intervallo di tempo misurabile. In quelle poche pedalate i colori che erano stati all’inizio si ripetono, annullandosi, creando una parentesi perfetta tra il momento della luce e quella del buio. 

Quelli che all’Eroica partono con il buio e con il buio arrivano sono quelli più contenti. Un’intera giornata in bicicletta a pedalare. Più di una giornata solare, il tempo necessario per concedersi tempo in bicicletta. Perché quando si pedala, soprattutto in certi luoghi, con certe biciclette, in certe giornate, prendersi tempo è tutto ciò che serve, tutto ciò che conta. 

     

L'arrivo dell'Eroica 2023 a Gaiole in Chianti (foto di Giovanni Battistuzzi)  
      

Quelli che all’Eroica partono con il buio e con il buio arrivano sono anche i veri viveur della bicicletta. “Ce la siamo presa con comodo. Ci siamo goduti i ristori, abbiamo mangiato e bevuto, ci siamo presi una pausa, abbiamo chiacchierato, scherzato, ci siamo gustati i panorami, ci siamo fermati per osservare. Lui ha quasi rimorchiato”, dice Simone indicando l’amico di una vita, Angelo. “Quasi”, risponde Angelo con leggero imbarazzo. “Vedremo stasera, l’appuntamento ce l’hanno, anche il numero di telefono”, aggiunge Simone. Il sole era già tramontato da ore, mancavano loro circa tre chilometri per superare lo striscione d’arrivo. Gli ultimi tre chilometri dei 212,5 del percorso lungo dell’Eroica. Ancora poche decine di metri di dislivello che si sarebbero sommati agli oltre 3.800 che avevano nelle gambe. Erano fermi a bordo strada, illuminati a led. Bloccati da una gomma afflosciata. Duecentonove chilometri fatti, centosessantotto sullo sterrato, “e ho forato sull’asfalto che il traguardo è qua a un passo”. Una bestemmia a fare da punto esclamativo. “C’ho una voglia fastidiosa di birra”, ammette Simone. “E di lavarmi le mani”, aggiunge mostrando le dita macchiate di nero catena. 

Quelli che all’Eroica partono con il buio e con il buio arrivano sono anche i veri economi del pedale. “Oh, mica te la regalano L’Eroica. Visto che ho pagato me la sono goduta fino all’ultimo. Anzi oltre l’ultimo”. Mattia probabilmente intendeva l’ultimo raggio di sole. Per lui è la quinta Eroica. Alla prima fece il percorso da ottanta chilometri e spicci. Alla seconda quello da centotrenta chilometri e spicci, alla terza quello da quarantasei, “ma con un tandem e mia moglie che la volta prima che aveva pedalato era alle medie”, la quarta quello da cento e spicci. “Quest’anno ho chiuso il cerchio, ho fatto tutti i percorsi possibili”. Una missione compiuta. “Ho mantenuto fede alla promessa che mi ero fatto la prima volta che sono venuto qui: vedere tutto ciò che c’era da vedere. E ora chissà, magari qui ci vengo solo da cicloturista, con una bicicletta comoda, con cambi comodi e vestiti comodi. Ma lo dico ogni volta e ogni volta mi iscrivo di nuovo”. 

 

foto di Giovanni Battistuzzi
       

Quelli che all’Eroica partono con il buio e con il buio arrivano prolungano il giorno, lo mescolano con la sera e la sera con la notte. Non fanno caso all’indomani, tanto l’indomani sarà più semplice, sarà diverso. Mica come i giorni prima dell'Eroica.

La bicicletta ha il dono di permettere il cambiamento. È una sospensione del tempo, una modifica del tempo. Per questo sarebbe meglio non cronometrarlo, per questo bisognerebbe fuggire dalle corse. Scappare dal sistema di conteggio dei secondi e passare a quello delle pedalate, di una pedalata, il più breve intervallo di tempo misurabile. Non stupisce che a Max Planck piacesse girare in bicicletta per Berlino e che condividesse questa passione con Albert Einstein. Si ritrovarono a Berna nel 1905 per parlare della teoria della relatività ristretta che Einstein aveva appena pubblicato. Iniziarono nello studio di Einstein, continuarono al caffè, terminarono pedalando sul lungo Aar. 

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