Foto Ansa

IL FOGLIO SPORTIVO - IL RITRATTO DI BONANZA

Spalletti e Mourinho, conquistatori del popolo

Alessandro Bonan

Il calcio dell'allenatore del Napoli è una miscela di conoscenza e invenzioni, di intraprendenza e soluzioni a volte molto originali, ma sempre orientate al bene del gioco, mai a una forma di narcisismo. Quello di Mou vive di attese, non ha paura di far trascorrere il tempo. Le sue squadre hanno sempre aspettato l’offensiva degli altri per affermare il “noi”

Se uno aspetta, l’altro attacca. Se il primo ama rispondere, il secondo preferisce domandare. Stiamo parlando di José Mourinho e Luciano Spalletti, trattando di calcio e di retorica. Entrambi professori nelle due materie, ma con distinguo interessanti.

 

Il calcio di Mourinho vive di attese, non ha paura di far trascorrere il tempo. Le sue squadre hanno sempre aspettato l’offensiva degli altri per affermare il “noi”. Schiera spesso molti attaccanti, ma si pone su una difensiva compatta, con gli avanti che spesso tornano indietro, per poi catapultarsi in contropiede a grande velocità. Così riuscì a realizzare il miracolo “triplete”, chiedendo a Eto’o di sacrificarsi e al resto della squadra di possedere una mentalità vincente nell’aiuto reciproco in qualsiasi situazione. Con la Roma sta facendo più o meno la stessa cosa (questo è il suo calcio), e infatti mal digerisce le piccole, ma fastidiose, ritrosie del suo giocatore più talentuoso, Zaniolo. Uno che potrebbe spaccare il mondo con i mezzi che possiede, ma spesso spacca se stesso a colpi di alcunché. Quanto alla dialettica, José ricalca il campo. Ama essere attaccato per dare il meglio di sé: senza nemici (veri o disegnati ad arte), il suo sorriso da sardonico diventa ironico e quindi da cattivo a comprensivo, o qualcosa del genere, finendo per risultare più simpatico che vincente. Mentre Mourinho ha vinto tanto, dappertutto, come pochi nella storia. Di lui, comunque la si pensi, ti resta appiccicato il carisma, l’indubbia intelligenza della persona.

 

Spalletti è un maestro di campo, in pochi sono bravi come lui a inventare calcio, a sanare un problema se c’è, a trasformare l’acqua in fuoco. E non a caso si accende quasi per nulla, domandando a chi gli sta di fronte: e tu da dove sbuchi, che vuoi da me? È la sua maniera di vivere l’ambiente, difendendosi a oltranza sul piano personale anche quando non ce n’è alcun bisogno. Dal dire al fare però cambia tutto. Il calcio di Spalletti è una miscela di conoscenza e invenzioni, di intraprendenza e soluzioni a volte molto originali, ma sempre orientate al bene del gioco, mai a una forma di narcisismo, la perniciosa inclinazione di molti allenatori. Al Napoli sta realizzando un piccolo capolavoro, con una squadra costruita col cervello, dove attacco e difesa si ribaltano all’infinito, togliendo spazio al tempo e tempo allo spazio, in una dimensione quasi estatica del gioco, dove ogni movimento dell’uomo e relativo spostamento del pallone si realizzano a grande velocità. E di quel frullio ti colpisce l’animo leggero, quello con cui gioca la squadra. Roma-Napoli, segna il ritorno di Spalletti nella Capitale, dove l’hanno capito per metà, mentre l’altra parte, quella incompresa, ce l’hanno messa lui e il dio Francesco. Sarà una grande partita, figlia di due allenatori che hanno dato tanto al calcio e che per questo, con merito, hanno conquistato il popolo. 

Di più su questi argomenti: