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Scottie Scheffler scala la classifica del Masters di Augusta

Corrado Beldì

La green jacket va al campione del mondo. Tiger scalda i cuori, gli italiani Guido Migliozzi e Francesco Molinari non passano il taglio

Un weekend finalmente soleggiato ha chiuso ad Augusta il primo major championship di golf della stagione, rododendri in fiore e un campo perfetto e pronto a punire la minima sbavatura, a partire dagli italiani in gara. Come confermato, le nostre previsioni che non erano così pessimiste, né Guido Migliozzi Francesco Molinari hanno passato il taglio. Curioso e doloroso vedere quest’ultimo prendere l’acqua proprio alla buca 15, come se il blocco psicologico della disfatta del 2019, proprio nelle stesse buche dell’Augusta National, non volesse proprio andarsene.

 

Anche la prestazione di Tiger Woods è stata quella che ci attendevamo, ottimo giovedì con un giro sotto il par, tre birdie tra cui un due alla buca 16, teatri delle sue più grandi imprese. In una meravigliosa t-shirt rosa azalea, omaggio ai cespugli fioriti alla perfezione sui bordi del campo di Augusta, anche quest’anno Tiger ha scaldato i cuori, lo swing tornato fluido, alcuni drive di impressionante lunghezza e un gioco che almeno per le prime 18 buche ha tenuto. Sapevamo che il suo fisico avrebbe fatto fatica, nonostante il supplizio giornaliero cui si sottopone da mesi, un'ora in una vasca da bagno piena di ghiaccio, la successiva sauna e ore di massaggi tra un giro e l’altro, venerdì Tiger girato in tre colpi sopra il par e sabato il suo gioco si è sciolto. Un grande campione che vive e lotta tra noi e chissà se tra sei mesi lo rivedremo ancora ai piani più alti della classifica.

 

Fiera resistenza invece quella di Hideki Matsuyama, il campione Masters in carica ha provato a tenersi ben stretta la giacca verde, come riuscito in passato solo a Jack Nicklaus, Nick Faldo e Tiger Woods. Grande pazienza e gioco regolare. Con un gioco come il suo i colpi si possono guadagnare soprattutto alla 2, alla 8, insomma ai par 5 meno insidiosi, magari anche alla 13 e alla 15, a metà torneo sembrava che un back to back fisse possibile ma poi un 77 al terzo giro ha chiuso ogni chance di vittoria e il giapponese si è dovuto accontentare di un discreto quattordicesimo posto.

 

Ad un certo punto, dalla 15 di venerdì, quasi un eagle da dietro il lago, ha cominciato a emergere Shane Lowry, giocatore irlandese tra i più emozionanti, soprattutto per il pubblico europeo. Un movimento fluido, forse il più bello del tour, due anni dopo il memorabile trionfo all’Open Championship in terra d’Irlanda a Royal Portrush, tutto colpi bassi e pedalare, eccolo emergere con  un altro gioco, parabole alte e moltissimo spin alla palla. Un tocco vellutato che dal secondo giro ha cominciato a fare la differenza issandolo sino al terzo posto. Peccato per qualche imprecisione, soprattutto nei par 3 e ad alcuni chip mancati, il punto di forza di Lowry a cui quest’anno è mancato il tocco dei giorni migliori, quello che speriamo di rivedere a luglio a Sant Andrews per l’Open Championship.

 

In modo prepotente e a partire dal secondo giro, il giovane Scottie Scheffler ha scalato la classifica, era il giocatore più in forma ma molti dubitavano che avrebbe potuto vincere il suo primo major nonostante la testa della classifica mondiale conquistata tre settimane fa dopo la vittoria nel WGC a Austin. Difficile vincere per un numero 1, soprattutto se giovane e curvi dato da un pacchetto di giocatori così agguerriti tra cui l’australiano Cameron Smith, chioma lunga, cappello da baseball e sguardo sicuro da cacciatore di coccodrilli o meglio da chi per la prima volta nella storia del Masters, l’anno scorso, ha segnato quattro giri sotto il 70 arrivando secondo solo a Matsuyama. Anche per Smith sono state fatali le seconde nove, l’acqua alla 12 seguita da un approccio lungo e un putt sbagliato di misura per un triplo bogey che ha messo fine alla sua gara.

 

Buone prestazioni anche da Morikawa e Zalatoris ma l’ultimo vero assalto a Scottie Scheffler è arrivato da Rory McIlroy, quattro major al suo attivo ma mai una vittoria qui ad Augusta. Il suo 64 nel quarto giro è stato un piccolo capolavoro, un eagle e sei birdie ma soprattutto due putt mancati di un soffio alle buche 4, 5, 9, 15 e 16, sono errori ma è per dire che avrebbe potuto segnare un 62 e forse anche un 60, insomma il più grande recupero di sempre nella storia del Masters.

 

Invece Scheffler ce l’ha fatta, molto concentrato, mai nessuna esultanza e un gioco molto regolare, due birdie portati a casa nelle prime nove e poi un ferro 7 con backspin alla 14 per un birdie capolavoro che lo ha portato a 4 colpi da McIlroy con quattro buche da giocare, come se non bastasse seguito da un birdie alla 15, due parole e un simpatico e quasi teatrale doppio bogey alla 18 per un -10 conclusivo che gli ha dato il suo primo slam, una giacca verde calzata alla perfezione e una testa della classifica ora molto meno effimera di quanto fosse due settimane fa. Attendiamo il resto della stagione, a partire dal PGA Championship di metà maggio in Oklahoma ma con questo passo, con tre stupefacenti vittorie da inizio anno, il venticinquenne Scottie Scheffler da Dallas è ormai una stella del firmamento golfistico, secondo alcuni  destinata a segnare il prossimo decennio, quello del definitivo tramonto dì Tiger Woods.

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