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Il Marco Polo del curling

Marco Mariani fu uno dei giocatori che fecero scoprire questo sport agli italiani alle olimpiadi invernali di Torino 2006. Ora guida la nazionale femminile della Cina bloccata dal Covid

2 Agosto 2020 alle 06:11

Il Marco Polo del curling

Come tutti i compleanni anche quello del curling azzurro ha una data precisa. Ed è riconducibile all’evento per eccellenza: il debutto internazionale sul prestigioso palcoscenico delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Una febbre inedita, tra scope, stone e anelli concentrici, che portò i neofiti dell’Italia maschile fino al settimo posto, con quattro vittorie e cinque sconfitte. In quella squadra uno dei trascinatori fu il cortinese Marco Mariani, che nel frattempo sta scalando il mondo anche da commissario tecnico, prima con i tanti successi in Italia per le selezioni maschili e femminili, poi con un incarico di prestigio in Cina. Adesso Mariani è il c.t. della Nazionale donne cinese, con l’ambizione di essere protagonista alla grande vetrina casalinga dei Giochi Olimpici di Pechino 2022

  

La chiamata del Dragone è arrivata l’estate scorsa, ma in pieno inverno è scoppiato l’incubo del virus, culminato nell’annullamento dei Mondiali femminili di Prince George, in Canada. La selezione cinese per precauzione è stata prima trattenuta in terra canadese, poi sono iniziati quattro lunghi mesi tra quarantene e spostamenti limitati: “Al rientro abbiamo fatto una prima quarantena a Pechino - racconta al Foglio l’allenatore italiano, in videocall dalla Cina - poi un’altra a Tianjin e ora siamo in isolamento precauzionale di nuovo nella capitale. Viviamo in una bolla di sicurezza, allo Shougang Park, assieme ad altre nazionali. Siamo quasi 200 persone, le autorità vogliono tenere al riparo le squadre da qualsiasi rischio, anche per evitare contagi a catena. Qui c’è tutto quello che serve, non possiamo andare in giro liberamente, ma se ho voglia di gelato in poche ore mi fanno avere anche quello”. 

 

La necessità è diventata normalità, ciò che manca davvero sono gli affetti più cari, a partire dalla moglie Roberta e la figlia tredicenne Rebecca. Probabilmente il periodo più duro è stata la lunga permanenza a Tianjin, durata due mesi e mezzo, all’interno dell’Haihe Education Park Stadium: “Volendo potrei tornare in Italia domani, ma poi non mi farebbero tornare indietro. Aspetto che cadano le limitazioni e che si possa tornare a una vita quasi normale. Per noi professionisti ci sono mille accortezze, non si scherza. Ma fuori la gente fa la vita di tutti i giorni e quando scoppiano dei focolai vengono isolati con misure restrittive. Personalmente non mi è mai mancato nulla, ho alle mie dipendenze otto persone, tra fisioterapisti, dottori, mental coach e team manager. Difficilmente trovi una struttura così dotata in giro per il mondo, ho visto attrezzature e sistemi che non avevo mai incontrato. Qui sembra un altro mondo e voglio godermi tutto questo nonostante le restrizioni”.

 

L’ex c.t. azzurro, nato a Venezia, ma adottato da Cortina, è un figlio d’arte a tutti gli effetti, vanta una lunga tradizione di famiglia nell’abilità del menare la scopa e far scivolare sul ghiaccio le pesanti pietre levigate di granito: “Sono un ex hockeista su ghiaccio, ma il vero amore è il curling – dichiara –, mio padre è stato uno dei primi quattro giocatori italiani a partecipare a un Mondiale in questa disciplina ed è un’eredità che mi porto dietro. Mettendo da parte le complicazioni di quest’anno, sto facendo un’esperienza senza eguali sul piano personale e professionale. L’anno scorso siamo stati squadra internazionale dell’anno, abbiamo vinto i campionati asiatici a novembre, mettendoci dietro Corea del Sud e Giappone, rispettivamente argento e bronzo olimpici. Per il 2022 vogliamo giocarcela, siamo al nono posto del ranking mondiale e c’è tanto entusiasmo. Ho atlete giovani, con potenziale da vendere, e me ne sono accorto anche durante questo lockdown prolungato, restando con loro giorno dopo giorno. La squadra a livello fisico è pronta, ad agosto andremo sul ghiaccio, ma non so quante gare riusciremo a fare all’estero per via di questa situazione. Peccato, stavamo andando bene. Vorrà dire che torneremo ancora più forti”.

 

Vista la recente assegnazione, per un italiano, e a maggior ragione per un cortinese, l’appuntamento della vita non può che essere un bis alle Olimpiadi invernali casalinghe. Milano-Cortina 2026, una suggestione lunga sei anni, che scalda il cuore soprattutto in questa fase di lontananza obbligata: “Casa mia non ha eguali, pensare a quei Giochi con la Nazionale italiana o con un’altra Nazionale è molto affascinante. Sono un professionista, al momento il mio piano è la Cina fino al 2022. Voglio divertirmi qui, poi si vedrà”. 

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