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Il mercato non si ferma mai. I piani di Davide Lippi per conquistare tutto

“Non svendiamo i campioni”. Il mercato che non si ferma, il calcio che ricomincia, le trattative che cambiano, i colpi dell’estate, l’ambizione di diventare il migliore. Il procuratore si racconta

26 Giugno 2020 alle 16:21

 Il mercato non si ferma mai. I piani di Davide Lippi per conquistare tutto

Davide Lippi a Dubai con Pelé nel 2018 (foto dal profilo Instagram @davide_lippi)

Il calcio non poteva fermarsi e difatti eccolo che ricomincia. Il calciomercato, per contro, non ha mai rallentato un istante. Il pallone frena, la mente continua il viaggio. Le telefonate più lunghe di sempre. Società, agenti e intermediari hanno beneficiato di tempo abbastanza per potersi reinventare. Lo richiede il nuovo corso del football, una nuova era nella quale (quasi) nulla sarà più come prima, a partire dagli affari e dai trasferimenti dei calciatori. “Credo che davanti a eventi catastrofici come questo – dice al Foglio Sportivo Davide Lippi, procuratore e presidente di Reset Group – ognuno di noi abbia l’obbligo di fermarsi a riflettere. È il momento di essere positivi, carichi e pronti a investire nelle persone, in ciò in cui si crede”. Parla col cuore il figlio di Marcello, erede del condottiero dell’ultima Italia campione del mondo. Calciatore fino agli interregionali prima che le ginocchia facessero crac. Uno stage in Juventus, una scrivania accanto a quella dell’attuale presidente Andrea Agnelli, quindi la sterzata che lo porta a indossare l’abito dell’agente. Qualche anno al fianco di Alessandro Moggi, poi nel 2007, all’età di 30 anni, dritto per la propria strada con il lancio della sua nuova creatura. Reset Group è oggi un network che ingloba procure sportive, progetti di comunicazione e marketing, partnership e sinergie con i più grandi brand al mondo, mediazioni con agenzie internazionali sparse per il pianeta, formazione e academy pure specializzata nel supporto ai bambini disabili.

    

Davide ha girato il mondo (oltre alla lingua madre, parla inglese, portoghese, spagnolo e un po’ di francese), ha lottato perché primeggiasse il nome, ancor più che il cognome. “Che mi dà orgoglio, mi sprona a fare sempre qualcosa in più per dimostrare d’essere Davide e non solo il figlio di Marcello che per me resta una leggenda – continua Lippi – Qualche anno fa, in aeroporto, un bambino mi fermò per chiedermi una foto. Mi guardò e disse: ‘Ma tu sei… l’agente dei calciatori?’. L’ho abbracciato. Era la prima volta che qualcuno mi riconosceva per quello che sono, per ciò che faccio e non grazie al cognome ingombrante che porto”. Episodi che restano impressi nella mente. La svolta che arriva dopo anni di corse sfrenate. Sempre più appaganti. “Aggiungo, anche più divertenti e appassionanti – conferma l’agente – Dopo tanti anni entri nel vivo e noi, con tanti sacrifici, siamo riusciti a posizionarci a certi livelli. È bello stare al centro di questo mondo. La deregulation ha contribuito ad accrescere il potenziale di certi agenti che già erano più avanti di altri: in alto c’è anche maggior consapevolezza e rispetto, in basso vedo invece tanta confusione”. Tuttavia la categoria non ha ancora un ruolo istituzionale, non rientra al centro delle discussioni tra club, leghe e Federazione. “Per questo ci stiamo battendo. Vogliamo essere ascoltati dalle istituzioni e avere voce in capitolo. Siamo noi a rappresentare gli atleti e perciò meritiamo di avere un peso nelle decisioni all’interno del sistema”. Secco e deciso, giacché in termini di equilibri, di considerazione per chi muove il calcio per davvero, qualcosa da sistemare c’è. Occorrerebbe forse resettare le gerarchie attuali, troppo ancorate al passato. Questo fece Davide Lippi dopo il Mondiale del 2006: resettò la sua vita professionale per iniziare a volare verso nuovi orizzonti. Ecco perché nasce Reset, una società fondata insieme a Carlo Diana nel 2007, in pieno processo Calciopoli che pure lo vedeva coinvolto. Più o meno una famiglia di dodici persone, di “imprenditori del calcio”. Altrimenti non si spiegherebbero tredici anni di investimenti senza sosta per far crescere la struttura. “Di cui sono molto geloso – sottolinea Lippi – So quanto coraggio, energia e soldi sono stati impiegati perché vedesse una luce brillante e autorevole. Partiti da zero, siamo andati a prendere i migliori per ogni area che avevamo intenzione di sviluppare. Qui crediamo nella formazione, nella crescita solida, ma sempre con un pizzico di voglia e cattiveria professionale”.

 

Innovazione continua. Da due mesi è operativa Reset Marketing, nuova area partorita durante le settimane di lockdown, specializzata, per l’appunto, in marketing sportivo. Un ulteriore link che arriva a coinvolgere calciatori gestiti da altre agency e che rende Reset, per completezza e struttura, la realtà più grossa del settore in Italia. Target che, a un certo punto, spinge ad andare oltre. “In campo internazionale – spiega Lippi – oltre che prendere giocatori stranieri, siamo molto concentrati e attivi sulle mediazioni. Per vent’anni ho girato il mondo e, oggi, posso perciò fare affidamento su rapporti quotidiani e collaudati. Su partner internazionali con i quali c’è stima e assoluto rispetto. Faccio qualche nome: Alejandro Camaño in Spagna, Eduardo Uram e Nenê Zini in Brasile, Gustavo Mascardi e Adrian Barbini in Argentina. Di tempo ce n’è voluto per entrare nella testa, nel cuore e nell’anima di ognuno di loro. Vendere penso sia lo step più difficile”. Percorsi tortuosi e per nulla scontati, capaci di regalare grandi soddisfazioni. Ma anche qualche ora di apnea, di contropiede, di imprevedibilità. “Se penso alla trattativa più prestigiosa mi viene subito in mente quella di Franck Ribéry alla Fiorentina – racconta Lippi – Una grandissima operazione per tutte le parti coinvolte, ma anche molto sofferta. Non meno di quella, poi sfumata, che avrebbe portato Leonardo Spinazzola all’Inter e Matteo Politano alla Roma: mi sono trovato a lottare con i miei assistiti, insieme ci siamo esposti con azioni molto forti nei confronti di grandi dirigenti e club. Mi hanno reso orgoglioso, sono cresciuti con noi e hanno apprezzato la nostra difesa nei loro confronti”. Passaggi che ti segnano, per forza di cose ti cambiano, ti preparano a scenari anche più complicati. Perché non sempre si sorride, il destino sa essere beffardo. “In questo senso – aggiunge Lippi – un’altra operazione saltata che ricorderò è quella di Lamela al Milan: non l’ho ancora digerita”. Anche per questo motivo è fondamentale lavorare con le persone giuste, con atleti capaci di trasmettere le giuste vibrazioni. “Difficilmente andiamo a prendere giocatori di rottura – chiarisce l’agente – ci riteniamo professionisti di un certo spessore etico. Se il ragazzo non ha determinate caratteristiche, anche morali, non ci interessa. I calciatori esuberanti, fuoriclasse a parte, preferiamo tenerli a distanza”. Tradotto: potenziali ostacoli, in un cammino che non ammette ritardi, meglio evitarli subito. La strada per il futuro è tracciata con una certa meticolosità, con una forte dose di consapevolezza. “Nei prossimi quindici anni l’ambizione è quella di essere riconosciuto come uno dei primi tre top agent al mondo – dice Lippi – oltre che quella di portare Reset tra le prime società al mondo per fatturato. Studiando i numeri di chi è già in cima, abbiamo scoperto che non fa niente di meno, ma neppure niente di più rispetto a quanto noi facciamo già. Per questo siamo gli agenti del futuro. Lo sviluppo di Reset Group passerà da una diffusione dell’agenzia in tutto il mondo: Brasile, Argentina, America, Cina”. Ne conseguiranno scelte dal peso non indifferente. Prima regola per chi ha già raggiunto (o sta per raggiungere) l’olimpo: da Raiola a Otin, passando per Pastorello, Barnett e Mendes. “Jorge per me è un riferimento – rivela il leader di Reset – Lo stimo, lo frequento e facciamo affari insieme. Lavora venti ore al giorno con tre telefoni in mano, passa due terzi dell’anno in giro per il mondo. Ciò che anche a me piace fare nella vita. Per natura, chi lavora con me lo sa, sono un trascinatore”. Già, chi si ferma è perduto. Specie in un calcio ridisegnato dalla stessa pandemia che per mesi ha tenuto in scacco l’intero globo. Dove i furbi, se possibile, saranno anche più di prima. “I compratori useranno la scusa del virus per ribassare i prezzi dei giocatori – spiega Lippi – I grandi calciatori, però, non si possono svendere. Gli agenti proveranno ad andare incontro alle società, ma si tratta di un periodo al termine del quale le eccezioni non si trasformeranno in regole”. Ci divertiremo, questo è certo. La novità diverte sempre, affascina perché nessuno sa esattamente cosa aspettarsi. L’estate porterà consiglio. A tutti. A Juventus e Inter che, manco a dirlo, continueranno a lottare anche fuori dal rettangolo verde. I nerazzurri stanno crescendo e con il colpo Lukaku ne hanno dato prova ufficiale. “Conosco Antonio Conte - dice l’agente - e so che se vuole quell’atleta, c’è un motivo per il quale il club farà di tutto per regalarglielo. Il progetto continua anche grazie al grande lavoro di Luciano Spalletti. Antonio è un uomo di spessore, porta tutti a dare qualcosa in più”. Obiettivo sorpasso, non tanto nel breve periodo, ma nel medio-lungo assolutamente sì. Bisognerà vedere che succede dall’altra parte. “Il piano di Agnelli - prosegue Lippi - attuato dopo la nomina a nuovo presidente della Juventus, prevedeva esattamente ciò che poi di fatto è accaduto. Uno stadio di proprietà, una crescita progressiva del fatturato, i conseguenti risultati sportivi. Non credo si preoccupi dell’Inter: ha una visione larga, internazionale, globale, da manager a 360 gradi che fa parlare i numeri”. Occhi e parole sincere di uno che conosce assai bene entrambi i mondi. Tanto vicini, quanto eternamente rivali. Chissà se alcuni tra i baby talenti dei suoi potranno un giorno stuzzicarne la curiosità. “Punterei sul mediano 2004 Giacomo Faticanti e sul portiere classe 2001 Matteo Cardinali, entrambi della Roma - i primi nomi del procuratore - Dico poi il portiere 2002 Giuseppe Ciocci, il centrale 2001 Andrea Carboni e il fantasista 2001 Federico Marigosu, tutti del Cagliari. E ancora due: l’attaccante 2001 Kaly Sene della Juventus e il portiere 2003 Igor Lucatelli del Pescara”. Carta, penna e giù. Segnati.

 


 

Con questo articolo, il Foglio Sportivo inizia una serie di interviste a procuratori per raccontare il mondo del calcio e del mercato visto dalla parte di chi fa muovere i soldi. Le interviste usciranno ogni settimana. La prossima la trovate domani in edicola (già dalle 23,30 la troverete qui)

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