Il calcio scommette contro il coronavirus

Andrea Di Biase

Le società chiedono al governo di togliere per dodici mesi il divieto di pubblicità per le società di scommesse introdotto dal decreto dignità. Un blocco che ha già danneggiato club e media

Tra le proposte che il mondo del calcio ha presentato al governo per contenere i danni economici legati all’epidemia di Covid-19 c’è anche la possibilità per le società di scommesse sportive di tornare a fare pubblicità per almeno 12 mesi. Dal luglio dello scorso anno, infatti, bookmaker e aziende operanti nel mondo del betting non possono più fare promozione attraverso inserzioni sui media o accordi di sponsorizzazione con società sportive e atleti. Questo divieto, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle (il partito del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora) e introdotto dal governo Conte I attraverso il cosiddetto “decreto dignità”, doveva contribuire a contrastare il fenomeno della ludopatia, disincentivando gli italiani a scommettere.

 

Un obiettivo che, condivisibile o meno, non sembra essere stato raggiunto. Secondo i dati raccolti da AgiproNews ed elaborati da Calcio e Finanza, nel periodo compreso tra il 1° luglio 2019, data di entrata in vigore del divieto, e il 29 febbraio 2020, la raccolta delle scommesse sportive in Italia è cresciuta del 17,6%, passando da 1,03 a 1,2 miliardi di euro.

 

 

In forte crescita soprattutto il comparto delle scommesse online, quelle che più avrebbero dovuto soffrire il divieto introdotto dal “decreto dignità”, che ha bloccato non solo le sponsorizzazioni ai club di calcio e più in generale al mondo dello sport, ma anche gli investimenti in pubblicità su televisioni, giornali e in particolare sui siti web. Nel periodo considerato le scommesse sportive online sono cresciute del 21,8% raccogliendo complessivamente 556 milioni di euro (457 milioni da luglio 2018 a febbraio 2019).

 

 

Chi ha pagato il prezzo più alto sono stati invece il mondo dello sport e quello dei media. Solo per limitarsi al calcio su cui si concentrano i maggiori volumi di scommesse, lo stop alla pubblicità imposto alle società di betting sta provocando un danno da mancati introiti stimato in circa 100 milioni di euro a stagione. La Roma, ad esempio, ha dovuto rinunciare ai 15,5 milioni dell’accordo con Betway per la sponsorizzazione della divisa da allenamento (4,5 milioni per il 2019/2020, 4,5 milioni di euro per il 2020/2021, con un’opzione da 6,5 milioni per il 2021/2022), mentre Lazio ha perso 7 milioni di euro legati al rinnovo dell’intesa con Marathonbet per la maglia da gara. Cifre rilevanti anche per le sponsorizzazioni del Milan con StarCasinò e dell’Inter con Bwin (i nerazzurri avrebbero ricevuto 1,1 milioni per il 2019/20 compresi 100mila euro come bonus per la qualificazione in Champions League).

Ai danni diretti ai club di calcio si sommano poi quelli causati al mondo dei media che gravita attorno allo sport: altri 100 milioni di euro all’anno di mancati investimenti pubblicitari dei bookmaker su tv, giornali e siti web. Risorse che, se il governo decidesse di accogliere l’appello del mondo del calcio, potrebbero rientrare in circolo e contribuire a contenere i danni economici dell’epidemia di coronavirus.

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