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Chiameremo Casillas “presidente”?

L’ex portiere di Real Madrid e Nazionale potrebbe essere il nome che mette tutti d’accordo alla guida della Federcalcio. Lui tace, tanti lavorano per fargli dire sì

12 Febbraio 2020 alle 11:38

Chiameremo Casillas “presidente”?

Foto LaPresse

Se Iker Casillas dovesse decidere di candidarsi alla presidenza della Federcalcio spagnola lo si dovrebbe innanzitutto a un dito nell’occhio. La sera del 17 agosto 2011 José Mourinho, allora allenatore del Real Madrid, ebbe un acceso diverbio con Tito Villanova, vice di Guardiola al Barcellona, nel finale della partita di ritorno della Supercoppa di Spagna. Era il settimo clásico disputato nel giro di un anno, ricordato principalmente per il gesto poco edificante dello Special One. Furono partite caratterizzate da un eccessivo agonismo, polemiche, provocazioni, proteste nei confronti dell’arbitro divenute celebri e riassunte in unico interrogativo in conferenza stampa (“Porque?”) e l’approccio alle sfide da parte del tecnico portoghese stava mettendo a dura prova i rapporti umani all’interno dello spogliatoio della Nazionale spagnola, vincitrice del Mondiale soltanto un anno prima. Quella sera il Real aveva abbandonato il campo prima della premiazione del Barcellona, vittorioso nel doppio confronto. E fu in quel momento che Casillas sentì che il limite era stato oltrepassato. Telefonò a Xavi e Puyol per scusarsi, per prendere le distanze dall’atteggiamento antisportivo che stava mettendo in cattiva luce un glorioso club come il suo davanti al mondo intero.

 

Quell’ammissione di colpa fu un gesto apprezzato, tanto più che consentì alla Nazionale di Del Bosque di continuare a lavorare in un ambiente sereno e di riuscire a vincere anche gli Europei del 2012. Ma fu anche un gesto che segnò l’inizio della fine dell’avventura di Casillas al Real Madrid e che portò Mourinho a escludere il suo capitano dal Trofeo Bernabeu una settimana dopo. Il rapporto tra i due iniziò a logorarsi e un anno dopo l’ex tecnico dell’Inter iniziò a preferirgli prima Adan e poi Diego Lopez.

 

Casillas si era insomma comportato da capitano della Nazionale spagnola. E forse, se da qualche settimana circola il suo nome come possibile sfidante dell’attuale presidente della Federcalcio spagnola Luis Rubiales, lo si deve anche a quella sua decisione di allora, che contribuì a renderlo icona sportiva del paese. La sua candidatura non dispiacerebbe né a Javier Tebas, presidente della Liga e nemico giurato di Rubiales, né a David Aganzo, presidente dell’Associazione Calciatori sconfessato proprio da Rubiales, suo predecessore alla guida del sindacato dei calciatori. Lo schema di Tebas, che secondo molti sarebbe il deus ex machina dell’operazione, è in apparenza semplice (“Vanno bene tutti coloro che non siano Rubiales”) ma un nome forte avrebbe molte più possibilità di contendere l’elezione all’attuale presidente, potendo contare quasi sicuramente già sui voti dei calciatori e dei club professionistici (più di 50 delegati sui 140 componenti dell’Assemblea) senza neanche aver annunciato la sua intenzione di partecipare.

 

La possibilità che il portiere possa diventare il numero uno del calcio spagnolo è stata accolta con grande entusiasmo da media e appassionati di calcio: in un sondaggio del quotidiano Marca il 94 per cento dei votanti preferirebbe il campione del mondo a Rubiales come presidente federale. Del Casillas politico si sa poco e niente, della sua idea di Federazione ancor meno. Gli si riconosce però una certa capacità nel prendere decisioni, anche difficili e impopolari. Come quando nel 2013 decise che era giunto il momento di estromettere i suoi genitori dalla gestione del suo patrimonio. Lo fece, non senza sofferenza, corrispondendo una cifra superiore ai cinque milioni di euro ai due, fino a quel momento amministratori della Ikerca SL.

 

Ora bisognerà attendere fino a marzo per sapere cosa deciderà di fare Iker Casillas, tuttora sotto contratto con il Porto. Anche se, almeno secondo il programma “El Larguero” di Cadena Ser, l'ex portiere del Real Madrid e della nazionale avrebbe già comunicato la sua decisione al Consiglio superiore dello sport. In ogni caso, il mese prossimo saprà se otterrà il via libera dei medici per riprendere a giocare a calcio dopo l’infarto sofferto il primo maggio scorso in allenamento. In questo momento è un dirigente del club portoghese, svolge un ruolo di raccordo tra squadra e società e dice di vedersi ancora a lungo a Oporto.

  

Tra le tante voci uscite nelle ultime settimane vanno registrate quelle che indicano due ex politici come possibili candidati nel caso in cui l’ex capitano del Real Madrid dovesse continuare la sua carriera da calciatore: Mariano Rajoy, ex primo ministro spagnolo per quasi sette anni e ora impiegato del catasto a Madrid, e Albert Rivera, 40 anni ed ex leader di Ciudadanos che ha abbandonato la politica dopo la delusione elettorale del novembre scorso. Rajoy ci ha scherzato su: “Sarà l’argomento del mio prossimo libro”; “Io e Iker saremmo una bella coppia”. Dal suo entourage però sono arrivate smentite.

 

Luis Rubiales vuole anticipare la data delle elezioni, forse anche per non consentire al fronte opposto di organizzarsi in tempo. Il voto sarebbe previsto per legge dopo le Olimpiadi. Ufficialmente la Federazione ha chiesto al Consiglio Superiore dello Sport di poter votare entro il primo trimestre dell’anno “per permettere di preparare al meglio la candidatura della Spagna al Mondiale del 2030”. Eletto nel maggio 2018, l’ex capo del sindacato dei calciatori, ha iniziato il suo mandato con una grande prova di forza e intransigenza, esonerando il commissario tecnico Julen Lopetegui due giorni prima dell’esordio della Spagna ai Mondiali di Russia. L’attuale allenatore del Siviglia aveva avvisato la Federazione soltanto 5 minuti prima dell’annuncio ufficiale dell’accordo raggiunto con il Real Madrid. La contrapposizione con Tebas ha scandito l’anno e mezzo di Rubiales alla guida del calcio spagnolo. Sin dall’inizio si è opposto alla possibilità di giocare una partita di Liga all’anno a Miami, facendo così saltare un accordo milionario già chiuso. E lo fece senza paura di finire davanti a un giudice. Come del resto avvenne in un’altra occasione: quando, cioè, si dovette stabilire a chi spettasse la competenza nella scelta dei giorni per le gare di Liga. La Federazione ha così ottenuto la cancellazione delle partite al lunedì e chiede di poter essere l’unico soggetto che si occupi della gestione dei diritti televisivi, per poter distribuire gli introiti all’intero sistema calcistico, non solo ai club professionistici. Per queste ragioni Tebas gli rimprovera di aver reso più poveri i fatturati dei club di Primera e Segunda División.

 

Rubiales ha ereditato una Federazione che usciva dallo scandalo del Caso Soule, per cui Angel Maria Villar, suo predecessore, era finito in carcere per presunta corruzione e appropriazione indebita. Il presidente in carica ha puntato forte sulla trasparenza, portando l’indice della Federazione da un giudizio di 2,7 a 10. Ha ridisegnato il format della Coppa del Re, facendola assomigliare di più alla Fa Cup e ottenendo un discreto successo tra tifosi e appassionati. La nuova edizione della Supercoppa, da disputare per tre anni in Arabia Saudita, è costata a Rubiales molte critiche a causa della situazione legata ai diritti umani. Alcuni giornali lo hanno ribattezzato “Rubiales d’Arabia”.

 

Casillas non sarebbe esattamente entusiasta dell’operato dell’attuale presidente federale. Ai microfoni di Cope, Javier Tebas ha rivelato: “Iker mi ha detto di essere preoccupato per il calcio spagnolo”. Nel novembre scorso l’estremo difensore si era espresso in modo critico sulla gestione della vicenda che ha portato al ritorno di Luis Enrique sulla panchina della Nazionale, con la conseguente polemica nata tra Robert Moreno (ct ad interim), la Federazione e lo stesso Luis Enrique, twittando così: “Siamo un paese di burloni… viva la Spagna”. Tra i concetti sottolineati da Tebas c’è l’importanza della possibile squadra di governo: “La bontà della candidatura dipenderà dalle persone di cui si circonderà”. Quella di Casillas potrebbe rappresentare una candidatura di pacificazione tra le componenti. Proprio lui che, nonostante il senso d’appartenenza ai colori del Real Madrid, club da sempre considerato espressione del potere centrale, è apprezzato trasversalmente, persino in Catalogna. Forse non è un caso che, una volta uscito il suo nome per la corsa alla Federazione, Casillas abbia voluto incontrare Andres Iniesta e Carles Puyol, come il suo profilo Instagram testimonia.

 


 

Federico Giustini, 30 anni, da Roma, sponda biancoceleste del Tevere. Scrive di calcio, soprattutto di quello straniero, dei suoi eventuali intrecci con la politica e dei suoi risvolti sociali.

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