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Non solo la Champions. Il Barcellona punta tutto sulla Silicon Valley

Nasce il il Barça Ventures. I progetti tecnologici del club catalano

26 Maggio 2019 alle 06:15

Non solo la Champions. Il Barcellona punta tutto sulla Silicon Valley

Roma. Il Barcellona sbarca a Silicon Valley. “Més que un club” è il motto storico del Futbol Club Barcelona. In catalano, un “più che un club” tradizionalmente riferito alla propria natura di polisportiva: non solo da sempre nell’Olimpo del calcio mondiale, ma attiva con squadre professionistiche di alto livello anche nella pallacanestro, nel calcio a cinque, nella pallamano, nell’hockey su pista, nell’hockey su pattini in linea e nel football americano. Più ancora, è “più di un club” per il modo in cui è stato a lungo un succedaneo di una identità catalana che il franchismo reprimeva, al punto che durante i periodi più bui del regime era tra i tifosi del Barcellona allo stadio l’unica zona franca in cui l’uso del catalano era tollerato. Ed era l’elezione del presidente del club tra i soci l’unico spazio di democrazia competitiva permesso. Ma adesso il “més que un club” si riferirà anche a una terza cosa: il fatto che alla Polisportiva viene associato Barça Ventures, un fondo tecnologico da 120 milioni di euro che il Barcellona ha già presentato agli investitori di Silicon Valley.

 

La stagione 2018-19, in realtà, per i blaugrana ha portato in Champions una clamorosa eliminazione in semifinale con il Liverpool, però hanno comunque vinto la loro tredicesima Supercoppa e il loro ventiseiesimo campionato: l’ottavo in undici anni e il novantesimo trofeo della loro storia, permettendosi in più un sonante 5-1 agli eterni rivali del Real Madrid. E sabato affronteranno il Valencia nella finale che potrebbe dare loro la trentesima Coppa del Re e il novantunesimo trofeo. Insomma, malgrado qualche scivolone, l’immagine di squadra di successo resta. D’altra parte i catalani nel mondo degli affari hanno una fama simile – magari un po’ appannata negli ultimi anni – a quella degli scozzesi nel Regno Unito o dei genovesi in Italia.La dirigenza del Barcellona una testa sulle spalle l’ha sempre mantenuta. E pensa dunque che la propria immagine possa essere un asset ideale per convincere investitori a puntare i loro soldi sulle nuove tecnologie. La società si limiterà a gestire quel che gli investitori apporteranno.

 

A chi volesse obiettare “e che c’entra il pallone con le nuove tecnologie” verrà spiegato che il Barça Ventures sarà centrato soprattutto in progetti collegati alla salute, al sonno e allo sport. E’ la prima volta che una squadra di calcio si lancia in un progetto simile, col fine ultimo di fare di Barcellona “la Silicon Valley del mondo dello sport” – e compensare un po’ le perdite che al pil cittadino e regionale ha causato la fuga di imprese in seguito alla buriana indipendentista.

 

L’obiettivo è stato rivelato da Marta Plana. Avvocato esperto in tecnologia, è già “directora de Regulación” di Cabify: è una compagnia spagnola di trasporti, che fornisce veicoli a noleggio tramite la sua app mobile per smartphone. I veicoli sono guidati dai loro proprietari, fornitori di servizi autonomi. Insomma, è una sorta di Uber iberica, diffusa nei paesi ispanofoni di Europa e Americhe, e che rispetto a Uber si differenzia per alcune sfumature nel funzionamento, comunque meno importanti delle enormi analogie.

 

Marta Plana certi problemi tecnologici ha imparato a conoscerli bene. Poiché fa parte della Giunta del club, gli altri membri hanno guardato a questa esperienza per chiederle di supervisionare Barcelona Innovation Hub, divisione di innovazione e tecnologia partita due anni fa e che lavora ormai con ottanta start–up. Alcune di queste hanno ad esempio controllato la qualità del sonno dei calciatori per verificare il successivo effetto sul rendimento in campo. Il Fondo dovrebbe partire entro due anni e poi iniziare a investire in start-up nei tre settori indicati.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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