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Sarà una Champions bellissima, la vinciamo noi

Jack O'Malley

Analisi di parte (inglese) sui sorteggi, tra colpi di fortuna e risultati già scritti da ribaltare

Ho rinunciato da tempo a capire il senso della birra analcolica, figuriamoci a capire i criteri dell’Uefa per cui la finalista di Champions dello scorso anno debba finire in terza fascia nel sorteggio per la Champions di quest’anno (sì, lo so che ci sono e basta, che me li vada a leggere e che voi me li sapreste spiegare benissimo, ma resto convinto del fatto che lo Shakhtar e il Benfica in seconda fascia sono come Jeremy Corbyn alla guida del Labour, un errore). Ho seguito trepidante al pub la formazione dei gironi, più lenta di un recupero difensivo del Milan – nota di merito a CR7, che ha impreziosito la cerimonia con un morettiano “mi si nota di più se non vengo” in polemica con il premio a Modric, come se non sapesse che c’è più paraculismo nell’Uefa che in un editoriale del Corriere della Sera.

 

Il sistema di sorteggio, più complicato del Rosatellum e simile per intelligenza a quelli che ordinano lavori stradali durante i ponti, ha prodotto i soliti gironi sbilanciati, con squadre molto forti tutte insieme e un gruppo che farebbe una discreta figura in Europa League: il D, quello con Lokomotiv, Porto, Schalke e Galatasaray (con l’aggravante di tutta la retorica sull’immi - grazione e l’integrazione che la sfida tra queste ultime due si porterà dietro, sui turchi che si sentono tedeschi e i tedeschi che non sentono troppo tedeschi i turchi, Özil che si lamenta, la Merkel, Erdogan, l’Europa e il sovranismo – già voglio morire).

 

Ma poiché a me interessano fondamentalmente le inglesi, ho brindato vedendo il girone del Manchester City, che potrebbe fare 20 punti sui 18 disponibili, tale è – sulla carta, scriverebbero stiracchiandosi gli stagisti del turno notturno al sito della Gazzetta – la superiorità della squadra allenata da Pep Guardiola. Sorrido invece leggendo che nel girone della Juventus, oltre agli esperti di paella del Valencia e a uno sparring partner svizzero messo nell’urna per fare numero (ha vinto un campionato che si chiama Super League, penso arrivando in testa alla Bat classifica e giocandosi fino in fondo la Wonder Cup), c’è il Manchester United. Sorrido perché sui giornali italiani quella contro i Red Devils è stata presentata come la sfida tra Allegri e Mourinho. Gli stessi giornali che già davano Zidane o Conte sulla panchina che fu di Sir Alex Sempre Sia Lodato Ferguson. Gira e rigira è dello Special One che si parla sempre. Anche perché l’alternativa sarebbe sottolineare la solita enorme sfiga del Napoli, finito in un girone allucinante, con Psg, Liverpool e Stella Rossa (se ci fosse stata una quinta fascia forse avrebbero pescato il Real Madrid di Di Stefano).

 

E’ dura per il Liverpool, ma ho letto che Klopp ha nel cassetto l’arma risolutiva: uno specialista delle rimesse laterali che insegnerà ai Reds a non sprecare neppure quelle. Così la squadra di Salah potrà di nuovo andare in finale e fare quello che riesce meglio al tecnico tedesco: perdere. Forse però è andata peggio all’Inter: il Barcellona che non supera il girone è un evento più improbabile di una vittoria del Pd alle elezioni europee, il Tottenham ha finalmente capito, grazie ai Mondiali, di poter puntare a qualcosa di più che essere una Roma inglese. Sul Psv non mi sbilancio, ma l’Inter è squadra talmente folle che è capace di vincere al Camp Nou e poi perdere la qualificazione contro gli olandesi. La Roma, infine, becca un Real mentalmente in disarmo e due squadre abbordabili. C’è tutto per apparecchiare lo psicodramma, insomma.