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Il calcio fa bene ai conti dello stato

L’impatto del mondo del pallone sul pil dei singoli paesi continua a crescere

28 Gennaio 2019 alle 10:54

Il calcio fa bene ai conti dello stato

Un calcio sano fa comodo anche allo Stato. L’impatto del mondo del pallone sul pil dei singoli paesi infatti continua a crescere, tra investimenti e diritti tv che, anno dopo anno, si fanno più importanti. Capofila in questo senso resta la Premier League inglese, che nel 2016/2017 ha raggiunto i 7,6 miliardi di sterline in gross value added (Gva – valore aggiunto lordo), di cui circa 4,3 miliardi come impatto diretto sull’economia del Regno Unito. D’altronde si parla di un settore che dà lavoro a quasi 100.000 persone a tempo pieno, di cui circa 27.000 nella sola area di Londra. Il calcio nella capitale genera ben 2,3 miliardi, un terzo dell’impatto complessivo.

 

Resta sotto il miliardo (di euro) invece il Barcellona, che vale da solo l’1,5 per cento del pil della città catalana. Nel 2014/2015 (ultimi dati disponibili) il club blaugrana ha avuto un impatto positivo per 906 milioni di euro sull’economia della zona, soprattutto a livello turistico con 1,47 milioni di pernottamenti mentre, per ogni euro speso, secondo uno studio di Deloitte, viene prodotto un ritorno di 2,3 euro nel pil.

 

E l’Italia? Anche nel nostro paese il pallone resta una delle principali industrie. Il settore calcio (formato da calcio professionistico, Figc, leghe, dilettanti e settore giovanile) nel 2016/2017 è valso 4,5 miliardi di euro, con un indotto economico pari a 18,1 miliardi di euro e un peso sul pil dell’11,8 per cento. Un’entrata importante è quella legata alla contribuzione fiscale, che nel 2015 ha permesso alle casse dello stato di incassare poco più di 1,1 miliardi di euro. Soldi generati anche dalle scommesse, con oltre 8 miliardi di raccolta e 192 milioni di euro di gettito erariale. Il pallone corre, pure più del pil: negli ultimi anni la crescita del valore della produzione del mondo calcistico è stata di gran lunga superiore a quella dell’intero sistema Italia (nel 2016 +17 per cento contro il +0,9 per cento del pil). Non sono solo 22 giocatori che corrono in pantaloncini, insomma.

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