Icardi e quei tre tocchi magici che hanno affossato il Milan

Leo Lombardi

il centravanti sta scalando tutte le classifiche tra i marcatori in nerazzurro. Non ci fosse stato lui, difficilmente l'Inter avrebbe portato a casa una partita complicata come l'ultimo derby

È vero, c'è Luciano Spalletti in panchina. In estate lo si era ripetuto fino alla nausea: è lui l'acquisto più importante dell'Inter. Affermazione una volta tanto confermata dalla realtà, circostanza che non si sempre si verifica nel calcio. Lo si deve al tecnico se la scombinata compagnia di giro nerazzurra si è trasformata in pochi mesi (e con pochi innesti) in squadra vera, l'unica oggi in grado di tenere il passo del Napoli. Due soli punti dietro in classifica e, domenica sera, il confronto diretto al San Paolo. Però in campo ci sono sempre loro, i giocatori. E allora, ancora una volta, ci si rende conto di quanto sia importante avere dalla propria parte uno come Mauro Icardi. Non ci fosse stato lui, difficilmente l'Inter avrebbe portato a casa una partita complicata come l'ultimo derby. Vittoria per 3-2, con tre reti del centravanti. La terza, quella più importante, nel recupero, su rigore. Il piede è rimasto saldo anche di fronte a Donnarumma, uno che rende più piccola la porta, uno bravo a parare i rigori. Altro che Dybala. Più o meno lo stesso minuto, più o meno la stessa situazione contro la Lazio in vantaggio a Torino. Ma lo juventino aveva di fronte Strakosha, uno che lo stesso Simone Inzaghi supplicava di parare ogni tanto un tiro dal dischetto. Dybala gli ha quasi calciato addosso, come gli era successo la giornata precedente a Bergamo, contro Berisha. Evidentemente i portieri albanesi gli portano male.

   

Tre reti per battere il Milan, tre reti per salire a 80 gol in 133 partite con l'Inter. Icardi sta scalando tutte le classifiche tra i marcatori in nerazzurro. Giuseppe Meazza appare lontanissimo, con 198 reti. Ma dalle 138 in giù di Benito Lorenzi, tutto è possibile. Anche perché oggi il rapporto con l'Inter appare più saldo che mai. Nessuno ricorda la polemiche di appena un anno fa, legate a una precoce biografia che stava facendo saltare i rapporti con i tifosi della curva. E l'appariscente Wanda Nara è stata ormai accettata nel ruolo di moglie-manager del centravanti, passando sopra ai feroci litigi con Maxi Lopez (lasciato, dopo aver fatto tre figli, per mettersi con Icardi, con cui ne sono arrivati altri due) e a una compulsiva attività Instagram di coppia che altrove darebbe parecchio fastidio, per sovraesposizione di centimetri di pelle e di atteggiamenti da rich kids. Icardi ha un sostanzioso contratto fino al 2021, non è attraversato da pulsioni di trasferirsi altrove ed è capitano nel vero senso della parola, quello che ci mette la faccia quando le storie diventano tese, quello che ci mette il piede (o la testa) quando occorre buttarla dentro. E se l'Inter può aspirare a ritrovare un posto degno del proprio passato, il centravanti è l'uomo giusto.

   

L'Argentina, invece, è ancora un'altra cosa. Lì Icardi ha dovuto scontare per lungo tempo l'ostracismo del clan legato a Maradona. All'ex grande numero 10 piace ergersi a moralista in casa altrui, mai gli era andata giù la citata tresca tra il toy-boy Maurito e Wanda ai tempi della Sampdoria. Queste cose non si devono fare con la moglie di un compagno di squadra, secondo le leggi dello spogliatoio. L'interista aveva finito per trasformarsi nel grande dimenticato delle convocazioni in nazionale. Un esilio sotto le gestioni di Martino e del grigio Sabella, interrotto soltanto recentemente da Sampaoli. Il problema è che fin quando reggono i 169 centimetri di talento di Lio Messi, per il resto della compagnia c'è sempre poca gloria. Ma a Icardi interessava tornare nel giro, per prendersi la nazionale - come ha fatto con l'Inter - c'è tempo.

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