La nazionale di calcio siriana

La Siria è a un passo dalla qualificazione ai mondiali di calcio

Valerio Valentini

Non hanno neppure uno stadio in patria per giocare le partite casalinghe. Ma se dovessero vincere contro l'Iran, martedì, i giocatori della selezione di Damasco potrebbero volare a Russia 2018 senza neanche passare per i play off

Vivono da oltre 6 anni in un paese devastato dalla guerra civile. Le loro partite casalinghe devono giocarle all'estero. Da esuli. Eppure, se martedì dovessero vincere l'ultimo match in programma nel loro girone, si guadagnerebbero uno storico accesso ai prossimi campionati mondiali di calcio. E dalla porta principale: quella, cioè, che non prevede la roulette dei play off. I calciatori della nazionale siriana non possono ancora festeggiare ma sono a un passo da una qualificazione che, per il loro paese, non avrebbe precedenti. La classifica del Gruppo A, sezione Asia, parla chiaro. Quando manca una sola partita alla fine dei giochi, la Siria è terza, con 12 punti, a sole 2 lunghezze dalla Corea del Sud. Tutto si deciderà, dunque, negli ultimi 90 minuti. Che la nazionale allenata da Ayman Hakeem, 57enne commissario tecnico siriano, giocherà contro l'Iran capolista e già qualificato. All'andata, il 15 novembre, finì in pareggio: 0-0.

 

Martedì, una eventuale vittoria con uno scarto magari ampio, potrebbe spalancare le porte del mondiale russo alla Siria: a patto che, contemporaneamente, l'Uzbekistan batta di misura la Corea del Sud. In quel caso, sarebbe sorpasso: la Siria salirebbe al secondo posto e andrebbe direttamente alla fase finale della Coppa del Mondo. Ma anche se tutto non andasse nel migliore dei modi, la selezione di Damasco potrebbe comunque proseguire nella sua marcia di avvicinamento verso Mosca. Basterà che l'Uzbekistan – attualmente a pari-merito, ma con una peggiore differenza reti – non compia il sorpasso proprio sul finire. Se insomma la Siria mantenesse il terzo posto, dovrebbe giocare i play off. Prima quelli asiatici e poi, eventualmente, quelli intercontinentali.

 

Percorso più accidentato ma pur sempre prestigioso. Il tutto, grazie ad un ruolino di marcia fin qui notevole, assai migliore di quanto fosse immaginabile alla vigilia. In particolare, sono state le ultime due giornate a riaprire i giochi. Prima il pareggio contro la Cina, allenata da Marcello Lippi. Quello del trionfo azzurro in Germania nel 2006. Un 2-2 strappato al 94°, quando ormai tutto sembrava perduto. Poi, il netto 3-1 rifilato al Qatar, il 31 agosto scorso. Due incontri, questi, giocati in casa, ovvero in Malesia. Sì, perché per motivi di sicurezza, i calciatori siriani sono costretti a un esilio obbligato, e le partite casalinghe le giocano a Malacca, all'Hang Jebeat Stadium.

 

Non così il match conclusivo, che si disputerà a Teheran, nel quale comunque i siriani potranno contare sull'apporto del loro calciatore più talentuoso, Omar al Soma, lo “Zlatan d'Arabia”. L'attaccante, tornato in campo proprio in occasione del successo del Qatar dopo una lunga assenza in nazionale, ha dichiarato di volerci credere fino in fondo. “Darò il mio meglio nella partita contro l'Iran. Spero di poter portare una gioia alla nostra gente, che ne ha tanto bisogno”. Dopo 6 anni e più di guerra civile, una qualificazione ai mondiali di calcio potrebbe essere insomma qualcosa in più, di una semplice questione calcistica.

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