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Mourinho ha reso bello il giorno di Pasqua

Il Manchester United batte 2-0 il Chelsea di Antonio Conte e riapre il campionato. Pazienza che per schierare i suoi “fantastic players” Mou abbia dovuto lasciare in panca, come un Gabigol qualsiasi, un tale Ibrahimovic

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

17 Aprile 2017 alle 20:48

Mourinho ha reso bello il giorno di Pasqua

Jose Mourinho (foto LaPresse)

“Abbiamo dominato la gara con giocatori fantastici”. E quando il Filosofo dice “dominato”, lo dice con la rotondità definitiva di un rullo compressore. J’adore. Dice “dominato” e intende il territorio, i muscoli, ma soprattutto la mente. Perché per José Mourinho il football è questione di meningi, di neuroni. E quando Mou dice “abbiamo dominato” è sempre festa, anche perché (non verrà nascosto, qui: non siamo come Andrea Orlando sui risultati dei circoli del Pd) ultimamente non è che sia riuscito a dirlo spesso, “abbiamo dominato”. Però poterlo dire sul musone ben pettinato di Conte, l’uomo che forse renderà di nuovo vincente Stamford Bridge, ma di certo lo ha reso meno elegante. E fargli, dopo alcuni brutti scherzi, lo scherzetto di riaprire la corsa al campionato è un’altra cosa che ha fatto bello il giorno di Pasqua. E pazienza che per schierare i suoi “fantastic players” abbia dovuto lasciare in panca, come un Gabigol qualsiasi, un tale che si chiama Zlatan. L’uomo che dove arriva vuole vincere, e forse sarebbe il caso lo chiamassero pure all’antiterrorismo svedese, se hanno un 20 milioni per ingaggiarlo. Ma il Filosofo è filosofale: “Ibrahimovic in panchina? Ho scelto la squadra migliore, non è questione di far riposare i giocatori, e penso che sia andata bene. Il modulo? Sapevamo che giocando in questo modo li avremmo messi in difficoltà”. Adesso, per dare un senso al campionato dei Red Devils, Mou ha davanti un filotto di partite da non sbagliare, e forse non basterà. Ma soprattutto ha davanti un derby contro la sua immagine ribaltata nello specchio, Pep Guardiola. E chissà se lascerà fuori Ibra. Ma per sua fortuna, a differenza di certi allenatori che vorremmo scorticare, non ha nessun insensato Biabiany da far entrare.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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