Altro che Edin Cieco, Dzeko ci vede benissimo. Gli attaccanti dell'Empoli un po' meno

Lo scorso campionato l'attaccante della Roma era considerato più inutile di uno dei frigoriferi che tanto danno da pensare al sindaco Raggi. Se non c'è nessuno come il bosniaco in Europa, altrettanto non c'è una squadra come quella toscana: due-gol-due in dieci giornate di campionato.

27 Ottobre 2016 alle 10:56

Altro che Edin Cieco, Dzeko ci vede benissimo. Gli attaccanti dell'Empoli un po' meno

L'attaccante della Roma Edin Dzeko (foto LaPresse)

Non cercate la democrazia nel web, cercatela nel calcio. Perché solamente il pallone permette realmente a tutti di avere un'opinione, non conta neppure quanto fondata sulle conoscenze. Anche chi passa per esperto prende solenni cantonate, a ogni latitudine. Così chi era fenomeno si trasferisce al reparto bocciati nel breve volgere di un match (vedi Inter e Milan post-vittoria sulla Juventus) e così chi era ronzino diventa puledro.

 

Prendete Edin Dzeko, lo scorso campionato ribattezzato Edin Cieco. Preso dal Manchester City per diventare il centravanti che la Roma attendeva da anni, aveva lasciato tutti a bocca aperta: non per la capacità realizzativa ma per l'alta produzione di sprechi. Si smarcava e mancava il passaggio, lo mettevano davanti alla porta e lui sballava il tiro, calciava un rigore e il portiere parava. Più inutile di uno dei frigoriferi che tanto danno da pensare al sindaco Raggi. Un anno dopo Dzeko è diventato il nuovo Gabriel Batistuta: implacabile, immarcabile, infallibile. Dieci gol in dieci partite, nessuno come lui nei grandi campionati europei. Il più vicino è Edinson Cavani, che ha segnato una rete di meno. Va anche più veloce di Gonzalo Higuain, la passata stagione a quota otto a questo punto del campionato. Una previsione che, di questo passo, porterebbe il centravanti giallorosso oltre le 36 reti realizzate dall'argentino con il Napoli, diventate nuovo record per la serie A. Ma questo è (potrebbe essere) il futuro. Il presente parla di un attaccante che non era un fenomeno, ma che non era neppure malaccio. Lo aveva fatto vedere al Wolfsburg, dove il manager Felix Magath (sì, quello del gol alla Juventus nella finale di Coppa dei Campioni contro l'Amburgo) lo aveva portato nel 2007: 66 gol in 111 partite, ottima media. Prolificità leggermente abbassata nel Manchester City (un gol quasi ogni tre match) ma dove la concorrenza era decisamente superiore rispetto alla Germania, visto che agli sceicchi piaceva – e piace – rendere la rosa sempre più ricca di fenomeni, tali o presunti. Le panchine sempre più frequenti lo convincono ad accettare la Roma nell'estate 2015. Lo accolgono quattromila tifosi trionfanti, come se fosse il Messia. Saranno molti di più quelli che lo massacreranno (e con lui il direttore sportivo Walter Sabatini) durante un campionato fatto di soli 8 gol e di tanti, tantissimi errori. E in un calcio che non ha pazienza, il primo pensiero è pensare a una cessione. Come si ipotizza in estate. Un'idea che ha la meno di fronte alla testardaggine di Dzeko: uno cresciuto tra le pallottole a Sarajevo non si arrende facilmente. E che si scontra con le convinzioni di Luciano Spalletti, che aveva sempre ritenuto il bosniaco il suo centravanti: “E' uno da venti gol”. Chissà se ride ancora chi lo aveva fatto a settembre, ascoltando queste parole del tecnico.

 

Di Europa in Europa. Se non c'è nessuno come Dzeko, altrettanto non c'è una squadra come l'Empoli. Due-gol-due in dieci giornate di campionato. Tutti in una volta, nella vittoria contro il Crotone, ovviamente l'unica di stagione. Nelle altre nove partite, mai una rete. C'è solo l'Amburgo, non a caso ultimo in Bundesliga, a tenere questo passo, ma con una partita in meno. E poi, segnale ancora più preoccupante in un dato già preoccupante di suo, i gol sono arrivate entrambi da difensori (Bellusci e Costa). Non pensate che qualcosa sia cambiato. Anche contro il Napoli, nel turno infrasettimanale, la traversa è stata colpita da Dimarco, un terzino. Numeri che non danno speranze di salvezza, se non si sveglia qualcuno là davanti. Ma Mchedlidze è un eterno incompiuto, Pucciarelli non trova i guizzi che lo avevano reso protagonista al mercato, Maccarone comincia a sentire i 37 anni appena compiuti, Gilardino viaggia tra panchina e guai fisici. Aggiungete che Saponara è in una fase involutiva e il quadro è completo. E domenica alle porte c'è, guarda il caso, proprio la Roma di Edin Dzeko

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