Il guardiolismo malconcio e la resurrezione di Conte

L'esonero dell'allenatore dello Swansea, Francesco Guidolin è stato un gesto giusto: un po’ di pulizia ci vuole anche in Premier League, e cominciare dai troppi manager italiani che allenano squadre inglesi non è certamente sbagliato. Come si fa a non amare il campionato più bello del mondo dopo un fine settimana come questo?

4 Ottobre 2016 alle 17:53

Il guardiolismo malconcio e la resurrezione di Conte

Meno uno. I giocatori dello Swansea City esultano: il loro manager Francesco Guidolin è stato esonerato (foto LaPresse)

Dover. Di male in peggio, amici gallesi. Ho esultato ieri, quando ho saputo dell’esonero di Francesco Guidolin, allenatore italiano perdente dello Swansea reduce da cinque sconfitte in sei partite (e un pareggio, contro Conte, che gli avrà fatto il piacere di non infierire): un po’ di pulizia ci vuole anche in Premier League, e cominciare dai troppi manager italiani che allenano squadre inglesi non è certamente sbagliato. Ho persino brindato alla perfidia della società, che lo ha scaricato il giorno del suo sessantunesimo compleanno. Poi però il brandy mi è andato di traverso: al suo posto non è arrivato Ryan Giggs, né un altro allenatore inglese, ma Bob Bradley. Un americano. Non solo: un americano che ha allenato la Nazionale degli Stati Uniti e quella egiziana prima e dopo un intermezzo su panchine di squadre dai nomi improponibili come Chicago Fire, New York MetroStars e Chivas Usa. Pensare che un americano possa allenare bene una squadra inglese è come pretendere che Tuttosport  attacchi la Juventus, Iachini partecipi a Mister Universo o che Fabio Caressa riesca a far capire a qualcuno il senso della “classifica con l’algoritmo” (suggerimento: invitare Gianni Riotta in studio). Almeno Bradley parla inglese, è vero, e gli americani hanno persino battuto l’Europa a golf (poi ci chiedete perché facciamo la Brexit), ma a tutto c’è un limite. Meno male che sulla panchina della Nazionale inglese, dopo l’esonero di Allardice in perfetto stile Travaglio, almeno per adesso c’è Gareth Harold Southgate, un inglese di Watford. Tremo però a leggere i suoi possibili sostituti sulla panchina dei Tre Leoni, tra cui Roberto Ciuffo Mancini, e non mi abbandona la sensazione che ho da decenni: anche questa volta non vinceremo un cazzo. Meglio piuttosto un re dei paraculi come Sinisa Mihajlovic, che in conferenza stampa domenica si è trasformato in rappresentante della Fiom titillando l’anima operaista dei tifosi della sua squadra, il Torino: un giornalista sosteneva che non fosse facile portare la fascia di capitano, lui ha replicato come neppure Charles Dickens ai bei tempi, dicendo che non è facile alzarsi presto la mattina e andare a lavorare senza riuscire ad arrivare a fine mese. Un gol a porta vuota così, ma confesso che il calcio pane e putrella mi piace ancora più del calcio pane e big data.

 


 

 

 

 

Prima della sfida contro il Manchester City, Annie Kilner ha mostrato al fidanzato Kyle Walker, difensore del Tottenham, come colpire con successo la retroguardia avversaria

 

 

 

 

 

 

 


 

Come si fa a non amare il campionato più bello del mondo dopo un fine settimana come questo? Le articolesse sul trionfo finale del guardiolismo anche a casa della Regina – Iddio la salvi – sono stati cestinati o temporaneamente salvati in bozze dopo che il Tottenham ha interrotto la lunga serie di vittorie del City, passeggiandogli sopra senza pietà. Lamela ha pure sbagliato il rigore che avrebbe reso il risultato più rotondo e pure più giusto (da quando seguo il calcio italiano ogni tanto cado nella trappola di giudicare le partite secondo il merito). Nell’inglese della Regina – Iddio la salvi, again – si dice che gli hanno fatto “un culo così”. Dite che non è questa l’espressione? Chissenefrega, lo spirito vale più della lettera, e nello spirito gli Spurs hanno fatto sembrare la squadra di Guardiola un Empoli qualunque, con chiusure e ripartenze che andrebbero studiate in tutte le scuole calcio. Sembrava un po’ l’Inter vista con la Juve, quella macchina perfetta che è durata giusto un paio di giorni, per non correre il rischio di disorientare troppo i tifosi abituati alle sconfitte con lo Sparta Praga e alla diagonale difensiva nel verso sbagliato. Ci ha pensato De Boer, con il suo polso, a riportare la normalità. Lo United di Mourinho è riuscito invece a pareggiare con lo Stoke City, che giace là sul fondo della classifica, sopra soltanto al Sunderland di David Moyes. E’ finita 1-1 nonostante Ibrahimovic e Pogba abbiano sbagliato in due più gol di Salah, che sembra un’iperbole ma è proprio così. Hanno fatto a tratti cose grandiose, ma infine sono riusciti a smentire il luogo comune secondo cui i giocatori si dividono in due grandi categorie: quelli che hanno un procuratore e quelli che hanno Mino Raiola.

 

Il Chelsea ha finalmente vinto dopo due sconfitte consecutive, cosa che ha generato in panchina la solita esultanza sobria di Antonio Conte, il quale per il momento se la passa meglio di Guidolin. Il campionato comunque è lungo e la classifica è corta: le voragini le lasciamo ai tornei minori.

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