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Solita inchiesta sul calcioscomesse, prevedibile come una sconfitta del Milan

Il weekend con le finali delle coppe nazionali "è stato una pagliacciata". Il classico scandalo stagionale invece è consolatorio: con il passare degli anni i magistrati hanno abbassato il tiro, "essendo passati da mezza serie A a qualche sfigato di B nel giro di poco tempo".

23 Maggio 2016 alle 19:54

Solita inchiesta sul calcioscomesse, prevedibile come una sconfitta del Milan

Simone Zaza festeggia la vittoria della Coppa Italia (foto LaPresse)

Londra. Quando il Foglio mi ha contattato per un ultimo sforzo, prima del massacro degli Europei, ero già pronto a partire per le vacanze. Non prima di essermi sbronzato davanti alla finale di FA Cup, naturalmente. I campionati sono finiti, non c’è più niente da dire, ho fatto notare. Ma come, hanno replicato loro, c’è il weekend con le finali delle coppe nazionali. Appunto, ho sospirato, non vorrete mica parlare di quelle pagliacciate che sarebbero più degne se giocate in infradito? Ma poi è successo un po’ di tutto, e l’hangover è durato meno del solito. Quando dico un po’ di tutto non mi riferisco alla classica inchiesta di fine maggio sul calcioscommesse in Italia, più prevedibile di un rutto al pub dopo la terza pinta di birra, diventato ormai classico stagionale alla stregua delle lamentele degli albergatori a fine agosto, le piogge in autunno e le braccia molli nelle donne dopo i trent’anni. Mi consolo vedendo che con il passare degli anni i magistrati abbassano il tiro, essendo passati da mezza serie A a qualche sfigato di B nel giro di poco tempo. Il format è sempre lo stesso: intercettazioni, qualche camorrista arrestato, uno o due nomi famosi dai in pasto ai giornali, coscienze scosse per qualche giorno e poi silenzio. Sono quasi sicuro che ci sia gente che scommette su quale giorno di maggio sarà quello della retata annuale.


Louis Van Gaal (foto LaPresse)


Vorrei parlarvi soltanto della finale di FA Cup, come logico, essendo stata storica – come piace dire ai giornalisti sportivi per qualunque cazzata non sia già succesa prima – per molti versi: il Crystal Palace in finale dopo oltre vent’anni, il Manchester United che vince in rimonta e in dieci come ai bei tempi permettendo a Rooney di alzare la sua prima Coppa d’Inghilterra (lo avreste mai detto?), ma non possiamo fingere che non sia successo quello che ogni tifoso dei Red Devils aspettava da due anni: Louis Van Gaal è stato esonerato, proprio dopo l’unico trofeo conquistato alla guida dello United. Cosa che invece non dovrebbe succedere a Cristian Brocchi: l’allenatore del Milan più vuoto degli ultimi cinque anni ha perso la finale di Coppa Italia (dormivo, me l’hanno raccontata) nel peggiore dei modi, cioè meritando di vincere.

 

A sfiga si somma sfiga, perché in questo modo in Europa League ci è andato il Sassuolo, probabilmente la squadra più finta della storia del calcio. Gli emiliani sono infatti l’esperimento riuscito che palesa la morte di questo sport: nessuna favola, se non il giocattolo di un miliardario che ha messo insieme un bravo allenatore e buoni giocatori in una società senza storia né tradizione né tifosi, facendoli allenare e giocare in una notte hegeliana in cui vincere, pareggiare, perdere, andare in Europa o in B sono vacche indifferentemente nere. Sarà colpa del brandy, ma quando sento queste storie, vedo come si è ridotto il Milan o leggo di gente che festeggia perché il Paris Saint-Germain ha vinto la Coppa di Francia mi viene da dare ragione ai prof. mentecatti e politicamente corretti di quella scuola di Greve in Chianti, che hanno annullato la partita di calcio di fine anno in una scuola media perché provoca discriminazione di genere. Altro che calcioscommesse di fine maggio.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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