Immeritata o no, per fortuna la sconfitta in Coppa Italia è arrivata

Stavano tutti e tre in tribuna. Il più affranto sembrava Galliani, e giustamente perché è il maggiore responsabile di tutto quello che è andato storto negli ultimi quattro anni. Il Cav. invece sembrava contento non saprei dire se per la prestazione o per la constatazione definitiva di decesso che lo motiva ancora di più nella vendita ai cinesi.

23 Maggio 2016 alle 18:14

Immeritata o no, per fortuna la sconfitta in Coppa Italia è arrivata

L'allenatore del Milan Cristian Brocchi (foto LaPresse)

Stavano tutti e tre in tribuna. Il più affranto sembrava Galliani, e giustamente perché è il maggiore responsabile di tutto quello che è andato storto negli ultimi quattro anni. Il Cav. invece sembrava contento non saprei dire se per la prestazione o per la constatazione definitiva di decesso che lo motiva ancora di più nella vendita ai cinesi. Barbara B. non vibra mai all’unisono, sembra capitata lì per caso, papà quasi quasi vengo con te allo stadio: per quanto si impegni non ha lo spirito né le physique du role della manager di una società di calcio, starebbe meglio in una casa editrice. 

 

Intanto è arrivato Leonel Jesus Vangioni, ultimo parametro zero del gallianismo.  29 anni, viene dal River Plate, gioca a sinistra, terzino o esterno di centrocampo. Gennarino Gattuso si è incazzato, dice che poi quando vedremo De Sciglio fare sfracelli sulla stessa corsia con altra maglia non ci dovremo lamentare, come ci stiamo lamentando per le cessioni improvvide di El Shaarawi e di Suso.


La sconfitta nella finalina della coppetta è stata a detta di tutti immeritata e a testa alta, ma chi se ne frega della posizione della fronte. Perso s’è perso, e meno male, s’è cancellata la manfrina d’inizio stagione quando un po’ per soldi un po’ per training autogeno il presidente diceva che non avrebbe cambiato la rosa del Milan con quella di nessun altra squadra italiana.

 

La nostra è una rosa cimiteriale: non basta giocare bene – ogni tanto – in undici, bisogna farlo molto più spesso e in tredici, quattordici. Sabato sera abbiamo perso sui cambi, il vispo piccoletto Mauri (in verità fra i più pericolosi)  l’acciaccato Niang e il sempre inutile Balotelli, contro i piedi vellutati di Alex Sandro, la velocità di Quadrado e la chirurgica efficacia di Morata, un pallone toccato, un tiro, un gol.

 

Questo Milan è il più costipato della storia: tiriamo poco e male, difensori e centrocampisti non hanno la castagna, non facciamo goleade, quando vinciamo il più delle volte è per uno a zero e se andiamo sotto non c’è verso che si riesca a rimontare. I nostri attaccanti sono involuti: il più prolifico, Carlos Bacca, è efficace in area di rigore ma è un centravanti atipico, non partecipa alla manovra collettiva né ha la fame che aveva Pippo Inzaghi, non sta lì a scattare e a scattare sul filo del fuori gioco fino allo sfinimento, lui segna alza due dita al cielo e sembra che si accheti. E quante volte vediamo i nostri attaccanti  entrare in area per infilarsi in dribbling impossibili proprio perché non hanno la cultura del tiro immediato, da dovunque e comunque?

 

Vangioni non è solo veloce, sa anche dribblare, crossare teso e non sfilacciare  mozzarelle a campanile ma soprattutto va facilmente al tiro che gli riesce spesso nello specchio, potente e  preciso,proprio la dote che non hanno i nostri difensori e centrocampisti.

 

Il suo arrivo dovrebbe farci  fare un piccolo passo avanti. Contraddice la linea presidenziale del nucleo duro di non mercenari, di giovani italiani attaccati alla maglia, ma fino a che non si sa se ci sarà o meno la vendita alla cordata cinese bisognerà tenere il piede in due staffe. Ma si faccia presto:  cominciare in ritardo il mercato estivo e doverci accontentare degli scarti altrui e dei parametri zero non è il miglior viatico per il futuro.

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