Yoga e tattica militare. Ecco i segreti del Gent, sorpresa della Champions League

I belgi sono il primo club ad arrivare agli ottavi dal 1991. Il merito è del tecnico Hein Vanhaezebrouck che ha rivoluzionato il modo di allenarsi e intendere il calcio: "Me ne frego dei dottoroni che ti spiegano come fare ad allenare i muscoli, nel calcio come quando stai con una donna a letto i muscoli non servono, serve concentrazione, tattica e respirazione per non fare brutta figura".

10 Dicembre 2015 alle 17:53

Yoga e tattica militare. Ecco i segreti del Gent, sorpresa della Champions League

Hein Vanhaezebrouck (foto LaPresse)

Non che il girone H della Champions League fosse impossibile, lo Zenith di San Pietroburgo è squadra tosta certo, Valencia e Lione nomi altisonanti ma in difficoltà di gioco e risultati, però il passaggio agli ottavi della massima competizione europea del Gent era comunque difficilmente pronosticabile. Anzi, secondo le quote di inizio stagione la qualificazione dei belgi era data addirittura a 70, in pratica: eliminazione assicurata. E il girone d'andata aveva rassicurato i bookmakers: un pareggio, due sconfitte e ultimo posto, con rialzo delle quote: passaggio del turno dato a 100. Da quel 20 ottobre però il Gent ha vinto sempre e con 10 punti si è regalato l'ingresso tra le sedici squadre migliori d'Europa e ha regalato al suo allenatore 10mila euro, l'incasso della scommessa vinta giocando 100 euro (in Belgio se sei un tesserato alla federazione calcistica scommettere sulla propria squadra non è reato).

 

Perché il segreto di questo Gent non sono i giocatori, non ci sono nazionali e il valore della rosa non raggiunge nemmeno i 60 milioni di euro (più o meno quanto valgono i giocatori del Palermo, 17° in serie A), non è la società che in 115 anni di storia ha vinto un solo campionato, ma lui mister Hein Vanhaezebrouck, professione allenatore, ma anche "innovatore e santone", a giudizio di Jan Ceulemans, capitano del Belgio che arrivò in finale all'Europeo del 1980 e al quarto posto nel Mondiale del 1986, in patria una leggenda.

 

"Quella del Gent è un miracolo, qualcosa di incredibile", ha continuato Ceulemans. "Sono sbalordito. Questi hanno fatto la storia". La vittoria per 2-1 contro lo Zenit è effettivamente risultato storico per il calcio belga, perché mai una squadra di questo paese era mai riuscita a raggiungere gli ottavi di finale da quando la Champions League si chiama Champions League. Dopo la riforma della Uefa del 1993 che aveva pensionato la vecchia Coppa dei Campioni aprendo la competizione anche alle squadre che non avevano vinto il campionato nazionale, solo l'Anderlecht nella stagione 2000/2001 era riuscita a passare il primo turno, ma l'introduzione di un secondo turno a gironi non gli permise di andare aventi e agguantare il miglior risultato continentale della storia recente del Belgio. Quello del Club Bruges che nell'edizione 1990/1991 riuscì a rendere la vita difficile ai campioni uscenti del Milan: 0-0 a San Siro e gol qualificazione di Angelo Carbone nel ritorno.

 

Poi più nulla. Almeno sino a ieri.

 

Almeno sino a Hein Vanhaezebrouck.

 

Perché il Gent è cosa sua, una sua creatura, una sua invenzione. Soprattutto una scommessa. Un anno e mezzo fa, quando si ripresentò negli uffici del Ghelamco Arena, lo stadio del club, per parlare con la dirigenza della possibilità di allenare la squadra pretese solo una cosa: "Qui si fa come dico io. Voi prendete chi volete, anche una squadra di muratori di Bruxelles, ma se si fa come dico io si ottengono i risultati che volete. Mica come l'altra volta". Quell'altra volta era il 2009. Vanhaezebrouck aveva vinto il campionato di seconda divisione belga con il KV Kortrijk e aveva ottenuto un'insperata salvezza la stagione successiva, era stato chiamato al Genk, l'altra squadra di Gent, per riportare il club in Europa, ma venne cacciato a novembre. Ritornò al Kortrijk e riprese da dove aveva interrotto: cinque salvezze consecutive e un quarto posto nel 2012.

 

La società decise di dargli carta bianca, totale libertà di manovra. E i bufali, il soprannome che il club ha acquisito da quando Buffalo Bill si stanziò per quasi un mese fuori dallo stadio con il suo Wild West Show nei primi anni del Novecento, iniziarono a correre. E bene. Vinsero il campionato, il loro primo successo della storia, a maggio, la Supercoppa belga ad agosto e sono al momento al primo posto (alla pari con il Club Bruges) dopo 18 partite.

 


Hein Vanhaezebrouck con lo scudetto della scorsa stagione, il primo per il Gent


 

Non male per uno considerato "troppo grasso e troppo matto per poter fare qualcosa nel calcio". Era il 2000 e queste parole furono pronunciate dall'allora general manager del Lokeren, squadra per la quale Vanhaezebrouck coordinava il settore giovanile.

 

"Sono troppo grasso? E che problema c'è? Mica devo correre, a correre ci pensano i miei giocatori, io insegno loro solo come farlo", disse all'inizio della scorsa stagione.

 

E Gent in campo corre forte, gioca bene, segna molto (secondo miglior attacco in campionato) e soprattutto non sbaglia mai nelle occasioni che contano: negli ultimi 16 mesi non ha mai perso contro le prime 10 squadre del campionato.

 

Questione di tattica, certo, questione soprattutto di testa. Perché se vinci il campionato con il minor numero di ammoniti della storia recente dei campionati europei, qualcosa vorrà dire. "E' nel cervello che inizia tutto, se ti funziona quello non c'è Real o Barcellona che tengano". E' il Vanhaezebrouck pensiero, qualcosa che oltrepassa il calcio, lo sport e anche il tradizionale concetto di preparazione fisica. "Me ne frego dei dottoroni che ti spiegano come fare ad allenare i muscoli, nel calcio come quando stai con una donna a letto i muscoli non servono, serve concentrazione, tattica e respirazione per non fare brutta figura".

 

E' per questo che al Gent le cose funzionano a modo loro, gli allenamenti iniziano con una seduta di ginnastica posturale, prosegue con esercizi di respirazione e finisce con una lezione di yoga. Il resto è pallone, tanto, tattica, tanta, corsa, il giusto, quella sufficiente a correre per 90 minuti. "Correre è qualcosa che non auguro a nessuno, l'uomo non è fatto per correre, ma per pensare. Io dico ai miei giocatore di pensare per correre di meno. Funziona", disse dopo la vittoria per 2-1 nei playoff scudetto contro l'Anderlecht.

 

"Ho letto che corriamo tanto, per questo vinciamo. Non è vero, così mi offendete, noi corriamo bene", rispose secco a un giornalista dopo la vittoria contro il Valencia. Una precisazione importante quella Vanhaezebrouck. Una precisazione che fa capire l'allenatore, soprattutto il tattico. Perché è così che si definisce.

 

Raccontano a Lokeren che quando coordinava il settore giovanile passava un terzo della giornata a dormire, un terzo a osservare il lavoro delle squadre, un terzo a leggere libri di tattica militare classica. I suoi schemi sulle palle inattive rivisitano calcisticamente le tattiche di Alessandro Magno, Annibale e Guglielmo il Conquistatore. "False ritirate, aggiramento dell'avversario, avvolgimento strategico, c'è tutto questo in Vanhaezebrouck, merita i miei complimenti", ha detto al Soir Herman Debuyschaire, professore di storia antica all'università di Berlino, originario di Bruxelles e grande tifoso dell'Anderlecht.

 

Tattica e zen, yoga e arte della guerra. Lui intanto si gode il momento, le lodi altrui e ci scherza su: "Grazie a tutti per le belle parole, ma sono troppo brutto per essere famoso. Preferisco rimanere Vanhaezebrouck, quello grasso".

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