Carlo Tavecchio (foto LaPresse)

Il brutto metodo “Opti Tavecchio”

Maurizio Crippa
Si può anche difendere, per partito preso contro i soliti fighettini moralizzatori, un personaggio imbarazzante come Carlo Tavecchio, presidente della Federcalcio. E noi l’abbiamo anche fatto.

Si può anche difendere, per partito preso contro i soliti fighettini moralizzatori, un personaggio imbarazzante come Carlo Tavecchio, presidente della Federcalcio. E noi l’abbiamo anche fatto. Adesso però il talentuoso manager sportivo, dopo “Opti Pobà” e altre minuzie, s’è fatto beccare a parlare in termini disdicevoli di “ebreacci” e di omosessuali. Il calcio italiano se lo può permettere, Tavecchio? Il direttore di SoccerLife, che ha diffuso le frasi incriminate, spiega che il file audio è stato diffuso solo ora (mesi dopo) perché si è accorto tardi degli insulti razzisti contenuti. Insomma, solo cattivo giornalismo, il suo. Ma i giornaloni approfittano per far sapere che Matteo Renzi “non ne può più”, e che pur non avendo il governo i mezzi formali per cacciare il chiacchierino ex capo della Lega dilettanti, a un regime change ci stanno pensando davvero. Però qui si pone una questione, non formale, che riguarda Federcalcio ma non solo. Si può definirla il metodo scontrino-Marino.

 

C’è un amministratore, una carica pubblica, un manager qualsivoglia che non va bene, e un sistema che va male altrettanto? Il metodo sarebbe prendere il responsabile inadatto e farlo accomodare ai giardinetti, poi prendere il settore e rivoltarlo come un guanto. Sul caso Tavecchio, basterebbe vedere come sta maltrattato il calcio, dai diritti tv in giù. E invece si sta ad attendere lo scivolone, la gaffe da indignazione collettiva, per poi dire “eh be’… uno così, in quel posto”, e suggerire passi indietro nel nome di nuove e magnifiche regole di qualità e trasparenza. Ma questo, oltre che meschino, è un metodo da vecchia politica, da Italia appiccicosa. Tutto il contrario di quel che servirebbe.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"