Addio austerity, bentornata Serie A

Inizia sabato un nuovo Campionato tra rivoluzioni, colpi di mercato, scommesse finanziarie e una Juventus ancora favorita
Addio austerity, bentornata Serie A

Milan-Inter al Trofeo Tim della scorsa settimana (foto LaPresse)

«Un calciomercato così farebbe felice pure Matteo Renzi, convinto che l’austerity freni la crescita. Juve e Inter, Milan e Roma non stanno più a guardare le mosse delle big d’Europa col palmo aperto ad aspettare le briciole. Oggi il supermarket della Serie A è tornato a viaggiare su cifre record, al punto che i 25 milioni di euro spesi dal Milan per il ventenne Gabriele Romagnoli quasi non fanno impressione».

Matteo Pinci, la Repubblica 11/8

 

Hanno cambiato e speso tanto le squadre italiane che questo weekend si presentano al via per una nuova stagione di Serie A. Guido De Carolis: «Si rifonda, si ricostruisce o più semplicemente c’è chi prova solo a cambiare pelle. Milioni hanno messo sul piatto Milan e Inter, senza timore di rinnegare le scelte della passata stagione e puntare su volti nuovi. Bacca, Luiz Adriano, Romagnoli per i rossoneri, Jovetic, Kondogbia Miranda, Murillo per i nerazzurri, solo per citarne alcuni».

Guido De Carolis, Corriere della Sera 11/8

 

Il direttore del Guerin Sportivo Matteo Marani: «Ricordo che il 2007 e il 2008, gli anni in cui Mancini riportò l’Inter a vincere in Italia, costarono al club rispettivamente 206,8 milioni (record dell’intero dopoguerra) e 148 milioni di perdite».

Matteo Marani, Guerin Sportivo n. 9

 

Pure la Juve ha dovuto investire parecchio per sostituire Pirlo, Tevez e Vidal, con Khedira, Dybala e Mandzukic e ancora dà la caccia a un trequartista. La Roma ha incassato per Romagnoli e Bertolacci, ma pagato per Dzeko, Salah e Iago Falque, rimanendo comunque incompleta.

Guido De Carolis, Corriere della Sera 11/8

 

Il Napoli è andato in controtendenza: ha confermato Higuain e gli altri big, ha puntato sulla rivoluzione di Maurizio Sarri (profeta ad Empoli, nessuna esperienza ad alti livelli) e scommesso su Allan e Valdifiori. Marco Iaria: «Se De Laurentiis riesce ancora a trattenere Higuain, è perché il Napoli non è con l’acqua alla gola. In questi anni ha saputo far di conto, tanto che il club azzurro ha accumulato un patrimonio netto di 72 milioni al 30 giugno 2014 e disponibilità liquide, gelosamente custodite in UniCredit, per 42 milioni alla stessa data. Frutto di otto bilanci di fila in utile, tra il 2006 e il 2014».

Marco Iaria, La Gazzetta dello Sport 11/8

 

Molto cauta anche la Lazio, turbata dal un grigio precampionato e dalla sconfitta in Supercoppa con la Juve. Ancora Iaria: «C’è da dire che Lotito aspetta ancora di capire se potrà accedere ai denari della Champions: c’è il playoff da giocare contro il Bayer Leverkusen, con la vittoria si schiude un caveau da almeno 40 milioni. Nel frattempo la Lazio ha puntato tanto sui giovani (Kishna, Milinkovic-Savic, Morrison), ha riscattato Parolo e Basta e sta trattenendo le stelle Felipe Anderson e Biglia. Una quindicina di milioni spesi e niente botti, sognando i gironi della Champions».

Marco Iaria, La Gazzetta dello Sport 11/8

 

Pinci: «Affari tanto succosi in Italia non si vedevano addirittura dall’inizio del secolo. Per trovare presidenti più spendaccioni di quelli di oggi bisogna tornare al 2001, quando Juve, Lazio, Milan e Inter tirarono fuori 545 milioni di euro, più di cento a testa: erano giorni in cui veniva valutato 135 complessivi il trio Nedved, Thuram e Buffon, 48 il “bidone” Mendieta, 41 Inzaghi e 29 Toldo. Magari non saremo al livello dei 55 milioni di euro spesi da Cragnotti nel 2000 per comprare Crespo, ma in quell’elenco di numeri esagerati i 40 che Monaco e Palermo incasseranno dalle nostre grandi per le cessioni di Kondogbia e Dybala (bonus compresi) non sfigurano, anzi».

Matteo Pinci, la Repubblica 11/8

 

Critico il giudizio di Pierpaolo Marino, da pochi giorni ex direttore sportivo dell’Atalanta: «I nostri allenatori non sono aggiornati sullo stato di un giocatore, sul periodo di carriera che attraversa. Ai tecnici italiani mancano staff adeguati e si vanno a prendere magari scarti di grandi squadre in parabola discendente. Il Bayern può mai svendere un buon giocatore? Se li vuoi i grandi li devi pagare. Da noi vengono giocatori senza un rendimento continuo. Salah magari fa bene per venti partite, ma non basta per vincere».

Guido De Carolis, Corriere della Sera 11/8

 

Come si fa a sostenere questi costi? L’Inter, come la Roma, scommette sulla Champions e si affida a prestiti con riscatto obbligato, più o meno dei “pagherò”: Mancini ha convinto Thohir ad investire, spostando sul bilancio del prossimo anno l’onere delle spese sostenute. Fin qui 87 milioni, ma saranno sicuramente di più. In fondo almeno per i prossimi 12 mesi, causa un ruolo da spettatrice nelle coppe europee, i bilanci del club nerazzurro non finiranno sul tavolo dell’Uefa, che l’ha già sanzionata (al pari dei giallorossi) la scorsa primavera.

Matteo Pinci, la Repubblica 11/8

 

Intanto in provincia c’è un mecenatismo che resiste. Ad esempio il Sassuolo: Giorgio Squinzi la scorsa stagione ha investito 46 milioni, chiudendo il 2014 in perdita per 16. Chi invece ha smesso di fare il mecenate è Urbano Cairo: dalla cessione di Ogbonna in poi, le plusvalenze hanno consentito al Torino di camminare con le proprie gambe e di non rinunciare a bei colpi in entrata.

Marco Iaria, La Gazzetta dello Sport 11/8

 

Iaria: «Il nuovo che avanza è Joey Saputo, azionista di maggioranza del Bologna che in B ha investito 37 milioni e ora ha messo in preventivo altri 25-30 milioni di versamenti per finanziare la stagione di Serie A. Saputo si destreggia tra la necessità di risanamento (il Bologna era quasi fallito, con tanti esuberi) e le ambizioni della piazza: un’operazione come quella di Mattia Destro cerca di conciliare le due cose».

Marco Iaria, La Gazzetta dello Sport 11/8

 

Se le milanesi stanno tentando una rivoluzione per rinascere, la Roma ha sconvolto l’attacco e il Napoli ha deciso di puntare sul bel gioco, per tutti la favorita resta la Juventus. Mario Sconcerti: «È una squadra molto ben pensata che ha perso qualche garanzia. Dell’attacco di due stagioni fa, quello dei 105 punti, non c’è più nessuno. La squadra d’altra parte era vecchia, molte volte anche in Champions, l’età media era di 31 anni. E anche il cumulo di gloria ha il suo peso. I cambi della Juve sono tutti di una qualità forte. Nessuno ha una riserva come Zaza, Mandzukic è forse un giocatore più da fase europea che da Italia. E nessuno ha una statura potenziale come quella di Pogba».

Mario Sconcerti, Corriere della Sera 27/7

 

La Fiorentina è stata la sorpresa dell’estate, con le vittorie in amichevole contro Barcellona e Chelsea che hanno riscattato un calciomercato negativo. Prima il tradimento di Neto finito in bianconero, poi il traumatico divorzio da Montella, infine la fuga di Salah alla Roma. Alessandro Bocci: «La Fiorentina non è morta e come, dice il patron Andrea Della Valle, non fa passi indietro. Ha cambiato l’allenatore (Paulo Sousa), tagliato drasticamente il monte ingaggi, scelto di puntare sui giovani di qualità (vedi Bernardeschi), ma vuole rimanere in alto in classifica. Quanto, è difficile dirlo ora con il mercato aperto».

Alessandro Bocci, Corriere della Sera 12/8

 

Due le squadre che faranno il loro esordio assoluto nella massima serie: il Frosinone guidato da Roberto Stellone e il Carpi di Fabrizio Castori. Era dalla stagione 1993/94 che non si aveva una doppia novità in A (allora furono la Reggiana di Marchioro e il Piacenza di Cagni).

Benedetto Saccà, Il Messaggero 12/8

 

Sono già una sessantina i nuovi stranieri sbarcati nei club di Serie A. Guglielmo Buccheri: «Un’invasione senza argini ed arricchita da una gruppo, numeroso, di carneadi. C’è il “nuovo Mascherano”, Gaspar Iniguez, ad Udine, così definito all’Argentinos. C’è il nuovo Pogba, Olivier Ntcham, 19 anni, così etichettato perché come lo juventino si è formato nella scuola del Le Havre e su di lui il Manchester City vuole tenere gli occhi avendolo mandato al Genoa solo in prestito. E c’è anche il miglior realizzatore del campionato polacco, Kamil Wilczek, 27 anni, l’anno scorso al Piast Gliwice. Una colonia di ragazzi, giovani e coraggiosi».

Guglielmo Buccheri, La Stampa 13/8

 

Questa che inizia sembrerebbe essere la stagione della riscoperta del trequartista. Mario Sconcerti: «Pogba sta guidando un piccolo gruppo di nuovi numeri 10. Lo è chiaramente Jovetic, lo è Salah per definizione allargata, può diventarlo Bernardeschi, è tornato perfino Cassano. Forse chi lo è meno di tutti è proprio Pogba. È pulito nel gioco, è lineare, rispettoso. Gli manca un po’ di disagio dentro, quel piccolo tratto selvatico che rende  un fuoriclasse sempre insoddisfatto. Gli slavi invece, dalla Croazia alla Serbia, sono sempre buoni giocatori, raramente diventano ottimi. È come se si accontentassero un attimo prima. Jovetic è su quell’orlo, anche a lui manca qualcosa. Ma può essere uno dei pochi a fare quell’ultimo scalino».

Mario Sconcerti, Corriere della Sera 10/8

 

Sullo sfondo poi la battaglia senza esclusione di colpi tra le pay tv. Sky e Mediaset si azzuffano da oltre un anno sui vari campi di sfida, italiani ed europei, e i prezzi dei diritti tv volano. Sicuramente un bene per la Serie A, che incasserà attraverso l’advisor Infront 1,2 miliardi di euro a stagione per i prossimi tre anni (+20%). Un dato figlio tuttavia della rivalità tra emittenti più che del reale valore del nostro campionato.

Alessandro Iori, Guerin Sportivo n. 9

 

Tra le novità regolamentari, da questa stagione scatta il contingentamento delle rose a 25 giocatori, di cui 4 provenienti dal vivaio e 4 di formazione italiana (giocatori che abbiano militato nei nostri vivai dall’età di 15 a quella di 21 anni per almeno 36 mesi). E un modo di razionalizzare le spese e di limitare tesseramenti folli e conseguenti esercizi di finanza creativa.

Alessandro Iori, Guerin Sportivo n. 9

 

a cura di Luca D’Ammando

 

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