Gadda vi insegna come si scrive. L'ignorantezza non è più ammessa

La recensione di "Norme per la redazione di un testo radiofonico", nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)

Andrea Ballarini

Shottini è un'idea di Andrea Ballarini. Video ed editing di Enrico Cicchetti


  

Di questi tempi ognuno si sente legittimato a impugnare lo smartphone e a dire la sua su complesse questioni come la legittimità dei vaccini; se nell’amatriciana ci vada la cipolla o sulle raffinate particolarità dell’allevamento veloce e redditizio della lumaca da giardino sul balcone.

  

Ma fino a qui questo attiene alla superpotenza del mezzo che ha le sue luci e le sue ombre e che richiede un livello di competenza non banale per discernere le cose sensate da una poderosa montagna di cazzate: si sa, la democrazia è più complicata della tirannide

 

Quel che proprio non si riesce a sopportare è che al contenuto assurdo sovente si accoppia anche un uso del linguaggio fumoso, scorretto, sgrammaticato (e certi politici contemporanei ne hanno addirittura fatto un loro punto di forza), ma anche, e soprattutto, completamente inadatto al mezzo che con cui il messaggio viene comunicato.

 

Basta frequentare qualunque evento culturale, sia dal vivo, sia attraverso i mezzi di comunicazione, per imbattersi in relatori che parlano a una platea generalista come se stessero scrivendo un saggio accademico, provocando l’orchite a tutti, oppure in quei superentusiasti di loro stessi che una volta che si sono impadroniti di un microfono sono disposti a sostenere da soli un assedio dei saraceni pur di non mollarlo e sparano domande di venticinque minuti.

 

Il libro di cui parliamo oggi ha moltissimi pregi: in primo luogo una tale brevità che vi consentirebbe addirittura di leggerlo. Ma senza arrivare a questi estremismi, con il pretesto di dettare delle regole rigide fa riflettere sulla responsabilità che inevitabilmente deve assumersi chiunque comunichi un’idea con un mass media (sempre dirlo in inglese) nonché fa esplodere una forza comica in alcuni momenti davvero irresistibile.

 

Il libro è “Norme per la redazione di un testo radiofonico” e lo ha scritto nel 1950 Carlo Emilio Gadda. È un testo che veniva allegato dalla Rai ai contratti dei collaboratori della radio. Fino a oggi lo si trovava nelle opere complete, in un’edizione costosissima, quindi sia reso merito ad Adelphi che lo ripubblica in questi giorni nella Biblioteca minima a soli 6 euro.

 

Dicevamo che è stato scritto nel 1950. In quel periodo il Gran Lombardo, come lo chiamano nei testi di critica letteraria per tirarsela, era stato assunto alla Rai, dove rimase cinque anni. In quel periodo in Italia non c’era ancora la tv, ma questo testo, tra le molte qualità, ha anche quello di far notare come sia fondamentale per chiunque abbia qualcosa da comunicare essere pienamente consapevole delle potenzialità e dei limiti del mezzo di comunicazione. Se l’uditorio ve lo consente, valutate voi se sia il caso di citare Mc Luhan. E la consapevolezza in un momento cui si leggono post di cui non si capisce il senso, la lettera, o a chi siano rivolti è una necessità di cui bisognerebbe sempre tenere conto. Anzi, il mio consiglio a chi chiunque comunichi, professionalmente o per hobby, è di tenere questo libretto sotto il cuscino, nella speranza che per osmosi la sapienza passi dalle sue pagine al vostro cervello.

  

Ma lasciamo la parola a Gadda. Vi leggo giusto uno dei passaggi più divertenti per farvi capire il sottilissimo gioco letterario in cui uno scrittore pazzesco come Gadda, si diverte a fingersi un severo professore che detta regole inappellabili. In barba al fatto che nel Pasticciaccio scriverà di a qualche anno frasi come: “Con quel seno a cui il Foscolo avrebbe attribuito il diploma di sen colmo, in uno di quegli accessi trubadorico-mandrilli che lo resero immortale in Brianza” che non è proprio un esempio di stringatezza alla Hemingway. Sentite che ironia e scusate se non sono Nando Gazzolo a leggere.

 

“Dopo aver elaborato una struttura sintattica risplendente di quattordici sostantivi maschili uno via l’altro, il riattaccarsi con un “quello” o un “esso” all’uno dei quattordici (a quale?) induce l’ascoltatore in uno stato di tragica perplessità circa l’attribuzione del disperso  trovatello (esso, quello) all’uno piuttosto che all’altro dei nomi preferiti. Evitare possibilmente, di mettere in cantiere frasi come questa: “Il veleno del dubbio e per contro il timore del peggio si erano insinuati fin dal vecchio tempo, e in ogni modo dopo il recente conflitto, non forse nell’insicuro pensiero ma certo nel tremante cuore del popolano di borgo e del valvassore di castello in tutto il territorio (tanto nel fertile piano che sul colle amenissimo) del piccolo ducato e del congiunto priorato, protetti entrambi contro il tentato sopruso dell’esercito del Connestabile e contro il sistematico assedio del reggimento di Catalogna dall’impeto stagionale dell’affluente del Rodano, e sovrastati a tergo dal nero massiccio del Courtadet, già ricetto di un antico raduno conventuale ed ora di un pauroso brigantaggio: quello non meno sciagurato di questo”. Dove “quello” può riferisi a: veleno del dubbio, vecchio tempo, insicuro pensiero, popolano di borgo, fertile piano, piccolo ducato, sopruso dell’esercito del Connestabile, impeto dell’affluente del Rodano, antico raduno conventuale.”

 

Insomma, Gadda ve l’ha detto come si scrive, e quindi l’ignorantezza non è più ammessa. 


  

Norme per la redazione di un testo radiofonico, Carlo Emilio Gadda

Adelphi, 56 pagine

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