Foto Ansa

università

“Sugli esami servono regole stabili e uguali per tutti”. Gli studenti delle telematiche scrivono a Bernini

Le rappresentanze di Mercatorum, Pegaso e San Raffaele chiedono trasparenza sul confronto con il ministero e la stabilizzazione degli esami a distanza. “La qualità non è negoziabile”, ma va garantito il diritto allo studio senza discriminazioni tra atenei tradizionali e digitali

Le rappresentanze studentesche delle università telematiche del gruppo Multiversity (Mercatorum, Pegaso e San Raffaele Roma) hanno inviato una lettera aperta al ministero dell’Università e della Ricerca e all’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) per chiedere una decisione chiara e definitiva sul futuro degli esami online. Il nodo centrale è la stabilizzazione regolata delle prove a distanza, nel rispetto degli standard di qualità. Nella lettera gli studenti scrivono di non voler “rivendicare eccezioni o scorciatoie”, ma di chiedere “una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online”, capace di garantire “stessi standard, più accesso”. La qualità, precisano, “non è negoziabile”, ma deve essere assicurata “a prescindere dalle modalità di erogazione”, evitando che il confronto si riduca a un’alternativa tra rigore e flessibilità.

Nel documento si richiama il quadro normativo vigente, che prevede come regola lo svolgimento in presenza delle verifiche, ammettendo deroghe e possibili integrazioni in base all’evoluzione tecnologica. Le rappresentanze sottolineano l’urgenza della questione per il diritto allo studio: nelle università telematiche è ampia la presenza di studenti lavoratori, caregiver, persone con vincoli familiari o di salute, appartenenti alle forze armate o alla pubblica amministrazione. Per molti, spiegano, l’esame online “non è una ‘comodità’: è la condizione pratica che rende possibile studiare”. Una sua eventuale soppressione generalizzata rischierebbe di tradursi “in una compressione del diritto allo studio” con effetti concreti in termini di rinunce o abbandoni. Il tema viene collegato anche al dato strutturale del basso numero di laureati in Italia rispetto alla media europea, indicando la necessità di ridurre le barriere all’accesso.

La lettera affronta anche il dualismo tra atenei tradizionali e telematici, che spesso risponde a una logica “discriminante” da superare. “Uno studente non è ‘di serie A o di serie B’ in base alla modalità con cui studia o sostiene una prova”, si legge, richiamando anche le valutazioni Anvur che attestano livelli di qualità in linea con molte università tradizionali. Le rappresentanze chiedono trasparenza sull’eventuale tavolo tecnico tra ministero e atenei, la valutazione di un principio di scelta tra esame online e in presenza, e un possibile intervento integrativo al decreto per consentire una “stabilizzazione regolata” delle modalità a distanza. Oltre alla lettera, gli studenti hanno anche lanciato alcune petizioni online che hanno già raccolto migliaia di adesioni.