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Test di medicina
Gli studenti italiani hanno un problema con la Fisica? Un girotondo di opinioni
Tra gli oltre 22 mila studenti che hanno superato il test di Medicina, meno della metà ha ottenuto una sufficienza in Fisica. Dalla struttura delle domande allo studio scolastico. Le spiegazioni dietro il complicato rapporto dei ragazzi con una materia fondamentale per la scienza
Sono stati più di 22 mila gli studenti che hanno superato il test di Medicina, ma soltanto la metà di loro ha ottenuto una sufficienza alla prova di Fisica. Con la riforma Bernini da quest'anno i ragazzi non hanno sostenuto l'esame d'ingresso per entrare nella facoltà di Medicina, ma si sono iscritti a un semestre filtro al termine del quale hanno affrontato tre prove nelle materie fondanti dei primi sei mesi di lezione: Chimica, Fisica e Biologia. Per passare era necessario prendere una sufficienza in almeno una delle tre. Tra i due appelli, di novembre e dicembre, i voti validi sono stati 21.763 in Chimica e 19.898 in Biologia, ma il dato più eclatante, come detto prima, è stato il risultato nella prova di Fisica: solo in 10.022 lo hanno superato.
Da qui nasce una domanda: gli studenti italiani hanno un problema con la Fisica? Per spiegare questa differenza di punteggio, Enrico Bucci, adjunct professor presso la Temple University, parte dalla struttura stessa dei test. Il professore spiega come i quesiti di Biologia e Chimica fossero sostanzialmente nozionistici, per cui “non era necessario fare uno sforzo creativo, ma bisognava scegliere le risposte possibili”. Per rispondere bene ad alcune domande bastava quindi aver imparato a memoria le nozioni. Per la Fisica però il discorso è stato diverso perché i quesiti chiedevano di risolvere un problema, cioè di riconoscerne la struttura matematica. Ed è per questo motivo che ci sono state così tante difficoltà: era necessario riconoscere nel caso particolare un caso generale e poi applicarlo. In questo tipo di test, continua il professore Bucci, non si può contare solo sulla memoria “perché i casi particolari sono infiniti e non puoi averli tutti in mente. Sono convinto che se i test di Biologia e Chimica fossero stati impostati in questo modo, il risultato sarebbe stato identico a quello ottenuto con Fisica”.
Il perché è presto spiegato: la scuola italiana non riesce a staccarsi dall’impianto voluto dal ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile nel 1923, essenzialmente di tipo nozionistico, che ha privilegiato l’allenamento della memoria rispetto all’applicazione pratica. E il risultato del test di Fisica ne è la prova. Secondo la divulgatrice scientifica e scrittrice Gabriella Greison, “se un esame di Fisica boccia in massa, non sta esprimendo un’opinione morale. Sta mostrando una frattura”. Anche Greison, quindi, ritiene che il problema sia nella preparazione che gli studenti hanno ricevuto a scuola: “Sono convinti di conoscere la Fisica perché hanno superato le verifiche. Poi all’università scoprono quella stessa parola, ‘fisica’, significa un’altra cosa”.
Ed è qui che nasce un altro problema. Perché se è vero che il test ha dimostrato che gli studenti appena usciti dalla scuola superiore hanno alcune lacune in Fisica, allo stesso tempo si è visto come il semestre filtro, che avrebbe dovuto aiutare nella preparazione in vista dell’esame, non è stato sufficiente. “Partendo da una scarsa preparazione in Fisica è estremamente improbabile che, col modo di somministrare la materia durante il semestre filtro, si riesca a raggiungere un livello accettabile in grado di superare il test”, a dirlo è il professore di Fisica alla Sapienza Roberto Maoli. Ma sono gli stessi studenti che giudicano insufficiente la preparazione ricevuta al liceo. È il professore di Fisica Mauro Raggi, anche lui della Sapienza, a spiegare che nel questionario Opis – che rileva le opinioni degli studenti - tra le varie domande, ce n’è una che chiede se le conoscenze di base siano state sufficienti per affrontare l’esame. Nel caso di Fisica, “questo tipo di risultato è spesso non eccellente, cioè gli studenti lamentano di avere problemi con le conoscenze di base”, spiega il professore Raggi.
È chiaro quindi che nella scuola italiana ci sia un problema. Anzi per il professore di Storia e Filosofia Antonio Gurrado, i problemi sono due: “Il primo è culturale: si ritiene che la cultura sia solo quella umanistica e quella scientifica sia subordinata. Il secondo riguarda lo svolgimento materiale dei programmi”. Su questo punto, Gurrado ritiene che soprattutto nelle materie scientifiche ci sia una discrepanza “enorme” tra ciò che i programmi richiedono e quello che si riesce effettivamente a realizzare. Come aveva detto anche Greison, gli studenti escono dal liceo convinti di sapere la Fisica, ma andando all’università scoprono che in realtà non la conoscono così bene. Ma è un discorso generale che abbraccia tutte le materie che si insegnano a scuola. Il professore richiama l’esempio della prima prova dell’esame di maturità del 2013 quando, in una delle tracce proposte, bisognava analizzare un testo dello scrittore italiano Claudio Magris e tutti avevano protestato perché non era nel programma. Ma, ritornando al discorso di Bucci, la scuola non deve insegnare a risolvere il caso particolare, deve dare gli strumenti per ricondurre quel problema a un caso generale. Le difficoltà degli studenti nelle materie scientifiche emergono anche dai test Invalsi di matematica che però, secondo Gurrado, “non sono un criterio validissimo in assoluto, ma al momento è il più valido di cui disponiamo”. I risultati Invalsi hanno dimostrato come dal Covid 19 ci sia stato, si legge nel rapporto 2025, “un andamento altalenante: dopo una lieve ripresa nel 2024, nel 2025 il punteggio medio è tornato a contrarsi, suggerendo una ripresa che fatica ancora a consolidarsi”.
I bassi punteggi alle prove Invalsi di matematica aiutano a capire i risultati del test di Medicina di quest’anno. Lo spiega il professore Raggi: “Per rispondere a un test di Chimica o di Biologia servono conoscenze di matematica in molti casi relativamente semplici. Invece per rispondere alle domande di Fisica bisogna avere conoscenze abbastanza avanzate di matematica”. Infatti, sottolinea il professore, chi sceglie di studiare Fisica all’università - alla Sapienza quest’anno si sono iscritti in circa cinquecento - è “tipicamente portato per la matematica. Nei test d’ingresso riscontriamo solo qualche carenza non gravissima”. Per fare un esempio, il professore Maoli racconta che per iscriversi a Medicina in Canada è necessario avere una votazione molto alta all’esame finale di matematica del liceo.
Ed è proprio Maoli, alla fine, a spiegare perché è così importante conoscere la Fisica per essere un buon medico. C’è una serie di meccanismi nel corpo umano “che richiedono delle conoscenze di Fisica anche piuttosto avanzate: per capire come funziona il sistema cardiocircolatorio, per esempio, bisogna conoscere la fluidodinamica”. Ma anche per conoscere i concetti di respirazione, di diffusione di alcune malattie, di statistica o, anche banalmente, il funzionamento degli strumenti medici. “La Fisica – conclude Maoli - è una palestra formidabile di analisi di tutto ciò che è modellizzabile in maniera quantitativa”. Per tutti questi motivi, il professore Raggi ritiene che “forse bisognerebbe far capire meglio agli studenti che la medicina è una materia scientifica. E, in quanto tale, richiede tutte quelle basi che uno scienziato deve avere, tra cui Matematica, Fisica e Biologia. Tutte le basi della cultura scientifica”.