Riapro o no? Il liceo Chateaubriand opta per la terza via e diventa un caso

Marianna Rizzini

Doppi turni e restrizioni: la ripresa "in modalità Covid" dello storico "lycèe" italo-francese di Roma fa litigare i genitori e scappare i vip  

Roma. C’è una piccola storia nella storia, nella già complicata storia della riapertura scolastica, lungo la via stretta tra ripartenza e sicurezza. Ed è una storia che riguarda lo storico “lycée” francese a Roma, lo “Chateaubriand” anche detto “Chateau”. Una storia che coinvolge presidi e professori, italiani e francesi, genitori ignoti e genitori noti (per esempio l’étoile Eleonora Abbagnato, animatrice di una petizione di protesta), e che diventa emblematica di due visioni: riaprire in presenza e a tempo pieno, in sicurezza ma tenendo la possibile imperfezione in conto, o riaprire dando la priorità al distanziamento, costi quel che costi. E la riapertura scelta dal preside dello Chateau, in cosiddetta modalità “Covid”, cioè non a tempo pieno, con parziale ritorno alla didattica a distanza, e con turni mattina-pomeriggio che molte famiglie considerano impossibili da conciliare con la vita lavorativa e con la compresenza di più figli di età diverse da accompagnare e riprendere, tra asilo e medie, rischia di diventare anche un piccolo caso internazionale, lungo i confini della comunità mista italo-francese della scuola, comunità che, di fronte a norme più restrittive di quelle nazionali, si è rivolta alle autorità francesi con la suddetta petizione, circa 230 famiglie in rappresentanza di 400 studenti su 1.500, per chiedere conto della suddetta scelta del preside Stèphane Devin, che in giugno, dopo una consultazione interna, ha deciso per l’“opzione Covid” di rientro.

    

E compaiono, in piccolo e in anticipo, tutte le possibili varianti di quello che potrebbe succedere nel resto del paese se si riaprisse in modo diverso da quello infine deciso, sulla scena del nuovo e diverso caso Chateau (nel 2014 la placida scuola, adagiata nel verde tra Villa Borghese e Porta Pia, era comparsa nei titoli di giornale per un sospetto episodio di razzismo-bullismo, nonostante la fama “multiculti”). Un padre non si capacita: “Mistero: una scuola francese sul suolo italiano che sceglie una terza via, né come in Italia né come in Francia”. Sul sito della scuola compare intanto la comunicazione del preside (che ieri abbiamo cercato di contattare via e-mail, senza risultato): “Cari genitori […] due opzioni erano possibili: la prima contava su un rientro detto ‘normale’, la seconda su un rientro con la circolazione del Covid […] Il liceo opterà per il rientro con la seconda opzione poiché il virus circola ancora”. C’è anche la comunicazione del direttore delle elementari Richard Teissonnière che, con tanto di tabelle, spiega la complicata rentrée quotidiana: “Ognuna delle 30 classi sarà suddivisa in 2 gruppi (2 aule e 2 adulti per ogni classe). I 2 gruppi si alterneranno nella giornata: mentre un gruppo è preso in carico dall’insegnante della classe l’altro, sotto la responsabilità pedagogica del titolare di classe, è preso in carico da un altro adulto”. E c’è chi, tra i genitori, dice che il “secondo adulto” non è un insegnante e quindi “si perde in qualità”, chi non riesce a districarsi tra orari diversi per diversi figli, chi, con il “buco” creato dall’assenza della mensa, non sa dove lasciare i figli più piccoli (la scuola ha studiato un sistema di “sorveglianza fratelli”).

     

Ci sono poi i genitori che hanno proposto informalmente “di mettere una tensostruttura temporanea nel parco, ma ci è stato detto che c’è un pino secolare da preservare”. E alla fine la stessa Abbagnato ha deciso, viste le non risposte dei vertici scolastici, di spostare i figli alla scuola francese cattolica (lo Chateau è laico), cioè a quel “Saint Dominique” dove qualche tempo fa, con involontaria preveggenza, si offrivano sul sito sconti di 300 euro sulla retta a chi portava un amico. Dice un altro genitore: “Sulla carta la soluzione del preside dello Chateau poteva andare: divido elementari e medie in fasce orarie e recupero spazi, ma in pratica è un inferno ingestibile”. Ci sono poi i genitori italiani che difendono il preside accusando gli altri di essere “viziati”, i genitori expat che si sentono trattati peggio dei connazionali in patria, e gli italiani che se la prendono con la “inamovibilità granitica francese”. E insomma, nel bailamme, c’è chi si sente non soltanto inascoltato, ma invitato a tacere persino dall’immagine di Ennio Morricone che fa “shh”, quella che campeggia dal profilo Twitter della scuola.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.