una materia mai nata

Perché la scuola italiana ha un problema con l'educazione civica. Parla Cassese

Mario Leone

"E' la Cenerentola della nostra didattica", dice il giurista. "E la nuova legge è un misto di troppe cose per poter avere successo". Il binomio diritto-doveri e la prospettiva storica che manca

“Cenerentola è esistita. L’educazione civica è stata sempre dimenticata. Meno di Cenerentola, direi. Affidata a professori di storia o a specialisti di altre materie, non è mai decollata”. Sabino Cassese, presidente emerito delle Corte Costituzionale, interviene nel dibattito in corso intorno all'insegnamento di una materia mai nata. Lo fa in una lunga intervista rilasciata alla newsletter “La classe non è acqua”, nella quale presenta tutte le sue perplessità e offre degli spunti di riflessione.

 

Di Educazione Civica a scuola se ne parla dal 1958 quando il ministro Aldo Moro decise di inserire la materia all’interno del programma di Storia. Da quel giorno tanti tentativi e continui cambi di nome per una materia che non ha trovato una propria dimensione. Perché? Cassese lo spiega così: “Non si è mai sedimentata una cultura che comprenda regole del vivere civile, princìpi del diritto, illustrazioni storiche e spiegazioni sociologiche e politologiche. La materia, nelle sue poche vere applicazioni, è stata considerata una specie di divulgazione di principi di diritto costituzionale”. Una sorta di lunga lista di regole che oscilla tra diritti (tanti, forse troppi) e doveri. “Il binomio diritti-doveri nasce nel 1795 – prosegue Cassese – ed è declinato in molti modi nella Costituzione, anche invertendo il rapporto, mettendo prima i doveri (quando si tratta dei doveri-diritti dei genitori verso i figli). Ha un ruolo centrale nel vivere civile”.

 

Questo tema Cassese lo approfondisce nel suo ultimo libro “Il buongoverno. L’età dei doveri”, edito da Mondadori, dove l’autore si sofferma sui tanti paradossi che segnano il nostro Paese. Le contraddizioni, le miserie, ma anche un intatto senso della comunità, un aumento delle persone coinvolte nel volontariato in un’Italia che sempre, nei momenti di crisi, ha trovato nuove energie per rialzarsi. L’insegnamento dell’educazione civica dovrebbe nutrire questi aspetti, eppure la Legge 92/2019 (quella che rende obbligatoria l’Educazione Civica dall’anno scolastico 2020-2021, ndr) mostra tante criticità. Cassese ne individua alcune: “La nuova legge è un misto di troppe cose per poter avere successo. Si preoccupa di uscire dall’impostazione mono-disciplinare (solo diritto), ma non riesce a dare un baricentro alla materia. Forse sarebbe meglio cercare di definire materie o oggetti invece che discipline”. Le nuove linee guida evidenziano “tre nuclei concettuali”: costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale. Sono aspetti che non convincono il nostro interlocutore: “Sono tematiche che dovrebbero esser presenti, ma con sviluppi molto diversi. Si può pensare che la Costituzione abbia lo stesso spazio della digitalizzazione? Ma poi manca la prospettiva storica: perché sono importanti i diritti dei cittadini e, accanto ad essi, i doveri? Perché il Parlamento e il Presidente della Repubblica hanno durate diverse? Sono esempi di domande che dovrebbero trovare una risposta, insieme a tanti altri aspetti di storia delle istituzioni e delle regole. Poi, manca l’aspetto politologico: a che servono i partiti? Quale è la differenza tra le varie tradizioni delle forze politiche italiane? Come opera il rapporto elettori-partiti-Parlamento?”.

 

La situazione è complessa soprattutto se si guarda al momento storico che la nostra scuola sta vivendo. L’anno scolastico è alle porte ma come si ripartirà è ancora un mistero. La polemica infinita sui banchi con le rotelle, l’organico, le uscite dei sindacati che già preannunciano di bloccare l’inizio delle attività.  Sfruttiamo allora l’occasione per “deviare” dall’argomento e chiedere a Cassese quali caratteristiche dovrebbe avere la “sua” scuola. “Istruire nel senso di insegnare a pensare, a discutere, ad analizzare. Dare nozioni, ma anche spiegare come si ragiona. Aiutare a comprendere, ma anche insegnare ad esser aperti all’altrui ragionamento”.

Di più su questi argomenti: