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La lisergica intervista del ministro dell'Istruzione Fioramonti

Lavoratori come donatori, contraddizioni e altre bizzarre teorie del successore di Bussetti

16 Settembre 2019 alle 15:57

La lisergica intervista del ministro dell'Istruzione Fioramonti

Sul Corriere, Gianni Fregonara firma un'intervista a Lorenzo Fioramonti, deputato grillino che dal 5 settembre 2019 è ministro dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca nel secondo governo Conte. Un'intervista che ha qualcosa di lisergico: prima Fioramonti dice di voler alzare di 100 euro al mese lo stipendio degli insegnanti affinché “la società ne riconosca l’importanza e la centralità”. Per lui quindi i soldi sono un importante incentivo. “È necessario dare un riconoscimento agli insegnanti. Penso ad un aumento mensile a tre cifre, cento euro”, dice testualmente il ministro.

 

Però, se l'aumento dello stipendio dovesse essere differenziato (sul merito), allora Fioramonti dice: “Non credo che funzioni”.

 

“La dedizione di un insegnante non si misura con le ore di lavoro. La scuola non è un ufficio postale e funziona grazie al lavoro anche volontario che fanno molti insegnanti per passione e perché sanno che la loro è una missione sociale. Non credo che un aumento di stipendio come premio funzioni”, dice il ministro al Corriere.

 

Il denaro, insomma, funziona come incentivo per gli insegnanti solo se il bonus va in maniera uguale anche a tutti gli altri. E secondo quale logica?

  

    

Non si sa. Fioramonti paragona gli insegnanti ai donatori di sangue: “Quando si paga chi dona il sangue, diminuisce il numero dei donatori”. Così si scopre che per far salire il numero di insegnanti o motivarli, bisogna tagliargli lo stipendio. Il contrario di quanto detto in apertura.

   

  

Oltre che contraddittoria, la teoria è alquanto bizzarra: nessun economista si sognerebbe di assimilare lavoratori e donatori. Forse Fioramonti non ha notato che in genere chi fa l'insegnante non lo fa per volontariato e chi fa il donatore di sangue non lo fa come professione. 

  

 

Al termine della lisergica intervista, il ministro Fioramonti arriva a una dissociazione (o a uno sdoppiamento), quando sul tema degli insegnanti se la prende con le politiche del "governo precedente". Governo precedente il cui viceministro dell'Istruzione era Fioramonti.

 

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    15 Ottobre 2019 - 14:02

    L'Italia è un paese di grandi eccellenze ,si dice, e in questa epoca storica sono espresse dai grillini .Fioramonti rappresenta a modo sua una di queste .Ogni giudizio di merito o di valore sul Nostro è vano,fintanto c'è abbigne tenercelo. E poi sai com'è tutto passa ,il tempo è galantuomo.

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  • cesare battisti

    16 Settembre 2019 - 22:10

    Quindi anch'io non credo che funzioni! Non credo che la scuola italiana sia un esempio positivo per nessuno. E i risultati lo dimostrano se tra le 200 migliori università del mondo figurano, in coda, 3 italiane, dietro asiatiche e sudamericane. Non farei tanto lo spiritoso con questo ministro. I tanti che lo hanno preceduto sono stati sicuramente pessimi.

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  • cesare battisti

    16 Settembre 2019 - 21:09

    Non capisco le critiche. L'aumento per tutti uguale sarebbe bene. Il bonus docenti de Renzi è invece un guaio. Perché? Attiva tutto il ruffianesimo e il conformismo possibile verso il dirigente. Il dirigente viene a sua volta premiato economicamente in base al numero di studenti, di insegnanti, di progetti attivati, di istituzioni scolastiche che gli sottostanno. Questo significa: 1- promozioni indiscriminate per tutti; 2- non si fa più scuola perché si deve attuare quanti più progetti possibile (anche i più assurdi e improvvisati); 3- soldi in più per chi lecca il culo; 4- nessuna libertà di opinione (peggio dei Giovani Balilla), perché si devono attuare le direttive della Commissione Europea di cui la Programmazione d'Istituto deve essere solo una velina copiata male; 5- nessuno spazio per chi ama insegnare seriamente e dissenta dall'attuazione di tutto questo finto attivismo di facciata; 6- soldi solo per chi acriticamente attua quanto voluto dal dirigente.

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  • Chichibio

    16 Settembre 2019 - 19:07

    Toninelli, al confronto, è un grande.

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