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Come fermare il ministro bullo che vuole attentare alla costruzione europea

23 Giugno 2018 alle 06:00

Al direttore - Riforme, decreto diginità per Carelli e Paragone

Giuseppe De Filippi


Al direttore - Je suis Macron. Emmanuel c’est moi.

Giuliano Cazzola


 

Al direttore - Indirettamente sollecitato dal fondatore del Foglio ad agire contro il ministro dell’Interno (“Avvocati e giuristi, non dormite. Denunciate Salvini: le questioni politiche vengono dopo, ora bisogna fermare il bullo di stato”) mi permetto di manifestare un sommesso dissenso. Temo che il “bullo” abbia molte più ragioni di quante la sua retorica simil-trumpista espliciti.

Primo. Comincio dalla storiella, che tutti conoscono, del garzone mingherlino che trascina una pesante bombola di gas per le calli di Venezia. Arrivato all’ultimo ponte, proprio non ce la fa. Un passante, mosso a compassione, lo aiuta a trasportare l’oggetto a destinazione. Compiuta l’operazione gli chiede: “Ma glielo hai detto al padrone che la bombola era troppo pesante per te?”. “Sì certo, ma me ga risposto ‘Va là che qualche macaco che te dà una man te lo trovi sempre’”. Fuor di celia, nella tragedia dei migranti, il macaco è l’Italia. Secondo. Nelle drammatiche vicende del Mediterraneo meridionale vi è un chiarissimo abuso del sacrosanto obbligo di soccorso in mare. In primo luogo da parte dei trafficanti che intascano milioni e milioni; ma anche da parte dei gruppuscoli “umanitari” (la cui collaborazione è indispensabile ai primi) il cui obiettivo politico è quello di realizzare una immigrazione al di fuori di ogni regola. Il diritto, e il diritto internazionale, non è fatto per essere strumentalizzato per fini totalmente estranei alle sue evidenti finalità. Reagire all’abuso non appare illegittimo, nei limiti ovviamente della proporzionalità. Terzo. La strumentalizzazione è ancor più evidente se si considera che per i volonterosi aiutanti degli scafisti gli unici “porti sicuri” non sono quelli libici, tunisini, egiziani o maltesi, ma – guarda un po’ – quelli italiani dai quali raggiungere facilmente il resto d’Europa. E ben si guardano di fare rotta per i loro paesi – in genere nordeuropei – dai quali verrebbero respinti a furor di popolo e di idranti. Quarto. Se il principio della “sovranità popolare” scolpito nell’art. 1 della Costituzione non è una mera finzione, esso comporta che sono i cittadini italiani – non quelli di altri paesi – attraverso le loro istituzioni rappresentative e di governo a decidere se, come, e quanti immigrati accogliere sul suolo nazionale rispetto al quale vantano, loro sì, qualche “ius”. Certamente non è un potere sovrano che possa essere sovvertito da qualche organizzazione criminale o da minoranze rumorose che utilizzano come grimaldello giuridico il principio del “soccorso in mare”, che essi (e non l’Italia) sbeffeggiano e vilipendono.

Ovviamente ci vogliono buon senso e misura, ma anche il sentimento che è finita l’epoca in cui facciamo la figura del “macaco” d’Europa.

Vincenzo Zeno-Zencovich

Gentile professore, grazie per i rilievi, ma spesso i dettagli ci impediscono di mettere a fuoco il problema per quello che è. Salvini potrebbe essere denunciato per molte ragioni, non ultima l’istigazione all’odio razziale, ma la ragione vera per cui il bullo andrebbe fermato prima di fargli fare troppi danni è che Salvini giorno dopo giorno sta commettendo il più grave dei reati morali possibili per un ministro della settima potenza industriale del mondo e per un vicepresidente del Consiglio di uno dei paesi fondatori dell'Europa: sta attentando alla costruzione europea e attraverso la battaglia sulle frontiere ci sta portando tra le braccia dei peggiori amici dell’Italia. Il bullo va fermato.


     

Al direttore - Non so se, come scrive la Ciliegia, la partita sui migranti e sulle frontiere valga persino più dell’euro. Certamente, però, è cruciale e dal suo esito, e già dalla riunione informale di domenica dipende anche quel che si potrà decidere nel Consiglio europeo del 28 sulla riforma dell’architettura e della governance dell’Unione, nonché in materia di Unione bancaria. Un risultato insoddisfacente sui migranti, per il modo in cui questa questione si è andata configurando ed è cresciuta, esplicherebbe un effetto-alone negativo, anche per il gioco di azioni e reazioni, su altri argomenti, pure essi di grande importanza. Comunque, la proposta Macron-Merkel su bilancio comunitario comune, fondo Esm per i salvataggi degli Stati, riduzione dei rischi delle banche e Ministro unico delle finanze andrebbe rivista “ab imis”, come è emerso anche in un interessante dibattito nello “Spazio transnazionale” di Radio radicale, per tutte le connesse condizionalità che la rendono inaccettabile, in specie per l’Italia, sicché toglierla dal tavolo delle discussioni sarebbe un gesto di importanza pari a quella segnata dall'eliminazione del documento predisposto per il prossimo incontro di domenica sulle migrazioni. Occorre, però, passare, cominciando dai migranti, alla forza della ragione, delle argomentazioni e della ricerca di convergenze, chiudendo finalmente la fase degli urli e delle minacce, non illudendosi affatto che in una prospettiva temporale più ampia l’eventuale perdurare di questa fase, che sulle prime ha dato qualche esito interessante, faccia conseguire risultati di cui essere orgogliosi. Una conflittualità permanente sarebbe solo l’inizio della fine dell’integrazione e farebbe risuonare tristemente il funesto slogan “molti nemici, molto onore”.

Angelo De Mattia


   

Al direttore - E’ un classico la storiella di quel parvenu che, approdato in un salotto dell’alta società, alla vista di una bellissima donna non riesce a trattenere il proprio entusiasmo ed esclama: “Ah, signora, quanto mi piacerebbe andare a letto insieme a lei!”. La sortita è cruda, imprevedibile. Brusio, sconcerto, scandalo e, peggio di tutto, l’occhiata sprezzante con cui la dama ricambia la dichiarazione del goffo ammiratore. Il quale, comprendendo di aver sbagliato, si affretta a rettificare e, con una mano sul cuore, soggiunge: “Pagando, s’intende”. Con tutta evidenza, è solo l’ameno racconto della gaffe di un fesso. Ieri strappava con facilità un sorriso. Oggi susciterebbe lo sdegno di quelli che “ecco come l’élite si fa beffe degli umili”. E’ lo spirito del tempo presente. E’ l’essenza letteraria del populismo: ama la parodia, la caricatura grottesca dei “nemici del popolo”, ma è incapace di autoironia. Lo avete notato? Quando Matteo Salvini crede di ridere, in realtà ghigna.

Michele Magno


  

Al direttore - Leggo la preoccupazione, di Pomicino e sua, per la “politica svuotata”, e mi prende il terrore retrospettivo per quello che sarebbe potuto succedere se fosse successo quello che in tanti auspicavano, prima che Renzi perentoriamente chiudesse ogni prospettiva di alleanza con il M5s. Sicuri che il Pd sarebbe riuscito a riempire il vuoto della politica, “il cambiamento che rischia di mutare il profilo della nostra Repubblica, avvelenando i pozzi della democrazia”, e non l’avrebbe invece tacitamente legittimato, finendo per lasciarlo riempirsi “nel migliore dei casi dai mandarini, nel peggio dai poteri loschi”? Mi piacerebbe pensare che sia stata la nostra Dunkerque.

Franco Debenedetti

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