Contro i no pseudoscientifici sul 5G. Che serve, eccome, all'Italia

Federico Ronchetti

Nessuno studio serio attesta rapporti di causa-effetto circa la dannosità delle onde elettromagnetiche usate per le telecomunicazioni. Ma oltre 500 comuni, molti dei quali sono comunque già in “sofferenza digitale”, sono contrari all’installazione della nuova tecnologia

In Italia ci sono oltre 500 i comuni che hanno preso posizione contro l’installazione di stazioni radio-base con tecnologia 5G: si stima che questi provvedimenti riguarderebbero circa 4,5 milioni di cittadini. Molte di queste aree sono comunque già in “sofferenza digitale” a causa dell’assenza di connessioni in fibra delle abitazioni (Ftth) e della bassa copertura 4G: siamo in una situazione assurda dove amministrazioni locali fanno delle scelte che vanno  contro gli interessi del territorio. 

 

Nessuno studio serio attesta rapporti di causa-effetto circa la dannosità delle onde elettromagnetiche usate per le telecomunicazioni. Solo le radiazioni ionizzanti trasportano abbastanza energia per creare quei radicali liberi che attaccano chimicamente i tessuti biologici e sono quindi potenzialmente cancerogene. Viceversa, le radiazioni elettromagnetiche usate nelle telecomunicazioni non sono ionizzanti e non hanno energia sufficiente per produrre questi effetti cancerogeni.

 

È vero che le onde elettromagnetiche non ionizzanti sono in grado di trasferire calore ai tessuti e questo è l’unico effetto biologico provato. Su questo punto ci sono studi di qualità scientifica discutibile e bassa significatività statistica come quelli fatti dall’Istituto Ramazzini che è stato attivo, una decina di anni fa, anche nel tentativo di dimostrare la tossicità dell’aspartame: anche in quel caso fu un nulla di fatto. Le onde elettromagnetiche sono forse il fenomeno fisico meglio conosciuto dall’uomo da quando è nata la scienza moderna e non c’è nulla di inesplorato in esse che richieda l’applicazione del principio di precauzione.

  

Fisica a parte, bisognerebbe chiarire che il 5G è più un’ottimizzazione del 4G e un protocollo di rete mobile che una nuova tecnologia che userebbe radiofrequenze “inesplorate”. Il 5G è anche più efficiente energeticamente del 4G: è capace di emettere a piena potenza solo quando serve e solo verso il dispositivo che ha bisogno di connettersi. La banda 5G a 700 MHz era già usata dal digitale terrestre e, salendo in frequenza fino a 27 GHz e oltre, le onde elettromagnetiche perdono capacità di penetrazione e per questo è necessario usare antenne più piccole, diffuse e meno potenti in zone ben determinate. In altre parole, sia le pareti di casa che i nostri corpi divengono più opachi quando le onde elettromagnetiche crescono di frequenza: le frequenze alte anche se rilevate dalle antenne dei telefonini e dei pc sono facilmente fermate dagli strati esterni della nostra pelle. 

  

A livello legislativo nazionale i limiti italiani di emissione media sulle 24 ore per il campo elettrico sono ultra-conservativi: 6 V/m contro i 61 V/m implementati dall’Unione europea (che già sono 50 volte inferiori alla soglia di sicurezza stabilita dall’Icnirp). Questa scelta peculiare fatta dal legislatore italiano svariati anni fa, forse per scarsa comprensione della materia, fu già oggetto di critica nel Piano Colao. Un limite così rigido è infatti controproducente in quanto obbliga spesso gli operatori a tappezzare i territori di stazioni radio-base mentre ne basterebbero di meno ma più potenti. Occorre fissare limiti sensati (alcuni paesi Ue adottano 40 V/m) in modo da dare agli operatori flessibilità nel coprire le aree di un paese come l’Italia che è molto diversificato a livello architettonico e di territorio. La scarsa copertura rischia di vanificare i vantaggi della tecnologia 5G e paradossalmente richiede una maggiore potenza emessa dagli smartphone (che sono molto più vicini alla nostra testa) per compensare il basso segnale della radio-base e in pratica si traduce in una maggiore esposizione, che era ciò che si voleva evitare col limite ultra-conservativo. 

 

In conclusione, il 5G rappresenta un modo per modernizzare il paese e portare servizi come la didattica a distanza, la telemedicina, l’Iot per le industrie e l’agricoltura in aree che altrimenti rischiano di essere tagliate fuori. Il post-pandemia dovrebbe aver dimostrato anche ai più diffidenti l’importanza delle telecomunicazioni per una società non solo più efficiente e tecnologica ma anche più rispettosa dell’ambiente ed energeticamente sostenibile. E’ quindi auspicabile che il governo metta mano anche ai limiti di emissione in modo da razionalizzare il dispiegamento della tecnologia 5G sul territorio nazionale senza farsi condizionare da suggestioni catastrofiste e pseudoscientifiche.

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