Uno scatto da una manifestazione negazionista in piazza Montecitorio a Roma (LaPresse)

Cattivi scienziati

L'ultima frontiera dei ciarlatani è l'omeopatia contro il Covid

Enrico Bucci

La distinzione tra scienza e pseudomedicina è messa sempre più in pericolo dalla mescolanza tra le due all’interno delle riviste scientifiche. Ma chi si occupa di Sanità pubblica non può in nessun modo spacciare bufale per arricchirsi e crearsi un seguito

    Illustri sconosciuti, in taluni casi in evidente conflitto di interesse, ma più spesso semplicemente in profonda dissonanza cognitiva, sono venuti a commentare adirati il mio articolo di ieri, che stigmatizzava non tanto e non solo l’uso di rimedi assurdi e senza lo straccio di una prova come terapia o prevenzione per il Covid (curcuma, pepe nero, cannella e zenzero, per chi non avesse letto), ma soprattutto la pubblicazione di articoli pseudoscientifici in supporto di tali amenità, su riviste di editori scientifici qualificati come Elsevier. Il problema è duplice: da una parte, vi è il classico proliferare della ciarlataneria durante una pandemia, dall’altra vi è il nuovissimo sforzo di accreditamento attraverso la pubblicazione su riviste, per ottenere una patente di scientificità e con ciò vendere non solo i rimedi materiali, ma un intero apparato di pseudoscienza – che sarebbe meglio chiamare pseudocultura – pericoloso perché getta le basi o rinforza la credenza che la scienza possa essere inventata e praticata a caso, per cui ogni credenza vale l’altra. Le gravi responsabilità degli editori e dei comitati scientifici delle riviste erano ciò che mi interessava sottolineare ieri; oggi vorrei invece discutere qualche altro punto, proprio in risposta alle aggressive esternazioni di qualche fanatico della pseudomedicina (in qualche caso persino con un camice bianco indosso).

     

    Innanzitutto, ognuno è libero di assumere ciò che vuole, a meno di nuocere ad altri; di conseguenza, in aggiunta (non in sostituzione) di ciò che ognuno deve fare per limitare il rischio di diffusione del virus, vaccinarsi e usare le solite precauzioni in primis, se si ha voglia di assumere sciacquature diluite, di farsi decotti, di pregare o di ricorrere al vudù si è liberissimi di farlo. Ognuno può sprecare i propri soldi come meglio crede, e dirò persino che gli effetti benefici sulla psiche di certi comportamenti rituali sono ben noti. Spendete come vi pare, purché in aggiunta vi vacciniate, portiate le mascherine finché necessario e rispettiate le altre misure: va benissimo. Tuttavia, medici, personale sanitario, ricercatori o decisori su temi di Sanità pubblica, in nessun modo possono spacciare bufale per arricchirsi e crearsi un seguito basandosi sulla credulità popolare e sulla voglia di pensiero magico. Questo vale in modo particolare quando allo scopo si utilizzino pseudoscienze, perché queste illudono gli individui che sia possibile ricorrere a metodi di pensiero irrazionali e fondati sul pensiero magico per risolvere i problemi propri e del mondo intero, con ciò generando opposizione ai ben più faticosi, e qualche volta più costosi ma efficaci, ritrovati del metodo scientifico e del pensiero razionale. Abbandonarsi alle euristiche del nostro cervello paleolitico è confortevole, comodo e, finché non siamo personalmente colpiti, apparentemente risolutivo; ed è sfruttando questa autostrada basata sulla nostra debolezza che truffatori in camice e non ci sottraggono soldi e salute, con sistemi di credenze che in genere trovano la loro radice in qualche superata fantasia di secoli addietro.

     


    Chi ha fatto della difesa dell’integrità e del metodo scientifico una lunghissima battaglia, non può tollerare che dei pazienti di Covid siano trattati con una buffonata chiamata elettro-omeopatia, inventata in Italia due secoli addietro da un eclettico ciarlatano con titolo nobiliare, e oggi trapiantata in India; o con un clinical trial disegnato su basi ovviamente fallaci, che si propone di testare l’omeopatia per la cura del Covid; o migliaia di altre baggianate come queste, pubblicate su riviste scientifiche (predatorie e non) con lo scopo di simulare la scientificità di teorie che, se fossero vere, falsificherebbero la scienza moderna, senza che però per arrivare a questo risultato si usi altro che parole vuote e concetti fumosi. La scienza può e deve essere falsificata, almeno da Popper in poi; ma non con artifizi retorici e false pubblicazioni su riviste patinate. Invece, anche se ho citato solo due esempi per motivi di spazio, non si tratta di cherry picking; la distinzione tra scienza e ciarlataneria è messa sempre più in pericolo dalla mescolanza tra le due all’interno delle riviste scientifiche, e per rendersene conto basta contare le pubblicazioni in cui si pretende di insegnare a curare o prevenire il Covid con una qualunque delle pseudoscienze che infestano la nostra società.
    È necessario reagire; a meno che non si voglia tornare ai tempi della medicina praticata con le sanguisughe – che anzi, mi sembrano troppo trascurate a favore di altri vaneggiamenti coevi, e che sono sicuro qualcuno, prima o poi, riscoprirà.