Hawking, l'uomo che guardando l'Universo ha tentato di rispondere alle domande ultime

Mentre i social network già si riempiono di citazioni (vere o presunte) – a cui ne verranno attribuite molte altre come per Einstein – lo scienziato di Oxford verrà ricordato per essere stato soprattutto un uomo

14 Marzo 2018 alle 11:18

Hawking, l'uomo che guardando l'Universo ha tentato di rispondere alle domande ultime

Stephen Hawking (foto LaPresse)

È arrivata questa mattina la notizia della morte di Stephen Hawking, l’astrofisico più famoso dei nostri tempi. Mentre i social network si riempivano di citazioni (vere o presunte) – a cui ne verranno attribuite molte altre come per Einstein – lo scienziato di Oxford verrà ricordato per essere stato soprattutto un uomo. Un uomo su una sedia a rotelle da quando aveva 21 anni, con la SLA, costretto a parlare con un sintetizzatore vocale (tramite i movimenti della guancia comunicava attraverso un sensore a infrarossi), ma un uomo vero. L’uomo che di fronte all’Universo, all’infinitamente grande – ma non infinito – ha tentato di rispondere agli interrogativi ultimi. Ha tentato di rispondere a domande sul significato della vita, della realtà fisica e di tutto ciò che accade. Nel suo saggio di divulgazione scientifica “Dal big bang ai buchi neri” (datato 1988, più di 10 milioni di copie) dice: “La scoperta di una teoria unificata completa potrebbe non servire per la sopravvivenza della nostra specie così come potrebbe anche non influenzare il nostro stile di vita. Ma fin dagli albori della civiltà, l’uomo non si è accontentato di osservare gli eventi come non connessi e inesplicabili; anzi, l’uomo ha bramato la comprensione di un ordine alla base di tutto il mondo. Oggi desideriamo ancora sapere perché siamo qui e da dove veniamo. Il desiderio più profondo dell'umanità per la conoscenza è una giustificazione sufficiente della nostra continua ricerca e il nostro obiettivo più grande sarà quello di ottenere una descrizione completa dell'Universo in cui viviamo”.

 

L’uomo Hawking ha dimostrato (nel 1974) la teoria secondo la quale dai buchi neri possa sfuggire qualcosa: per effetti quantistici, a una data temperatura e attraverso radiazione termica un buco nero può evaporare. Piccolissime frazioni di energia attraverso particelle come fotoni, neutrini e gravitoni. Certo tutto dipende dalla grandezza del buco nero: per esempio un buco nero di massa solare può evaporare in 1064 anni (tantissimo) ma per i micro buchi neri il fatto che evaporino porta delle interessanti implicazioni. Una delle quali è l’esplosione violenta del buco nero. Ma è meglio usare le sue parole per descrivere questo fenomeno: “Vi chiedete come sia possibile che un buco nero emetta particelle quando sappiamo benissimo che nulla possa sfuggire dal di dentro dell’orizzonte degli eventi? La risposta è che le particelle non provengono dalla parte interna del buco nero, ma dallo spazio vuoto presente al di fuori dell’orizzonte degli eventi! Possiamo capirlo in questo modo: ciò che pensiamo sia vuoto non è detto che lo sia, anche perché vorrebbe dire che i campi gravitazionali ed elettromagnetici siano uguali a zero. Grazie al principio di indeterminazione di Heisenberg ci sarà una minima condizione di incertezza – di fluttuazione quantistica – per cui possono venire a crearsi coppie di particelle dette virtuali. E in presenza di un buco nero una delle due potrebbe cadere dentro e l’altra venirne fuori”. Sembra una fake news ma non lo è. E se siete ancora qui a leggere e non avete ancora abbandonato l’articolo sappiate che con questa scoperta Hawking è andato molto vicino al Premio Nobel per la Fisica: 42 anni dopo, nel 2016, fu ricreata in laboratorio la condizione di evaporazione di un micro buco nero.

 

Assieme a Karl Schwarzschild e Roy Kerr viene ricordato tra quelli che hanno dedotto, dalla teoria della relatività generale di Einstein, le maggiori proprietà sui buchi neri: le leggi e le caratteristiche di un buco nero, gli effetti mareali, la coalescenza, i wormholes e viaggi nel tempo.

Si è sempre dichiarato ateo ma forse non è così sbagliato dire che sia stato – nel senso etimologico del termine, guardare o cercare con attenzione, con cura – più religioso di molti altri.

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